Ast, firmato l'accordo: niente esuberi
due forni accesi per un milione di tn
140 milioni di investimenti

Martedì 2 Dicembre 2014
La presidente Marini e l'ad Morselli firmano l'accordo

Terni - Dopo 24 ore precise di trattativa, quattro mesi di incontri e scontri, occupazioni, 36 giorni di sciopero, è stato firmato l'accordo per le acciaierie di Terni.

La cronaca di una giornata che ha segnato la storia di Ast e dell'Umbria. I punti salienti dell'accordo (LEGGI IL TESTO COMPLETO). Un milione di tonnellate di produzione, due forni accesi (anche se il secondo con ritmi ridotti); nessun licenziamento, personale ridotto di 290 unità grazie al bonus di 80mila euro lordi per i licenziamenti agevolati; 140 milioni di investimenti dell'azienda in quattro anni, a partire dal trasferimento della linea 5 di Torino che dovrebbe avvenire entro ottobre 2015; impegno generico nei confronti delle ditte terze; 6 milioni di investimento da parte del governo per l'accesso all'ennergia a prezzi agevolati; )9.5 milioni per l'integrativo. Sono previsti 40 euro per la domenica, la conferma delle attuali maggiorazioni, un'indennità di chiamata 40 euro su volontariato, un premio di 723 euro per tutti legato alle certificazioni ​ ; la Regione ci mette 5 milioni per gli investimenti, più finanziamenti per imprese e lavoratori per il sostegno alle ditte terze. Promesse sulle infrastrutture di collegamento tra Orte e Civitavecchia e bretella San Carlo a Terni. Il piano ha valenza quadriennale. Le controllate Aspasiel, Sdf e Tubificio sono destinate a diventare business unit. restano tutelati i contratti a tempo determinato e gli apprendisti.

Trattativa, la cronologia. Quattro mesi e mezzo di trattative estenuanti, quasi due di scioperi, oltre a blocchi stradali e ferroviari, scioperi della fame, scontri in piazza: una vertenza colma di tensione, quella che ha coinvolto l'Ast di Terni, tra annunci a sorpresa e proteste, conclusa oggi con la firma dell'accordo al ministero dello Sviluppo economico.

Tutto ha avuto inizio il 17 luglio scorso, quando a palazzo Chigi, Thyssen Krupp, la multinazionale tedesca proprietaria dell'acciaieria, nell'ottica della ristrutturazione dell'impianto ternano (tornato in mani tedesche dopo la breve parentesi dei finlandesi di Outokumpu) annuncia il duro piano industriale: oltre 550 esuberi (su circa 2.700 lavoratori complessivi), il taglio del contratto integrativo e la possibile chiusura di uno dei due forni, per un risparmio complessivo di circa 100 milioni di euro l'anno. Immediata la reazione di istituzioni e lavoratori, che dichiarano subito «irricevibile» il piano, dando vita ad una forte mobilitazione, anche tra i cittadini, cominciata il giorno successivo all'incontro romano, con lo sciopero generale e poi proseguita con l'«occupazione» della Terni-Rieti, dell'A1 e degli uffici della direzione aziendale.

Anche il Papa parla di Ast durante un'udienza del mercoledì. La trattativa riprende il 4 settembre, ma viene sospesa il 9 ottobre quando, in mancanza di un accordo tra le parti, Ast dà il via alle procedure di mobilità per 537 lavoratori. Comincia quindi una nuova, dura, ondata di lotta delle organizzazioni sindacali, dal blocco della stazione ferroviaria di Terni, al nuovo sciopero generale cittadino (migliaia le persone in piazza), fino a quello di tutta la fabbrica, cominciato il 22 ottobre e durato 35 giorni. Tante anche le trasferte fuori regione di rsu e sindacati: tra queste quella del 29 ottobre a Roma, quando una delegazione dei lavoratori, dopo aver protestato davanti all'ambasciata tedesca, è protagonista di uno scontro con la polizia, che provoca feriti tra i manifestanti.

