Ospedale, amianto sui tetti
del reparto di fisioterapia

Mercoledì 4 Settembre 2013
Ospedale, amianto sui tetti del reparto di fisioterapia

TERNI - ​A meno di cento metri si trovano i macchinari della radioterapia, dove si curano i tumori, davanti la clinica di malattie infettive. In mezzo le due palazzine, facenti corpo con le altre fino a formare il reparto di fisioterapia e riabilitazione dell’ospedale di Terni. E qui che i due tetti delle palazzine del reparto, invece di essere ricoperti di tegole, come nell’altra parte, hanno per copertura delle lastre di eternit, un prodotto altamente cancerogeno e già messo al bando nel lontano 1992. Da allora sono trascorsi ventuno anni e l’amianto è rimasto sempre lì, pericolosamente. Nessuno se n’è interessato e nessuno ha mai pensato che quel prodotto è una bomba ad orologeria pronta ad esplodere.

L’amianto al Santa Maria rappresenta un pericolo per le condizioni che lo rendono un materiale dannoso per la salute. In vent’anni l’amianto del tetto della riabilitazione ha certamente sopportato vibrazioni, correnti d’aria, infiltrazioni d’acqua. Queste condizioni lo avranno reso molto friabile con dispersioni di materiale nell’aria. E si sa che quelle fibre disperse nell’aria vento possono facilmente attecchire nell’organismo. Questi due tetti ricoperti di amianto, però, hanno le settimane contante, perché tra qualche settimana le palazzine verranno liberate dal minerale e non farà più paura.

«La direzione dell’Azienda - spiega il dirigente dell’Ufficio tecnico Bruno Alessandrini- in questi giorni sta mettendo a punto una bando di gara tra ditte specializzate per la rimozione del prodotto». «Si tratta di un lavoro che richiede molta attenzione per via della copertura a chiocciola- riprende il dirigente - per questo servono ditte particolarmente esperte». Il piano di smantellamento dei tetti dal pericolo amianto, l’abbattimento e la bonifica avverranno sotto lo stretto controllo dei tecnici dell’Asl 2, che seguiranno passo dopo passo ogni passaggio.

L’amianto sui tetti che da proprio sopra la piscina della riabilitazione non è visibile all’interno dello stabile che è isolato. Un solaio piuttosto spesso, infatti, divide l’ amianto dalla piscina. Rischi, secondo l’ufficio tecnico dell’ospedale, per ora non ce ne sono. «L’amianto costituisce rischio - spiega Alessandrini- dal momento in cui, per inefficienti condizioni di conservazione, può rilasciare infinitesimali fibre nell’aria». Forse dopo vent’anni, la copertura del tetto del reparto di riabilitazione è proprio giunta al collasso. Un intervento di tal genere venne fatto anni addietro proprio in quel reparto.

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