Google, egosurfing: ecco chi sono i narcisisti digitali

Lunedì 30 Settembre 2013 di Laura Bogliolo
Uomini, tra i 18 e i 29 anni e con la voglia di sapere quanto si è popolari. Sono loro i re dell'egosurfing, i protagonisti del narcisismo digitale che li spinge quasi ossessivamente a cercare sul web cosa si dice di sè. Si usa soprattutto Google, ma anche i social network che negli ultimi tempi hanno affinato le loro capacità di ricerca. Facebook ingoblando il motore di ricerca Bing, Twitter con il famoso "scopri cosa sta succedendo in questo momento".



Tra hashtag (prima usate solo sul microblogging, ora anche su Facebook) e keyword si va sempre di più alla ricerca di rumors, citazioni e foto di se stessi. Secondo l'ultima ricerca condotta da Pew research Center nel 2012, il 56% della popolazione residente negli Usa ha cercato il proprio nome e cognome su Google. Un'impennata del 22% rispetto alla stessa ricerca effettuata nel 2001. A fare egosurfing sono uomini per il 58%, hanno tra i 18 e i 29 anni (64%), mentre per il 58% hanno tra i 30 e i 49 anni. Secondo i ricercatori, più si cresce (si invecchia) più si cercano informazioni non più su se stessi, ma sui propri figli. Ma a quale status economico appartangono i narcisisti digitali? sono laureati (68%) e diplomati (43%). L'egosurfing non è solo lo specchio del proprio narcisismo.



La reputazione online è ormai fondamentale nella ricerca del lavoro. In alcune aziende sono previste figure professionali il cui unico compito è quello di controllare cosa si dice sul web. La selezione dei candidati nell'era del 2.0, diventa sempre di più e-recruitment: il processo di selezione di aspiranti assunti avviene molto sul web, facendo evolvere anche la modalità di stilare curricula, integrati con presentazioni video stile Vine o YouTube. "La gestione della reputazione online è diventata un importante affare sociale e professionale" dice Mary Madden, autrice della ricerca. Anche Google, Big G, accusato tante volte di violazione della privacy, dedica una pagina ad hoc alla gestione della reputazione online suggerendo come fare a rimuovere contenuti indesiderati e i risultati associati.



Intanto Google ha aggiornato il proprio algoritmo: evento epocale, appassionante per gli smanettoni di tutto il mondo. Si chiama Hummingbird, perché è veloce come un colibrì e raccoglie le richieste dei navigatori sempre più social: le ricerche esaminano relazioni e concetti dei websurfer.



Ci aspetta quindi un egosurfing e un controllo della nostra reputazione digitale sempre più impegnativo per evitare di essere rovinati da qualche dichiarazione postata su Facebook in un momento di leggerezza. Hashatg, algoritmi, keyword, per difendersi sarebbe sufficiente seguire una vecchia e sana regola: mai scrivere sul web quello che non scriveresti su una cartolina.

laura.bogliolo@ilmessaggero.it

blog: Daily web
Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre, 17:35 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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