Ma i lavoratori vanno anche alla Leopolda, ad incontrare il premier Renzi, a Bruxelles, davanti alle istituzioni europee che hanno obbligato Outokumpu a vendere per rispettare le regole dell'Antitrust, e a Monaco, per un faccia a faccia con i vertici della multinazionale tedesca. Di fronte ad un nuovo stop della trattativa, il 12 novembre i lavoratori danno vita ad un altro blocco stradale ad Orte, e stavolta per diverse ore l'Italia viene divisa in due.

Ma dopo la nuova e immediata convocazione al Mise, la mobilitazione a poco a poco si allenta e l'azienda annuncia che gli esuberi, diventati nel frattempo 290, verranno coperti con gli esodi volontari dei lavoratori. Oggi, in tarda mattinata, l'accordo che chiude la vertenza.

Ast, sciopero revocato, assemblee e poi referendum (ore 17.45) Sciopero revocato dalle 6 di domani e presidi alle portinerie sospesi all'Ast di Terni dopo la firma dell'accordo di oggi al ministero dello Sviluppo economico. Lo annunciano in una nota le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl, confermando che da domani si terranno le assemblee durante le quali verranno illustrati ai lavoratori i contenuti del nuovo piano. L'intesa sarà comunque messa a votazione tramite referendum nei prossimi giorni. Secondo le cinque sigle «l'ipotesi di accordo, frutto di giorni di mobilitazione e negoziato, recepisce parti significative delle proposte fino ad oggi sostenute dalle organizzazioni sindacali e dai lavoratori».

La presidente Marini: vertenza durissima, scongiurato ridimensionamento. (ore 17.30) «È stata una vertenza durissima. Con il piano presentato da ThyssenKrupp a luglio il rischio era quello di un drastico ridimensionamento del sito siderurgico di Terni, un'infrastruttura essenziale per l'industria italiana e umbra, con impatti devastanti sull'occupazione diretta di Ast e dell'indotto»: lo dice la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, in una nota congiunta con il sindaco di Terni, Leopoldo Di Girolamo e l'assessore regionale Vincenzo Riommi. «Fin dall'inizio - ricordano i tre amministratori umbri - Regione e Comune di Terni hanno sostenuto con forza la posizione dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali che con 45 giorni di sciopero si sono posti a tutela delle prospettive di sviluppo e del futuro di Ast e delle imprese dell'indotto». «Eravamo e restiamo convinti - è la sottolineatura di Marini, Di Girolamo e Riommi - che la difesa delle Acciaierie significava difendere non soltanto il posto di lavoro di quanti erano minacciati di licenziamento, ma soprattutto la prospettiva di sviluppo di tutta la regione e del paese intero». Infine Marini ricorda che il sistema di interventi che la Regione Umbria ha messo sul tavolo del confronto prevede, prima di tutto, «risorse per almeno cinque milioni di euro finalizzati al sostegno degli investimenti sull'efficienza energetica e sulla sostenibilità ambientale delle produzioni».

Vicaro (Ugl): intesa che garantisce i lavoratori. (ore 17.15) «Finalmente abbiamo raggiunto un'intesa che gestisce le uscite su base volontaria e che garantisce i lavoratori su tutti i punti più importanti di questa estenuante trattativa: oltre alla volontarietà degli esodi, il piano quadriennale, il milione di tonnellaggio di colato e i due forni sono confermati, c'è la clausola contrattuale per la gestione degli appalti e giuste tutele sull'integrativo». Lo dichiara il segretario generale dell' Ugl Metalmeccanici, Maria Antonietta Vicaro, subito dopo la sottoscrizione dell'ipotesi di accordo sulla Ast di Terni. «Adesso - aggiunge Vicaro - spetta ai lavoratori decidere se il testo che abbiamo condiviso va incontro alle loro aspettative, garantendo loro un futuro occupazionale più sereno".

Landini (Fiom): unità sindacale paga. (ore 17.10) «L'unità dei sindacati e dei lavoratori è ancora un volta uno strumento che paga che permette di tutelare i lavoro e le condizioni di chi lavoro». Ad affermarlo è il segretario generale della Fiom Cgil, Maurizio Landini, commentando l'accordo raggiunto nella vertenza Ast. «Bisogna ringraziare i lavoratori e le lavoratrici per quello che hanno fatto. Grazie alla lotta dei lavoratori non solo si è fatto cambiare idea all'azienda ma si è riuscito ad un'intesa che migliora anche la mediazione che un mese fa il Governo aveva offerto», sottolinea Landini.

Ad Morselli: è l'accordo che volevamo tutti. (ore 17). L'accordo firmato oggi su Ast è «quello che volevamo tutti». Lo ha detto l'ad di Ast, Lucia Morselli, al termine della trattativa al Mise, rispondendo ad una domanda dei giornalisti. A chi le chiedeva se l'accordo garantisce il futuro dello stabilimento, Morselli ha risposto: «Sì, perchè siamo tutti d'accordo»

Barone (Cgil): si riapre prospettiva. (ore 16.40) Con l'accordo per l'Ast di Terni «si riapre una prospettiva per un'azienda strategica dell'industria italiana». Lo afferma il responsabile Cgil per l'industria, Salvatore Barone in una nota sottolineando che il risultato è stato reso possibile «dalla determinazione dei lavoratori che, a costo di enormi sacrifici, hanno lottato per costringere la multinazionale tedesca ad un profondo ripensamento del piano industriale». «È stato evitato - spiega - un drastico ridimensionamento dell'assetto produttivo e dell'occupazione, ridando allo stabilimento ternano una più stabile collocazione nel mercato nazionale ed internazionale. Il sacrificio occupazionale, con la perdita di 290 posti di lavoro, è comunque pesante. Su ThyssenKrupp grava di conseguenza la responsabilità di tenere fede agli impegni assunti con il lavoratori, le Istituzioni e il Governo, in materia di investimenti, politiche commerciali, innovazione, volumi, per rendere credibile il percorso di risanamento e di rilancio dell'azienda. Solo così sarà possibile preservare un patrimonio della siderurgia e dell'intera economia italiana a partire da quella territoriale umbra». «Altrettanto importante - conclude - sarà il ruolo del Governo e delle Istituzioni locali per l'adozione delle misure di politica industriale, in tema di infrastrutture, servizi, energia, per rafforzare l'integrità produttiva e occupazionale di Ast e del suo indotto.

Ministra Guidi: accordo faticoso ma siamo soddisfatti (ore 16.30). "Sono estremamente soddisfatta dell’intesa raggiunta. Nonostante le difficoltà di una trattativa che ha coinvolto il governo per molti mesi, siamo riusciti a siglare un’intesa che, sommata ai recenti accordi per la Ferriera di Servola e per la Lucchini, salvaguardia un settore, quello dell’acciaio, strategico per l’economia italiana”, ha detto il Ministro Guidi che ha ringraziato “tutte le parti e le istituzioni locali per il senso di responsabilità dimostrato in questo difficile confronto”. Il Ministro ha rivolto un ringraziamento particolare per il supporto fornito al Vice Ministro Claudio De Vincenti, al Sottosegretario Bellanova, al suo capo segreteria Andrea Battiston, a Paolo Onelli, Direttore Generale della Tutela delle Condizioni di Lavoro e delle Relazioni Industriali e a Giampietro Castano, Responsabile Unità di Crisi del Mise. I punti salienti del documento, messo a punto nel corso di ben 26 riunioni che hanno visto impegnato dal 17 luglio scorso il Ministro Guidi per quasi 180 ore, prevedono, tra l’altro, che Ast ritorni nel più breve tempo possibile a rivestire un ruolo di leader nei mercati nazionali e internazionali. "A questo scopo, Ast propone un articolato piano industriale di rilancio, dall'orizzonte temporale di quattro anni, nell’ambito del quale si dovrà raggiungere, innanzitutto nei primi 24 mesi, l’equilibrio finanziario".

