Google Inc., Schmidt e la ricerca
del tasto "delete" per cancellare l'identità virtuale

Giovedì 23 Maggio 2013 di Laura Bogliolo

ROMA - «Non scrivere mai sul web quello che non scriveresti mai su una cartolina» diceva un saggio quando a dominare internet c'erano i blog, Twitter era solo per pochi smanettoni che neanche cambiavano l'immagine di quello strano uovo. Lo diceva un vecchio saggio quando Facebook non era ancora la piattaforma più usata per valutare la propria vita sugli obiettivi raggiunti dagli ex compagni delle elementari.

«L'identità virtuale può usurpare quella reale» dice oggi Eric Schmidt, non un saggio qualunque ma il Ceo di Google, la compagnia diventata sempre di più sinonimo, semplicemente, di internet. L'allarme sui pericoli per la privacy sul web è stato lanciato durante Google's Big Tent da Erich Schmidt e Jared Cohen di Google Ideas. Confessare tutto sul web significa registrare in modo indelebile sulla Rete i propri segreti, sempre di più i giovani pubblicano i propri dati sul web con conseguenze terrificanti sul proprio futuro, quando dovranno presentarsi per un colloquio di lavoro. E' stato questo l'avvertimento di Schmidt e Cohen.

Perseguiti per le proprie idee sul sesso. «Sempre di più i bambini scrivono sul web cose che li seguiranno per tutta la vita, i genitori dovrebbero insegnare i pericoli per la privacy sul web» ha detto Cohen che ha fatto l'esempio anche di paese del Medio Oriente dove il pericolo è ancora maggiore. Cohen ha parlato dell'ipotesi di una giovane che potrebbe scrivere commenti sulla liberta sessuale ed essere "perseguitata" da quelle frasi per tutta la vita.

«Dobbiamo lottare per la privacy, la stiamo perdendo» dice Schmidt, proprio lui, il ceo della compagnia messa sotto accusa più volte per ipotetiche violazioni di privacy, sia per i dati raccolti da Street View che per l'uso in futuro di Google Glass.

Liberator, la pistola che si stampa in casa: chi ha diffuso i file può provocare morti. Proprio Schmidt ricorda una regola fondamentale del web che troppo spesso viene dimenticata: «Una volta che qualcosa è stato messo on-line, è quasi sempre impossibile da cancellare». Schmidt fa una srota di appello alla responsabilità degli utenti di Google: «Ognuno di voi si aspetta che Google mantenga l'integrità dei dati che condividete con noi, ma bisogna ricordare che spesso è impossibile cancellare quello che si pubblica online».

Il Ceo cita il caso della pistola Liberator, «chi che ha pensato che sarebbe stato bene di pubblicare i dettagli di una pistola da realizzare in casa con una stampante in 3D: questa informazione ora è in giro per tutto il mondo, praticamente impossibile da cancellare. Persone moriranno perché questo signore ha deciso che era una buona idea mettere online i file» che consentono di realizzare la pistola.

Per quanto riguarda la tutela della privacy e Google, Schmidt ha detto: «Cerchiamo di essere il più possibile trasparenti. per mesi abbiamo discusso sul tema spiegando quello che può essere fatto con i vostri dati. E' chiaro che abbiamo un programma epr proteggere la vostra privacy altrimenti non avreste più fiducia in noi».

Alla conferenza si è parlato anche delle possibilità offerte ai paesi in via di Sviluppo dal web, al possibile accesso alle libertà civili in paesi come la Birmania dove meno dell'uno per cento delle persone ha accesso al web. E' stato citato anche il caso del Pakistan. Cohen ha detto che il suo tema ha incontrato molte donne ferite con l'acido dai talebani, donne che hanno cicatrici e che vivono segregate in casa. con l'accesso al web hanno avuto una seconda vita dove le cicatrici non sono più visibili».

Schmidt, descrivendo i pericoli per i giovanissimi che sul web confessano tutto, alla fine, ironicamente, fa un proposta: «Cambiare nome a 18 anni» in modo da non trascinarsi dietro gli "errori" e le immaturità lasciate sul web quando si era ragazzini.

Intanto, quello che davvero emerge da tutto il dibattito è un'unica grande esigenza (oltre alla consapevolezza): creare un tasto "delete" per cancellare, quando si vuole, la propria identità online. Cosa, oggi, ancora impossibile.

@l4ur4bogliolo

laura.bogliolo@ilmessaggero.it

Twitter: #tastodelete

Ultimo aggiornamento: 3 Giugno, 17:48 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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