Pinoli a ruba come l'oro
Ecco il loro segreto

Martedì 3 Febbraio 2015 di Italo Carmignani
Qualche giorno fa un giovane romeno è stato sorpreso a rubare all’interno di un supermercato perugino. Normale, si dirà. Invece no. Perché nella tasca non aveva barattoli di tartufo, confezioni di salmone o di filetto oppure bottiglie di Johnny Walker. Sotto il giaccone erano nascoste trenta bustine di pinoli. Alla notizia molti hanno sorriso, tranne i carabinieri. Perché un romeno che ruba pinoli può significare solo due cose: ha dei seri problemi oppure è un furto mirato. È la seconda. Candido e piccolo, un tempo considerato meno di sua cugina la noce, sua maestà il pinolo sta facendo impazzire la borsa nera, ormai il vero specchio dell’andamento dei mercati. Se fino all’altro giorno era lo scivoloso tonfo dell’olio sull’altare della fetida mosca olearia a tenere alta l’attenzione dei contrabbandieri, ora è il minuscolo frutto delle pigne a tenere banco. Il valore commerciale delle trenta bustine rubate era di 200 euro, ma è destinato a salire. Il giovanotto non era un ladro disperato, ma aveva due complici e un precedente, un colpo in un supermercato di Terni, stesso bottino. Utile nell’industria dolciaria e nella produzione di pesto, il pinolo è arrivato a costare circa 50 euro al chilo all’ingrosso. Prezzo destinato a crescere per una malattia che ha colpito i pini. Tanto da convincere un’altra banda più audace di quella umbra ad assaltare il primo produttore italiano. Il commando ha portato via oltre sette tonnellate di pinoli pari a circa mezzo milione di euro. Che te ne fai di settemila chili di pinoli se non hai un acquirente pronto, pesto tutta la vita? Segno di un’intuizione delinquenziale, magari da suggerire all’economia e all’agricoltura onesta. Pane al pane, pino al pino. Ultimo aggiornamento: 19:09 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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