Venturi (Fiom): nessun trionfalismo ma la lotta paga. (ore 16.15) «Nessun trionfalismo perchè questo è un accordo che interviene in un momento difficile, ma posso dire che la lotta dei lavoratori paga». Così il coordinatore del settore siderurgia della Fiom Gianni Venturi sull'intesa su Ast. «Le condizioni dell'accordo ci sono sembrate soddisfacenti. Non c'è cassa integrazione e tanto più non ci sono licenziamenti, ma 290 esuberi volontari» ha detto Venturi. «Ancora pochi minuti e renderemo noto il testo ufficiale dell'accordo», ha detto Venturi, ricordando che sarà poi sottoposto al referendum dei lavoratori

Bentivogli (fim Cisl): vertenza durissima (ore 15.45) «Vertenza durissima, finale positivo e importante. Firmata ipotesi accordo dopo 25 ore di no-stop e 4 mesi di vertenza. Nessun licenziamento e cigs». Così il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli, in un tweet.

«DOPO 24 ore di trattativa no-stop e 4 mesi di una delle vertenze più dure degli ultimi 30 anni - ha proseguito Bentivogli in una nota - è stato siglato l'ipotesi d'accordo per l'Ast di Terni e le controllate Aspasiel, Sdf e Tubificio. Domani si terranno le assemblee e a seguire il referendum per l'approvazione dell'accordo. L'accordo modifica profondamente il Piano industriale del 17 luglio, quando l'Azienda presentò un progetto industriale di ridimensionamento che prevedeva la chiusura di un forno, 537 esuberi, l'azzeramento totale di tutti i contratti aziendali che i lavoratori con una imponente mobilitazione avevano chiesto a gran forza il cambiamento del piano stesso. Il nuovo accordo prevede: - Un Piano di ristrutturazione rilancio e sviluppo su 4 anni che si pone l'obiettivo di garantire almeno un milione di tonnellate di fuso; - Il mantenimento dei 2 forni; - Un significativo Piano di investimenti; - Una politica commerciale adeguata; - La gestione delle eccedenze attraverso la fuoriuscita esclusivamente volontaria e incentivata; - La tutela dei contratti a tempo determinato e degli apprendisti; - Il nuovo contratto integrativo che prevede: il mantenimento delle maggiorazioni notturne; il mantenimento dell'indennità domenicale; un premio per tutti di 723euro detassati e decontribuiti; - Un percorso che garantisce la tutela anche ai lavoratori delle ditte terze. Nel corso dell'ultima fase della trattativa abbiamo respinto il tentativo dell'azienda di introdurre la Cigs per 400 lavoratori per 24 mesi. L'accordo - ha concluso il sindacalista - è un risultato di grande importanza per la difesa dei lavoratori siderurgici ternani, per il salario e l'occupazione e la prospettiva degli acciai speciali».

