Processo Meredith, bufera sul giudice. Csm e Anm: inopportune le sue frasi. Gli avvocati di Sollecito: si riapre tutto

Domenica 2 Febbraio 2014 di Cristiana Mangani e Silvia Barocci
Luca Maori e Giulia Bongiorno, legali di Raffaele Sollecito

Annullamento della sentenza di condanna e intervento disciplinare sul magistrato. L’intervista al Messaggero di Alessandro Nencini, il presidente della Corte di Assise di Appello di Firenze che ha condannato Raffaele Sollecito e Amanda Knox per il delitto di Meredith Kercher, ha offerto un assist non da poco agli avvocati della difesa. Per Giulia Bongiorno e Luca Maori, legali di Raffaele, è «gravissimo ed inaccettabile» il fatto che Nencini «abbia commentato pubblicamente quanto accaduto nella camera di consiglio e si sia spinto a criticare la strategia difensiva di Sollecito». Il presidente del collegio si trincera dietro un «no comment». Ma la bufera che si abbatte su di lui ricorda tanto quella che l’estate scorsa investì Antonio Esposito, il presidente della sezione feriale della Cassazione che, dopo aver dichiarato colpevole Silvio Berlusconi per frode fiscale, rilasciò un’intervista al Mattino.

Fatte le debite distinzioni tra l’alto tasso “politico” di dichiarazioni che riguardavano il processo a carico dell’ex premier e il tono esplicativo usato da Nencini sui motivi che avrebbero indotto il collegio a propendere per la colpevolezza di Amanda e Raffaele, l’onda polemica non si è fatta attendere. Lo stesso presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Rodolfo Sabelli, ha definito «di per sé inopportuno il fatto che il presidente del collegio giudicante rilasci delle dichiarazioni prima del deposito delle motivazioni e il giorno dopo una sentenza che è all'attenzione pubblica». Il copione delle reazioni è più o meno lo stesso che fu per Esposito

IL CSM

Di Nencini presto si interesserà il Consiglio superiore della magistratura. «Il caso è sicuramente grave. Lunedì decideremo se chiedere l'apertura di una pratica in Prima Commissione», ha annunciato il consigliere del Csm Nicolò Zanon, laico di Forza Italia. La commissione in questione è preposta al trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale o funzionale dei magistrati, ed è la stessa che si interessò anche di Esposito. L’incolpazione disciplinare, invece, è un potere che possono esercitare soltanto il procuratore generale della Cassazione e il ministro della Giustizia. Per Esposito si attivarono entrambi, ma alla fine fu il pg Gianfranco Ciani ad avviare l’azione disciplinare.

IL MINISTRO

Sul caso Nencini la Guardasigilli Annamaria Cancellieri al momento non sarebbe propensa a compiere accertamenti. «Non commento le sentenze», si è limitata a rispondere a chi, in occasione di un convegno dei penalisti a Firenze, le chiedeva dell’intervista. Più probabile, a questo punto, che l’istruttoria sia avviata dal pg della Cassazione, che a differenza della Cancellieri ha l’obbligo e non la facoltà di intervenire.

GLI AVVOCATI

Ciò che maggiormente brucia agli avvocati di Sollecito è che nell’intervista Nencini non solo sia entrato nel merito del movente del delitto (un omicidio d’impulso, «nato in una serata tra ragazzi»), ma abbia criticato la scelta della difesa di non far sottoporre Raffaele a un contraddittorio processuale.

«Ci chiediamo innanzitutto - hanno contrattaccato Bongiorno e Maori - se il presidente Nencini parla a nome di tutti i giurati e se la frase sul mancato interrogatorio di Raffaele Sollecito significa che, se avesse accusato Amanda Knox, sarebbe stato assolto» Il fatto che Raffaele non sia stato mai sentito in aula è un’«anomalia» rilevata l’altro giorno dalla stessa Bongiorno. La quale, però, aveva fatto notare: «l’interrogatorio deve essere il pm a chiederlo. Raffaele ha reso successivamente dichiarazioni spontanee». Forti delle esternazioni di Nencini, gli avvocati ora punteranno a mettere in dubbio anche la «legittimità» del verdetto di condanna.

Ultimo aggiornamento: 3 Febbraio, 21:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA