Denunciato l'Lhc di Ginevra: «rischio Apocalisse» Il Cern: «L'allarme non sostenuto dai dati»

Sabato 29 Marzo 2008
L'Lhc del Cern di Ginevra
ROMA (29 marzo) - Un buco nero risucchierà la materia. Non è il soggetto per un nuovo film di fantascienza ma la teoria di due scienziati americani. A provocare la fine del mondo secondo i fisici Walter Wagner e Luis Sancho potrebbe essere il Large Hadron Collider (Lhc), il più grande acceleratore di particelle al mondo che sta per essere completato a Ginevra. Per questo i due scienziati venerdì hanno citato in giudizio presso una corte delle Hawaii il Cern di Ginevra che cura il progetto, il Fermilab di Chicago e il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti americano che hanno partecipato alla costruzione dell'acceleratore. Le accuse. Wagner e Sancho chiedono di fermare il progetto che verrà inaugurato il 21 ottobre fino a che non sarà verificata la possibilità che al suo interno avvengano reazioni devastanti. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 16 giugno. Wagner spiega i rischi nel sito creato per raccogliere fondi per l'azione legale: si potrebbero formare all'interno della struttura dei microscopici buchi neri che unendosi tra loro risucchierebbero la materia, oppure particelle cariche negativamente capaci di trasformare tutta la materia intorno, o ancora le collisioni all'interno dell'acceleratore potrebbero dar vita a mono-poli magnetici, capaci di trasformare la materia in qualcosa di sconosciuto. Gli scienziati del Cern che lavorano al progetto hanno definito non valide le accuse. Allarme non è sostenuto da dati. Secondo il presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Roberto Petronzio le accuse sono infondante, perché le «affermazioni devono essere accompagnate da calcoli». Le accuse inoltre si basano inoltre su un modello che prevede l'esistenza di almeno 11 o più dimensioni rispetto a quelle note. Sul problema Petronzio ha detto che esperti internazionali stanno studiando gli effetti quantistici del problema come il gruppo coordinato dal fisico del Cern Michelangelo Mangano. Gli scienziati dovranno capire se le altissime energie prodotte nell'Lhc si realizzano anche nei raggi cosmici. In questo caso si dovrebbero poter osservare mini buchi neri generati da qualche parte nell'universo. Dallo studio di Mangano, risulta che non sono stati osservati mini buchi neri generati da raggi cosmici particolarmente energetici. «Il Cern - afferma Petronzio - intende chiudere la macchina entro l'estate per metterla in funzione con un'energia leggermente inferiore ma che non pregiudicherà la riuscita degli esperimenti e avviare il primo rodaggio in autunno». In passato un falso allarme. Nel 2001 i due fisici americani avevano già puntato il dito sull'acceleratore di Brookhaven. «Ma - rileva Petronzio - quell'acceleratore sta funzionando dal 2000 senza problemi». Il Cern di Ginevra, il papà del web. Nel 1989 i due scienziati del Cern Tim Bern Lee e Robert Calliau proposero lo sviluppo del sistema Http in un documento.

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