Ghini (Uilm): referendum coi lavoratori.(ore 15.40)«Il testo - dice- verrà illustrato ai lavoratori e sottoposto a referendum nelle assemblee che saranno calendarizzate nei prossimi giorni dalle Segreterie provinciali di Terni e dalle RSU del sito ternano», ha detto Mario Ghini, Uiolm. «Il risultato ottenuto, dopo una lunga trattativa più volte sospesa e ripresa, supportata dalle iniziative dei lavoratori umbri (tuttora in presidio ai cancelli dello stabilimento dopo 36 giorni di sciopero), apre prospettive diverse - sototlinea Ghini - rispetto a quelle impostate dal piano presentato da ThyssenKrupp il 17 luglio scorso al Mise. Ci impegneremo a monitorare semestralmente presso il Mise l'attuazione del piano e verificheremo il rispetto degli impegni assunti da THyssenKrupp». L'accordo, spiega Ghini, prevede elementi migliorativi,rispetto al suddetto piano, a partire da una produzione minima di acciaio colato pari a 1 Milione di tonnellata su base annua ed un programma di investimenti (100 Milioni si euro), per aumentare l'efficienza dei «due» forni fusori e con un potenziamento della rete commerciale,attraverso la divisione Tk Materials, per consentire l'incremento di questa soglia minima di volume produttivo,se le condizioni di mercato lo consentiranno (impegno a sviluppo mercato nazionale e mediterraneo). "E' previsto, prosegue Ghini, anche l'incremento delle produzioni a freddo (si punta,in prospettiva, a 700.000 tonnellate annue), anche con il completamento della nuova linea a freddo (investimento pari a 20/30 Milioni di euro). Investimenti anche in ricerca e sviluppo (10 Milione di euro); ThyssenKrupp è impegnata a valutare investimento di 26 Milioni di euro per realizzazione 'interconnector fisico" per abbattere i costi energetici. Per la gestione delle eccedenze dichiarate nel piano di riorganizzazione si procederà alla chiusura delle procedure di mobilità, avviate il 9 ottobre 2014, con il criterio della «non opposizione» ed incentivi all'esodo,con la possibilità di salvaguardare i lavoratori con i contratti a termine ed apprendisti. È stato previsto un capitolo specifico per la gestione delle ditte degli appalti con il supporto di strumenti messi a disposizione dalla Regione Umbria,anche in funzione delle ricollocazioni in caso di cambio appalto. Per quanto concerne il contratto integrativo (ad oggi c'è la disdetta unilaterale di tutti gli integrativi) con decorrenza retroattivo dal 1 ottobre 2014, si è condiviso un testo che prevede il mantenimento delle maggiorazioni per il lavoro notturno, premio di produttività, indennità di chiamata e l'indennità di presenza domenicale. Sarà determinante per il successo del rilancio sito ternano, una sana ed attenta politica di approvvigionamento delle materie prime da parte dell'azienda che rappresentano la voce maggiore (l'80%) nel bilancio aziendale".

Renzi: soddisfatto per accordo. (ore 15.30) Ho espresso la «soddisfazione del Governo» perché «da qualche minuto si è conclusa la vicenda Ast a Terni». Lo ha detto il premier, Matteo Renzi, nel corso del question time alla Camera.

Bellanova: accordo firmato da tutte le parti. (ore 15.00) «È un bel risultato. Molto faticoso, ma ce l'abbiamo fatta. Siamo alla firma di un accordo unitario siglato da tutte le organizzazioni sindacali, è molto soddisfacente e credo che domani riceverà un alto consenso da parte dei lavoratori che se lo sono conquistati», ha spiegato Bellanova. «Non ci saranno licenziamenti, ci sono 290 esuberi, tutti con adesione volontaria. È stata tolta dal tavolo la Cig. C'è stato un rinnovo dell'integrativo aziendale e c'è l'impegno che al passaggio di appalto si guarderà prioritariamente ai lavoratori che già lavorano», ha sottolineato Bellanova. «Oggi possiamo segnare un punto per il rilancio non solo della siderurgia ma anche dei rapporti sindacali che erano molto deteriorati», ha concluso il sottosegretario. L'accordo «che è arrivato dopo una trattativa lunga e faticosa», sottolinea ancora Bellanova, «sarà considerato

molto soddisfacente dai lavoratori che se lo sono conquistati». L'accordo, infatti, arriva dopo 36 giorni di sciopero. Si tratta del più lungo sciopero degli ultimi anni per una crisi industriale.

Ore 15: accordo firmato.

Dopo la pausa pranzo riprende la trattativa (ore 14.00) Guidi: passi avanti. Sulla vertenza Ast «stiamo avanzando» lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, uscendo da un'audizione al Copasir per tornare al Mise dove la trattativa è ancora in corso da ieri pomeriggio.

Bentivogli, Fim Cisl: a un passo dalla stretta finale.(12.30) "Siamo a un passo dalla stretta finale. Su salario e clausola sociale per i lavoratori dell'appalto abbiamo fatto una proposta all'azienda e stiamo aspettando la risposta. Purtroppo la fase finale è stata complicata da un rilancio dell'zienda che voleva introdurre la cassa integrazione straordinaria per 400 dipendenti subito dopo la chiusura della trattativa, non contenta dei 390 esuberi ottenuti. Su questo abbiamo subito fatto muro per impedire che questa proposta rimanga dentro al testo e speriamo di scongiurarlo. La Cig straordinaria non ha ragione di esserci".

