Auto lanciata sulla folla, Emanuele Travaglini: «Sto male, chiedo perdono»

Auto lanciata sulla folla, Emanuele Travaglini: «Chiedo perdono»
di Walter Berghella
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Venerdì 16 Settembre 2022, 08:28

«Non sto bene, sento rumori nella testa e vedo lampi di luci negli occhi. Non mi hanno mai dato farmaci dopo le visite mediche, solo in carcere mi è stato dato un tranquillante. Aiutatemi». Questo è quello che spesso vive psicologicamente Emanuele Travaglini, 28 anni, di Casoli, arrestato martedì per tentato omicidio dopo che ha ferito due pedoni sul corso Trento e Trieste a Lanciano. L'indagato è stato interrogato ieri dal gip Massimo Canosa, che ha convalidato l'arresto al supercarcere di Lanciano, in quanto persona ritenuta pericolosa e violenta.

Travaglini ha risposto con tranquillità alle domande e ha spiegato la sua situazione psicologica, confermando gli ingressi in ospedale, come anticipato ieri. L'indagato, profondamente scosso e dispiaciuto, ha chiesto scusa e perdono ai feriti Gabriele Staniscia, 77 anni, di Lanciano, ricoverato per politrauma e fratture a Pescara, e a Luciana Iavicoli, 68 anni, dimessa dal Renzetti e in cura per il bacino fratturato. Luciana ha salvato il nipotino di un anno e mezzo che portava a spasso lanciando in avanti il passeggino. Scuse anche ai lancianesi rimasti scioccati dalla sua folle corsa alla guida della vecchia Fiat Punto del padre, con cui ha macchiato le feste di Settembre attraversando ad oltre 100 km/h il Corso, puntando passanti e tavolini esterni dei bar. Sul Corso mosaicato chiazze di sangue dove ha falciato le persone. Strage evitata.

Assistito dall'avvocato Alessandro Di Martino, che ha chiesto provvedimenti meno afflittivi per le sue condizioni psico-fisiche, da accertare, il pirata della strada ha spiegato: «Sono scosso per l'accaduto, non ci sono moventi, né qualcosa mi ha turbato precedentemente. Quella mattina ho fatto colazione al bar e volevo tornare a casa. Ma mano che procedevo in auto il mio stato di ansia cresceva e mi sono ritrovato sulla strada per Lanciano, come trascinato. Non capivo più nulla. In città ho poi imboccato il Corso con un impulso irrefrenabile e non so come ci sono finito. Ho sentito 2 colpi e sono stato abbagliato da luci che mi hanno offuscato la vista».

Poi inizia la folle corsa ripresa dalle telecamere e divenuta virale sul web. Zigzagando ha percorso centinaia di metri falciando passanti come birilli, sfiorandone decine di altri, puntando tavolini esterni ai bar. «Ho pensato alle persone e ai tavolini e ho avuto dubbi sul fatto che avessi potuto investire qualcuno ha proseguito Travaglini - A quel punto mi sono fermato e ho chiamato i carabinieri, proprio perché, forse, sospettavo di aver fatto qualcosa». Ha pure speronato auto in sosta.


Sotto il profilo sanitario, il gip e il difensore Di Martino lo chiedono espressamente, visto che Travaglini anche in carcere avrebbe visto un puntino giallo sul muro che lo osservava e sentiva voci costantemente. L'indagato, che è comunque persona di carattere, ha spiegato: «Sono stato in ospedale per attacchi di panico e ansia, ma non mi hanno dato cure. Dopo la visita mi è stato detto che stavo bene, ma se volevo potevo andare alla palazzina del centro di igiene mentale». Per l'avvocato Alessandro Di Martino il suo assistito «è cosciente di non stare bene, senza nulla togliere alla gravità del fatto. Le sue condizioni di salute vanno meglio accertate, anche per verificare lo stato di compatibilità con la carcerazione». Di certo va capito pure il fatto del perché i medici non hanno ben compreso la gravità della sua situazione psicologica. L'indagine dei carabinieri, coordinata dal pm Francesco Carusi, prosegue.
 

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