Covid, in Abruzzo un solo paziente grave nelle Terapie intensive

Covid, in Abruzzo un solo paziente grave nelle Terapie intensive
di Stefano Dascoli
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Venerdì 18 Giugno 2021, 07:30

Un solo paziente ricoverato nelle terapie intensive abruzzesi per il Covid. La spallata, preconizzata dal commmissario straordinario Figliuolo proprio per giugno, sembra quella decisiva. Sulla strada del ritorno alla normalità sta per avvenire, dunque, un altro fatto altamente simbolico, insieme al traguardo, ormai a un passo, del milione di vaccini somministrati. I reparti che negli ultimi 16 mesi hanno incarnato le sofferenze più profonde e, spessissimo, anche il dolore delle perdite, stanno per svuotarsi completamente. Tornando indietro di oltre nove mesi, all'inizio di settembre 2020.

All'epoca, però, cominciavano già a svilupparsi i timori per l'ondata autunnale mentre ora, grazie alla campagna vaccinale, si fa largo l'idea di potersi lasciare definitivamente la pandemia alle spalle, pur nell'incertezza dettata dalla possibile diffusione di nuove varianti. In area medica sono invece rimasti 56 pazienti, in diminuzione rispetto e 61 del giorno precedente. 


Insomma, il quadro è tuttora in evidente miglioramento e ben presto (si parla del 15 luglio), è probabile che almeno all'aperto e in situazioni di scarso affollamento si possa dire addio alla mascherina. Tutto risolto? In realtà ancora no perché più di un esperto ipotizza la possibile diffusione sul territorio di varianti più resistenti ai vaccini (si parla della delta e della indiana, in particolare), ma al momento in Abruzzo non si registrano casi nonostante l'attività di sequenziamento sia al top in Italia grazie al laboratorio di genetica molecolare - test Covid dell'Università di Chieti e all'Istituto zooprofilattico di Teramo. 

E chiaro che è molto del futuro dipenderà dall'andamento della campagna vaccinale. In questo senso nei giorni scorsi è stato compiuto un ulteriore passo avanti: la Regione ha approvato le linee guida per la vaccinazione nei luoghi di lavoro delle aziende pubbliche e private. Step importante nell'ottica della transizione dalla vaccinazione di massa nei grandi Hub (che chiuderanno) a quella di prossimità nelle strutture territoriali. A breve, in questa strategia, si comincerà anche nelle farmacie. La somministrazione nelle aziende avverrà ai lavoratori indipendentemente dalla loro residenza, che potrà essere anche fuori regione. L'adesione alla campagna vaccinale da parte di questi ultimi sarà libera e volontaria.

Tra i requisiti previsti ci sono ovviamente la disponibilità dell'azienda ad avviare la campagna, la fornitura dei vaccini da parte del servizio sanitario regionale, la presenza di un medico competente o di personale sanitario, la sussistenza delle condizioni di sicurezza e la tutela della privacy. È stato fissato un criterio quantitativo che indica come efficiente un punto vaccinale quando vi siano 500 o più somministrazioni al giorno. In questo senso anche per favorire le prestazioni alle piccole e medie imprese, viene raccomandata la costituzione di aggregazioni. Ogni azienda o gruppo di aziende dovrà definire un piano per la predisposizione dei punti straordinari di vaccinazione. La gestione dei costi sarà interamente a carico del datore, compresi quelli per la somministrazione, mentre la fornitura dei vaccini, dei dispositivi (aghi e siringhe) e la messa a disposizione di strumenti formativi sarà a carico del servizio sanitario regionale. Il primo step è l'identificazione di un medico responsabile del punto vaccinale che rappresenterà il collegamento anche con le Asl. Le aziende potranno avvalersi anche di altre strutture o di associazioni di categoria, nonché di strutture sanitarie private in convenzione. 
 

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