Vicaro (Ugl) e Galgano (Sc) su Ast (ore 11.30) La segretaria Ugl Maria Antonietta Vicaro si è detta ottimista, intorno alle 11,30, sull'esito della trattativa, annunciando sul suo profilo facebook che l'accorsdo è vicino. Ma è complicato.

Intanto registriamo una presa di posizione della deputata Galgano. «Creare una public company ad azionariato diffuso per salvare l'Ast e il distretto dell'acciaio di Terni, ricorrendo al sostegno della Cassa Depositi e Prestiti tramite i finanziamenti attivabili dal Fondo Strategico Italiano». Questa la proposta che la deputata umbra di Scelta Civica, Adriana Galgano, mette in campo per salvaguardare l'azienda.

«L'Ast è un'azienda che rappresenta da sola il 20% del Pil dell'Umbria - dice Galgano - e la cui chiusura significherebbe per le imprese italiane, che dovranno comprare altrove l'acciaio, un aumento dei costi del 20%, esattamente come è successo con l'alluminio e nel settore elettromagnetico».

Per questo, secondo Galgano, «non possiamo trattare la vicenda Ast come una trattativa aziendale ordinaria. Negli ultimi tre anni, Ast è stata contesa tra due multinazionali, Outokumpu e Thyssenkrupp, e la Commissione Europea è stata incapace di fornire una soluzione ottimale per un sito produttivo di fondamentale importanza per il Paese. In uno

scenario del genere, lo strumento della Public Company ad azionariato diffuso e popolare potrebbe essere il primo passo concreto verso la ricerca di una soluzione condivisa con l'attuale proprietà, con il Governo, con la Città e con i lavoratori di Terni».

Domani alle 10 Galgano terrà una conferenza stampa a Montecitorio.

Trattativa al rallentatore. (ore 10). Non sono bastate 18 ore di trattativa sui punti residui all'ad Morselli. Si continuano a trovare problemi e si fa marcia indietro. Risolto il problema dei 290 esuberi, l'ad ha messo sul tavolo una nuova richiesta: 400 persone in cig straordinaria perchè l'azienda, al momento, non ha ordini sufficienti. Ma l'ammortizzatore sociale da usare in questi casi dovrebbe essere la Cig ordinaria. La questione ciclicamente viene riproposta nella discussione. Non si trova nemmeno l'accordo sulle ditte esterne, la cosidetta clausola di solidarietà, punto sul quale l'azienda ha sempre fatto muro. Discussione in corso anche sul pagamento delle domeniche. Ora vengono pagate 40 euro in più. L'azienda vuole scendere a 30, anche rischiando di non trovare più personale che le faccia.

Insomma, situazione ancora difficile, ben sintetizzata da un sms che riesce a filtrare dal Mise: "Non si mangia, non si dorme e non c'è un accordo fatto".

Trattativa ancora in corso (ore 8.00). Al Mise si sta ancora trattando. "Dopo 15 ore di no-stop passi avanti ma azienda lentissima ad aprire su nodi clausola sociale, salario e rinuncia a Cigs" twitta Marco Bentivogli (Fim Cisl) nella notte e invia la foto di una pagina dell'accordo.

Ghini (Uilm): trattativa difficile ma proviamo a chiudere (ore 20.45). «Una trattativa difficile, ma proviamo a chiudere, non ci sono motivi per non farlo». È il segretario nazionale della Uilm, Mario Ghini, a dipingere così, in una pausa della trattativa sulla Ast, lo stato del confronto che ha luogo al Mise. Pur registrando una situazione di «chiusura» circa la clausola di salvaguardia relativa alle ditte in appalto, Ghini registra qualche apertura sull'integrativo. Inoltre, spiega, quella della cassa integrazione straordinaria, che nell'ipotesi dell'azienda «riguarderebbe 400 lavoratori», «per noi è un problema superato. L'azienda, che l'aveva richiesta in precedenza, aveva assicurato che se si fosse arrivati alla cifra di 290 esuberi non ce ne sarebbe stata più necessità». Quanto all'ipotesi di cassa integrazione ordinaria, l'azienda, rileva, avrebbe ancora a disposizione 26 settimane. Dunque, a giudizio del sindacalista, non ci sarebbero ostacoli insormontabili alla chiusura di un ipotesi di accordo. Il confronto comunque continuerà nelle prossime ore.

