Ambulante no-mask si scontra con i carabinieri: il giudice lo assolve. «Ora posso respirare come voglio»

Ambulante no-mask si scontra con i carabinieri: il giudice lo assolve. «Ora posso respirare come voglio»
di Maurizio Di Biagio
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Giovedì 2 Dicembre 2021, 08:04

È stato assolto con formula piena l'ambulante no mask da tutte le accuse formulategli perché il fatto non sussiste. La sentenza emessa martedì scorso dal tribunale di Teramo ha scagionato il 42enne Vincenzo Mastrorazio da tutti i capi di imputazione: resistenza e minaccia a pubblico ufficiale, minaccia aggravata, danneggiamento aggravato su opere comunali, reiterata inosservanza di provvedimenti dell'autorità disposti per ordine e sanità pubblica, porto abusivo di oggetti atti ad offendere.


I fatti si svolsero il 29 maggio scorso durante il mercatino del sabato, dinanzi al Santuario della Madonna delle Grazie: i Carabinieri gli misero le manette ai polsi dopo averlo consigliato nel tempo di indossare la mascherina: più volte l'ambulante s'era rifiutato di farlo. E' stato per questo multato più volte e soggetto anche a misure di chiusura temporanea dell'attività. Come giustificazione, aveva rivendicato «il diritto a respirare». Quel sabato però si creò un parapiglia da cui l'ambulante ne è però uscito pulito. Ora è giunta la sentenza che l'ha assolto.


«Ci siamo confrontati con giudici coscienziosi» è la prima dichiarazione del suo avvocato difensore, Nicola De Cesare, del foro di Napoli. «E questo è il risultato; una prima vittoria l'abbiamo ottenuta, ora ci stiamo organizzando per esperire un'azione risarcitoria, non ci fermeremo qui». La tesi della difesa s'è focalizzata sul fatto che Mastrorazio non abbia reagito con virulenza all'azione delle forze dell'ordine: «E' stata messa in atto una sorta di persecuzione nei suoi confronti con agenti che si sono appostati. Anche le transenne, che dicono siano state rotte, lui le aveva solamente spostate. Inoltre il coltello poi non l'aveva con sé ma in auto e lo usava per il suo lavoro. Oltre a ciò non poteva ricavarsi un varco con forza tra gli agenti grossi come un armadio dal momento che lui è di corporatura fragile».


A Torrevecchia, il paese nel Chietino di dove Vincenzo è originario, si fa festa: «Mi sono liberato di un gran peso sono le sue prime ed emozionate parole ; mi sono levato un macigno di dosso, non auguro a nessuno quello che ho passato in questi mesi. Malgrado tutto la mia coscienza è stata sempre a posto ma sono stati giorni molto duri». Mastrorazio dice che non si aspettava una sentenza così presto: «Credevo che rinviassero l'udienza». Però rinnova la sua stima nei confronti del giudice: «Malgrado i tempi che stiamo vivendo e che potevano indirizzare la sentenza in un modo, lui è stato così realmente indipendente da tutto e onesto nel formulare alla fine un responso giusto». Vincenzo, 42 anni, continuerà così ad esibire il suo abbigliamento vintage tra i banchi, qualche volta anche in kilt come usualmente usa già fare. «E a respirare come voglio».

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