Gli italiani hanno paura del web ma non possono più farne a meno

Luned├Č 7 Ottobre 2013 di Pietro Piovani
Gli italiani che vanno su internet sono sempre di pi¨, ormai si pu˛ dire che sono quasi tutti. Ma quasi tutti hanno paura che la loro privacy venga violata.

Il rapporto conflittuale con la rete viene fotografato da una ricerca del Censis: l'83% della popolazione nazionale ├Ę convinta che i siti ┬źestorcono i dati personali senza che ce ne accorgiamo┬╗; oltre l'82% ritiene che ┬źfornire i propri dati personali su Internet ├Ę sempre pericoloso perch├ę espone al rischio di truffe┬╗; e circa il 77% pensa che ┬źusare la carta di credito su internet ├Ę sempre un rischio┬╗.



Il fatto che ci sia tanta sensibilit├á di fronte alla minaccia di truffe e di violazione del diritto alla riservatezza pu├▓ sembrare, come si diceva, in contraddizione con la sempre maggiore diffusione del web nelle abitudini di vita degli italiani (i dati del Censis aggiornati a un anno fa rilevavano che i due terzi frequentano la rete, e tra i giovani si arriva a poco meno del 100%). Ma ├Ę una schizofrenia solo apparente. I timori aumentano proprio perch├ę di internet non si pu├▓ pi├╣ fare a meno, e si pu├▓ dire che si ha paura di navigare per la rete esattamente come si ha paura di andare in giro per la strada: certo ci sono i borseggiatori, i rapinatori, gli stupratori, e poi ti pu├▓ investire un'automobile, e ti pu├▓ sempre cadere un vaso in testa, ma per quante possano essere le minacce che incombono non ci convinceranno mai a restare chiusi in casa. Allo stesso modo, gli hacker o l'invadenza di Mark Zuckerberg e Sergey Brin non bastano a farci rinunciare a mettere le nostre foto su Facebook o a sincronizzare la nostra rubrica telefonica su Google.



Dallo studio del Censis emerge per├▓ un altro dato interessante. Gli italiani sono s├Č preoccupati dalle possibili violazioni della privacy, ma in pochi sanno quali contromisure prendere per difendersi dagli intrusi. Solo il 40% degli utenti di internet adotta quelle misure elementari che possono quantomeno ridurre i danni, dalla limitazione dei cookies alla personalizzazione delle impostazioni sui social network. In compenso, si registra una disponibilit├á anche a pagare per avere pi├╣ sicurezza: mediamente i cittadini sarebbero pronti a spendere1,6 euro al mese contro le violazioni della privacy e 2,7 euro al mese per non essere disturbati dalla pubblicit├á online (cos├Č almeno calcola il Censis elaborando i dati forniti da vari centri studi e istituzioni internazionali). Non a caso nelle aziende sta prendendo piede una nuova figura professionale, il “privacy officer”, un esperto che ha il compito di proteggere le informazioni sensibili dell'impresa e di chi ci lavora. Un regolamento europeo peraltro render├á obbligatoria, a partire dal prossimo gennaio, la presenza di questo genere di professionista in ogni azienda con pi├╣ di 250 dipendenti. Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre, 00:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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