Dopo la pausa si riparte con la discussione su integrativo, ditte terze e Cig. (ore 20.30). Dopo la pausa che in corso dalle 19.30 alle 20.30 si tornerà a parlare di integrativo e di quali saranno le modalità di ritorno al lavoro con la fabbrica che ha una ripartenza lenta, con pochi ordini. A quanto si è appreso l'ad Morselli vorrebbe ripartire con una parte del personale in cassa integrazione straordinaria cosa che è tecnicamente impossibile. La Fiom ha sostenuto che se passasse la cassa integrazione straordinaria non firmerebbe l'accordo. Per quanto riguarda, invece, la richiesta di una clausola sociale per mantenere i posti di lavoro delle ditte terze l'ad Morselli avrebbe risposto con un secco "Assolutamente non se ne parla". Su questo punto sembra che l'azienda non dia margini di apertura a meno che non si trovi una dicitura più generica rispetto a quella richiesta dei sindacati che secondo la Morselli è "irricevibile". C'è apertura sull'integrativo che dovrebbe salire da 8.2 a 10 milioni, avvicinandosi così alla richiesta dei sindacati che è di 11 milioni.

Il secondo forno sembra essere ormai un dato acquisito, la verifica a due anni non è prevista.

Gambardella (Uilm): raggiunto il numero degli esuberi volontari (ore 18.30) «Èstato raggiunto il numero di esuberi volontari richiesto dall'azienda: 290 persone usciranno infatti con l'esodo incentivato, quindi è stato risolto il problema dei licenziamenti, ora resta il nodo salariale ma speriamo di essere in dirittura di arrivo, crediamo che ci siano gli elementi per chiudere». Lo ha detto il segretario generale della Uilm, Rocco Gambardella in una pausa della trattativa su Ast al ministero dello sviluppo economico. Gambardella ha sottolineato che «il tema del salario è delicato e la trattativa non sarà semplice ma ci sono i margini per chiudere».

Le modalità del bonus. Hanno quindi richiesto il bonus 290 lavoratori mentre altri sei nominativi sono stati accettati e messi in lista d'attesa nel caso qualcuno dei "prenotati" si ritirasse.

Galgano (Sc) annuncia conferenza stampa: public company per Ast (ore 17.45) Una Public Company per salvare Ast e il distretto dell’acciaio di Terni. Questa l’idea lanciata dalla deputata umbra di Scelta Civica Adriana Galgano, che verrà presentata in conferenza stampa giovedì 4 dicembre dalle ore 10.00, presso la sala stampa di Montecitorio. All’evento parteciperanno, inoltre, il rappresentante del comitato dei cittadini ternani e umbri promotori del progetto Public Company Giovanni Ceccotti, il capogruppo alla Camera Andrea Mazziotti (avvocato ed esperto di public company), il deputato Alberto Bombassei e alcuni operai dell’acciaieria.

L'annuncio: Stella di Miranda dedicata ai lavoratori Ast. (ore 17.30). Sarà quest'anno all'insegna della solidarietà con i lavoratori dell'Ast la cerimonia di accensione della tradizionale Stella di Miranda, in programma lunedì prossimo a Terni. Il premio Stella d'oro sarà infatti consegnato, alle 16 a palazzo Spada, alle rsu dell'acciaieria e al giornalista Rai Diego Bianchi, che nella sua trasmissione Gazebo ha seguito la vicenda. La Stella ha 105 metri di diametro e 350 di coda, per una superficie complessiva occupata di 30 mila metri quadri.

