Aquilani nel mondo/ Luigi Placidi, a Shanghai con furore «ma è all’Aquila la mia vera casa»

Giovedì 25 Giugno 2020 di Goffredo Palmerini
Luigi Placidi

Aquilano nel mondo è Luigi Placidi. Lo troviamo in Cina. Davvero una bella famiglia la sua: il papà Sergio, pediatra insigne del San Salvatore e uno dei padri della neonatologia in Italia, scomparso l’anno scorso; la mamma Anna Maria Tatone, già docente e preside; due sorelle, Francesca, avvocato per una multinazionale vive a Milano, e Federica, ingegnere e Branch manager per la società petrolifera Saipem, ora negli Emirati Arabi.
Luigi, 37 anni, studi all’Università dell’Aquila, è laureato in Ingegneria Gestionale. Sin da bambino sognava di essere “internazionale”, mi dice, ma non pensava che avrebbe vissuto una tale realtà. Vive a Shanghai ormai da 8 anni, metropoli dove ha vissuto per intero tutti i mesi della pandemia continuando il suo lavoro di responsabilità. Tornerà in estate per riabbracciare la famiglia e gli amici più cari.

Commercial manager per l’Asia di Versalis Eni Group, la più grande azienda chimica italiana, è sempre in viaggio. Gli domando come e quando arrivò nel grande paese d’oriente. Così mi racconta: «E’ stata una casualità del tutto inaspettata, frutto d’una proposta di lavoro di un’azienda cinese e del mio forte desiderio di fare esperienza lavorativa all’estero. Nel 2009, dopo la laurea, complice la crisi economica mondiale di allora e le difficoltà post-terremoto nella nostra amata città, mi misi subito alla ricerca d’un percorso lavorativo che mi consentisse le migliori opportunità di crescita professionale e personale, disposto a sacrificare i miei affetti e le mie abitudini per un futuro sereno».

«Fu così che alla fine del 2012 volai in Cina- aggiunge Luigi- con l’obiettivo di trovare un lavoro nel cuore del boom economico cinese. Ebbi la fortuna di conoscere il capo di un’azienda petrolchimica di Shanghai che stava cercando un ingegnere straniero per coordinare lo sviluppo commerciale nei Paesi fuori la Cina. Dopo un paio di colloqui l’azienda mi fece una proposta di lavoro che decisi di accettare al volo. Sentivo che sarebbe stata la porta d’ingresso per il percorso che desideravo. Ricordo ancora le notti insonni a chiedermi se avevo fatto la scelta giusta, considerando l’improvvisa immersione in una cultura molto diversa dalla nostra e l’enorme distanza che mi separava dalla famiglia e dagli amici».

Nel 2015 una nuova opportunità gli si presenta. «Conobbi il direttore generale della multinazionale italiana per la quale ora lavoro. Dopo diversi incontri mi offrì il ruolo di responsabile commerciale per l’Asia. Accettai subito, anche perché nell’azienda cinese dove lavoravo ero l’unico straniero, mentre nel nuovo ruolo sarei entrato in contatto con molti Paesi e con l’Italia».

Gli chiedo se è soddisfatto delle scelte fatte finora. «Posso dirti che ne è valsa la pena. Sono responsabile di un team di 15 persone, in gran parte cinesi ma anche di Singapore, Sud Corea e India. Operiamo nel mercato più co\mpetitivo al mondo. Da dieci anni a questa parte la mia vita ha conosciuto 10 traslochi, gli ultimi 4 a distanza di 9mila km dalla mia vera “casa” all’Aquila. Ho lavorato in 5 diverse aziende. Molte le sofferenze, come pure innumerevoli le vittorie. Ho accumulato un tale bagaglio di esperienze professionali e personali che mai avrei neanche lontanamente immaginato possibili. Lo devo al pieno supporto della mia famiglia, alla mia determinazione e, lo ammetto, anche a un pizzico di follia in diverse occasioni».

Shanghai è una città cosmopolita e dinamica, mi dice Luigi. Vi frequenta persone provenienti da tutto il mondo. E’ incredibilmente stimolante trovarsi nei fine settimana a cena con un gruppo di amici americani, svedesi, inglesi, messicani, cinesi, indiani, scozzesi, irlandesi, australiani (e un italiano), tutti seduti allo stesso tavolo. Si condividono esperienze, storie familiari, tradizioni e altre particolarità culturali. «Credimi- annota Luigi-, in questo momento ci sono persone di almeno 10 diversi Paesi che conoscono L’Aquila attraverso i miei racconti appassionati, forse meglio di alcuni aquilani che la loro meravigliosa città non l’hanno mai conosciuta veramente».
Goffredo Palmerini
 

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