Virus: Covid, influenza e Rsv: l'Abruzzo alle prese con la triplendemia

Virus: Covid, influenza e Rsv: l'Abruzzo alle prese con la triplendemia
di Alessia Centi Pizzutilli
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Venerdì 9 Dicembre 2022, 09:04

La stagione autunnale ha aperto le porte a tre virus, che potrebbero mandare al tappeto migliaia di abruzzesi: quella che è stata definita dagli scienziati come triplendemia, ovvero la combinazione del Covid con l'influenza e il virus respiratorio sinciziale (Rsv), è arrivata in tutt'Italia e l'Abruzzo non fa eccezione.


Secondo gli esperti, dunque, non sarà un inverno semplice e il rialzo dei contagi su tutti i fronti è atteso nel periodo natalizio. È quanto conferma al Messaggero il dottor Paolo Fazii, direttore dell'Uoc di Microbiologia e Virologia della Asl di Pescara: «Il picco è atteso per Natale, periodo in cui aumentano le occasioni di incontro. Ci sono moltissimi casi di influenzavirus A, quella stagionale che ha un andamento più importante dal punto di vista epidemico, e abbiamo pochi casi a oggi di influenzavirus B, che muta a un tasso da due a tre volte inferiore rispetto al tipo A e, quindi, ha una diversità genetica inferiore con solo un sierotipo - aggiunge il dottor Fazii - Tra i sottotipi prevalenti in questa fase ci sono H3N2 e H1N1, che sono legati all'influenzavirus A; mentre i sottotipi di B sono molto più rari. Stanno aumentando i casi sia sul fronte del Covid sia su quello dell'influenza: questo era prevedibile perché sono entrambi virus da raffreddamento, per cui restiamo ancora in un discorso epidemico piuttosto ordinario. Considerando poi che, a differenza degli anni passati, non c'è più l'obbligo di indossare le mascherine, diventa ancora più evidente la prevedibilità della crescita dei casi. In ambito pediatrico il virus respiratorio sinciziale è molto diffuso anche in Abruzzo e abbiamo registrato anche qualche raro caso di Adenovirus respiratorio».


È possibile anche essere colpiti contestualmente da più virus: «Abbiamo registrato un caso di positività al Covid e all'influenzavirus A, si tratta di coinfezione molto rara ma comunque possibile, per cui è fondamentale fare molta attenzione».

 Con l'arrivo della stagione fredda, come di consueto, i virus e i batteri trovano l'ambiente migliore per moltiplicarsi e questo spiega il picco di patologie influenzali quando le temperature sono in calo. Negli ultimi due anni tuttavia a livello mondiale si è registrata una drastica riduzione dei casi di influenza e virus da raffreddamento: alla base di questo calo, secondo gli esperti, c'è l'utilizzo delle mascherine, che di fatto hanno ridotto la circolazione di questo tipo di virus. «La prevenzione, anche in questo caso, passa attraverso l'utilizzo delle mascherine e della somministrazione dei vaccini - spiega ancora il dottor Fazii - C'è ancora la possibilità di chiedere la doppia vaccinazione, ma siamo al limite per quanto riguarda l'influenza, perché siamo nel momento di maggiore espansione e vaccinarsi durante l'epidemia non è mai consigliabile; sarebbe stato meglio vaccinarsi prima, ma al contrario non è mai troppo tardi per vaccinarsi contro il Covid. Indossare la mascherina negli ultimi anni ha evitato la circolazione dei virus da raffreddamento, che hanno una trasmissione aerea, ma quest'anno ci si aspetta un aumento importante. Resta il problema della copertura vaccinale: sono ancora molti i non vaccinati e pochissimi coloro che hanno fatto la quarta dose anti-Covid, ricordo sempre che la pandemia non è ancora finita e tutti i soggetti che non hanno ricevuto la somministrazione, oltre ai fragili, restano a rischio». 

Arrivano poi i primi risultati degli studi di follow-up post Covid: sulla rivista The Lancet è stato pubblicato uno studio condotto su pazienti colpiti dal virus durante la prima fase della pandemia, di questi il 68% ha mostrato sei mesi dopo essersi ammalato almeno un sintomo di Long Covid. Tra i vari effetti c'è anche il rischio di fenomeni tromboembolici. «Il rischio è minore in tutti i soggetti che hanno fatto la vaccinazione e di conseguenza aumenta in chi non ha alcuna dose di vaccino anti-Covid», precisa il virologo abruzzese.
 

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