Bentivogli (Fim Cisl): fare di tutto per chiudere (ore 17) «Dobbiamo fare di tutto per chiudere oggi la vertenza Ast. Le posizioni si sono avvicinate moltissimo nelle ultime ore». Lo ha detto il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli arrivando al ministero dello Sviluppo economico per partecipare alla riunione tra Governo, azienda e sindacati su Acciai Speciali Tern

Teresa Bellanova (Sottosegretario al lavoro). (ore 16). "La vertenza Ast è stata faticosa. Auspico che si possa mettere la parola fine con piena soddisfazione sia dei lavoratori sia dell'impresa». Lo ha detto il sottosegretario al Lavoro, Teresa Bellanova, arrivando al ministero dello Sviluppo economico per partecipare al tavolo Ast con governo, sindacati e impresa. A chi chiedeva se oggi si chiuderà l'accordo, Bellanova ha replicato: «Siamo qui per dare una mano in questa direzione. Speriamo che dopo tutti questi giorni di lotta, costati fatica e reddito ai lavoratori e che hanno inciso anche sul reddito dell'azienda, si possa mettere la parola fine con piena soddisfazione delle parti». Secondo Bellanova, tra le parti si sarebbero registrati passi avanti su licenziamenti, integrativo aziendale e tutela dei lavoratori dell'indotto

Landini (Fiom): Accordo col consenso dei lavoratori. (ore15). «Se si vuole dare un futuro all'Ast è indispensabile trovare un accordo che abbia il consenso dei lavoratori». Lo ha detto il segretario generale dell Fiom, Maurizio Landini, arrivando al ministero dello Sviluppo economico per l'incontro tra Governo, sindacati e azienda sulla vertenza Ast. «Siamo - ha ribadito Landini - per fare un accordo se possibile; vale sempre il merito. Integrativo aziendale, tutela dei lavoratori delle aziende appaltanti ed evitare i licenziamenti sono punti su cui trovare una mediazione necessari, come anche la conferma di investimenti e la durata quadriennale del piano industriale. Sono qui per cercare un'intesa sulla base del mandato dato dai lavoratori». Secondo Landini, il via libera dato ieri dai lavoratori Ast all'uscita del treno per consegnare un carico di acciaio al Gruppo Marcegaglia, «è un atto di responsabiilità e un elemento che può far riflettere Thyssen Krupp»

Gozzi (Federacciai): riprendere al più presto la produzione. (ore 14.10) Le perduranti iniziative di mobilitazione all'Ast stanno causando un enorme pregiudizio alle aziende italiane trasformatrici di acciaio inossidabile, che storicamente hanno fatto affidamento sulle forniture del produttore nazionale di acciaio inox. Lo fa sapere Federacciai in una nota avvertendo che se non si trova rapidamente un accordo non si lavorerà più. In particolare, spiega l'associazione, vengono penalizzati i settori dei tubisti e dei rilaminatori, che pure rappresentano storicamente lo sbocco principale della produzione di Terni, con ordinativi superiori alle 400 mila tonnellate/anno (su una produzione italiana di 600.000 tonnellate) e che si trovano oggi costretti a ricercare alternative di fornitura all'estero. «La situazione si deteriora giorno dopo giorno - spiega il presidente di Federacciai Antonio Gozzi - se la questione non si risolve rapidamente a breve non ci saranno più nemmeno gli ordini per mantenere acceso un solo forno, poichè, come noto, nel settore siderurgico i grandi utilizzatori devono avere garanzie di fornitura e una volta cambiato il fornitore non si torna indietro facilmente». «Il rischio per Ast - conclude il presidente - è che quando gli scioperi saranno terminati, l'azienda non avrà più gli ordinativi per poter riprendere il lavoro. In questo senso, riteniamo che forse, una più puntuale considerazione anche del mercato e dei clienti potrebbe aiutare le parti a ricercare un più rapido e condiviso accordo, nell'interesse di tutti».

Furlan (Cisl): accordo al più presto (ore 12). «Io mi aspetto che finalmente questa situazione davvero incresciosa trovi una soluzione». Lo ha detto Annamaria Furlan, segretario generale della Cisl, parlando della possibilità che oggi al Ministero per lo Sviluppo economico sia raggiunto un accordo per l'Ast di Terni. Furlan ha parlato a margine dell'iniziativa della Cisl alla Stazione Leopolda di Firenze

Ultimo aggiornamento: 4 Dicembre, 17:34 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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