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Architetto ucciso, per Albi un addio senza funerale

Architetto ucciso, per Albi un addio senza funerale
di Patrizia Pennella
3 Minuti di Lettura
Venerdì 12 Agosto 2022, 08:14

Un mazzo di rose rosse appoggiato sul legno chiaro. Il sole che infiamma il cortile non arriva a sfiorare la bara di Walter Albi, che esce dall'obitorio portata a braccia. Sono solo pochi passi fino alla macchina scura dell'agenzia funebre. Non c'è funerale per l'architetto assassinato con quattro colpi di pistola sulla strada parco. Una decisione presa ufficialmente per motivi di sicurezza, per non esporre l'unica familiare, la bambina che viveva con lui, né all'indiscrezione della gente, né al possibile rischio di diventare vittima anche lei, più di quanto non lo sia già.

Di fronte alla paura, anche la pietà fa un passo indietro. Qualche amico è riuscito a sapere l'orario in cui la salma sarebbe uscita dall'obitorio per essere poi portata al cimitero di Francavilla, ma si tiene da parte. Il conforto della fede è tutto in una benedizione riservatissima e ristrettissima, c'è il sacerdote e c'è una stanza spoglia. I titoli di coda quindi, restano solo per quel mistero che per ora Albi porta con sé: chi lo ha ucciso e perché.

E chissà cosa potrà ricordare Luca Cavallito, l'amico che al bar del Parco era con lui e che l'ieri ha subito il sesto intervento chirurgico, questa volta per la ricostruzione della mandibola. In precedenza, sempre l'equipe maxillo facciale, aveva lavorato sulla mandibola. Cavallito è tenuto in coma farmacologico, le sue condizioni continuano ad essere stabili ma gravi e i medici non hanno ancora sciolto la prognosi. E' appesa a lui la soluzione più semplice di un agguato che, fino a questo momento, resta un vero e proprio giallo. Gli investigatori, coordinati dal dirigente della squadra mobile Gianluca Di Frischia, hanno addosso poche ore di sonno e la sensazione è che stiano eliminando, almeno in questa prima fase di indagine, tutta una serie di sovrastrutture che interferiscono con il cuore dell'indagine. Una svolta potrà arrivare dal contenuto dei quindici dispositivi per i quali è stata disposta la perizia: un consulente dovrà estrarre per ognuno una copia forense. Sarà probabilmente la spina dorsale di un sistema probatorio che poi dovrà essere corroborato da riscontri e testimonianze, su cui tanto la squadra mobile che il pool di magistrati che cura l'inchiesta sta già lavorando. Si cerca anche di arrivare a disegnare quali siano, in questo sistema, i diversi ruoli tra i due amici, quali ampiezza avessero gli interessi comuni e quali le iniziative che ognuno portava avanti per conto proprio. Ma soprattutto quale limite hanno oltrepassato per convincere qualcuno a sparare contro di loro nove colpi di pistola. Alle otto di sera e in un locale del centro di Pescara. In maniera tale da dimostrare che il tempo di attese, giustificazioni e scherzi è finito. 

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