Vigile e vigilessa filmati mentre fanno sesso nel bagno del Comando. Il giudice: «Riprese non autorizzate»

Il tribunale di Teramo. Vigile e vigilessa filmati a fare sesso nel bagno, processo. Il giudice: «Riprese non autorizzate»
di Teodora Poeta
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Mercoledì 9 Febbraio 2022, 09:44 - Ultimo aggiornamento: 11:53

Tre anni fa erano stati ripresi in atteggiamenti intimi da una telecamere nascosta nel bagno pubblico per disabili del parcheggio multipiano dove si trova il comando di Polizia municipale di Silvi Marina. A posizionare quella micro spia proprio sopra al wc erano stati i finanziari della polizia giudiziaria, si scopre oggi, «con un’iniziativa arbitraria e invasiva», così come ha scritto nel provvedimento il giudice Flavio Conciatori, il quale su eccezione dell’avvocatessa Monica Passamonti ha dichiarato adesso inammissibili proprio quelle videoriprese costate, tra l’altro, migliaia di euro.

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Potrebbe finire molto prima del previsto e prima di tanti altri processi al tribunale di Teramo che, invece, procedono a passo di lumaca quello che vede imputati due dipendenti del Comune di Silvi, all’epoca dei fatti in servizio come vigili urbani, accusati di truffa e falso ideologico. Un processo le cui prove dell’accusa si sarebbero formate proprio attraverso quelle videoriprese effettuate nel bagno pubblico per disabili. Inizialmente i due erano stati accusati anche di aver occupato l’immobile di proprietà del Comune di Silvi, nello specifico il bagno per disabili, per commettere la truffa e inoltre di aver interrotto il pubblico servizio per consumare i rapporti sessuali, ma già in udienza preliminari per questi due capi d’imputazione il gup aveva disposto il non luogo a procedere.

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LE INDAGINI La prima udienza c’è stata lo scorso gennaio. Ad essere sentito un uomo della Guardia di finanza che insieme ad altri suoi colleghi, su delega della Procura, ha condotto le indagini. Da subito, però, è stato chiaro che l’intero castello accusatorio si baserebbe sulle videoriprese con i suoi continui rimandi, pur non facendo ancora parte del fascicolo del dibattimento. E’ stata l’avvocatessa Monica Passamonti, difensore di uno degli imputati insieme a Camillo Gramenzi, a sollevare l’eccezione di inammissibilità di quelle videoriprese effettuate, così come ha stabilito anche dalla cosiddetta sentenza Prisco, in «un luogo nel quale si svolgono attività destinate a rimanere riservate, rispetto alle quali le indagini con le modalità intrusive richiedono un congruo provvedimento giustificativo». Vale a dire doveva essere un gip ad autorizzare eventualmente quelle riprese e non bastavano i decreti autorizzativi del pm. In questo caso specifico il giudice monocratico Flavio Conciatori, ieri, ha anche scritto nel suo provvedimento, che le ha rese inammissibili, che il pm non aveva autorizzato l’installazione nei bagni delle telecamere, si potevano installare all’esterno, ma è stata la polizia giudiziaria ad andare oltre con «un’iniziativa arbitraria e invasiva». I bagni pubblici sono luoghi in cui ci si può ritirare facendo affidamento alla riservatezza della sfera intima che in questa vicenda è stata chiaramente lesa. Nella prossima udienza il giudice ha invitato l’accusa a valutare le prove. Il processo  è nato dopo la segnalazione del Comune di Silvi, che si è costituito parte civile.
 

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