Lo sfogo di Crozza: «Sui supercompensi finiscono nel mirino solo gli artisti di sinistra»

Giovedì 17 Ottobre 2013 di Alberto Guarnieri
Maurizio Crozza

IL COLLOQUIO

«Per la Rai potevo essere come il maiale per un macellaio. Un investimento». Maurizio Crozza commenta così la fine (per sua volontà) della trattativa che lo avrebbe portato a viale Mazzini. L’amarezza è evidente. Già l’altra sera, a Ballarò, aveva preso di petto la questione calda di queste ore: i super-compensi, le polemiche, gli attacchi, soprattutto da centrodestra e grillini. Crozza, travestito da Renato Brunetta, impegnato in una sequela interminabile di «quanto costa?». «Quanto costa Bernacca?». «Ma è morto». «E allora Quanto è costato il funerale?...».

Ma, come detto, non è solo tempo di risate per il comico super star di La7 e traino per Ballarò di Raitre per cui da anni firma una breve introduzione. «Tra l’altro», sottolinea preoccupato, «vedo che nel mirino finiscono solo artisti considerati di sinistra». Del resto, non si rinuncia facilmente a un contratto da almeno cinque milioni di euro l’anno per una cinquantina di serate show su Raiuno, che offre tra l’altro un’audience almeno quadrupla se non di più rispetto alla tv di Urbano Cairo, unico forse a fregarsi le mani (a parte Brunetta e il suo osservatorio sulla Rai) per la decisine di Crozza. E’ stato Crozza a far saltare una trattativa ben avviata a cui viale Mazzini teneva tantissimo e per concludete la quale avrebbe speso anche di più di quanto le è costato tenere vincolato Fabio Fazio.

Il giorno dopo il comico non vorrebbe tornare sull’argomento, a conferma, appunto, che la sua è stata una decisione sofferta. Dietro la scorza ironica e talvolta beffarda, Crozza non nega l’imbarazzo. Gli uomini comunicazione di La7, che ha in esclusiva le sue serate fino a fine anno e il suo agente, Beppe Caschetto, lo aiutano a creare una cortina di silenzio. Ma quello che Crozza ribadisce con forza è quanto detto nel suo serissimo inciso a Ballarò. Niente battute ma un messaggio politico molto chiaro. Iniziato in video con un avviso al compagno di trasmissione Giovanni Floris: «Attento Giovà, il prossimo nel mirino sarai tu», a conferma che Crozza, come per altro anche molti in Rai, è convinto che la polemica sugli alti compensi riguarda solo gli artisti di sinistra. Ne sa qualcosa anche un monumento vivente come Roberto Benigni, il cui show di fine anno (ma qui, va detto, potrebbero esserci in ballo anche i bassi ascolti della serie delle letture dantesche), comincia ad essere messo sotto tiro dai giornali legati a Silvio Berlusconi.

Crozza invita a un ragionamento, che potremmo chiamare «la parabola del maiale», appunto. «E’ giusto – spiega - controllare i costi della Rai. Ma io controllerei anche i ricavi. Perché se un salumiere spende dei soldi per comprarsi un maiale, poi se lo tiene perché si affeziona. No. Il maiale è un investimento. Sul maiale il macellaio ha un progetto: ci fa i salami. Li vende e ci guadagna. Io, forse forse, avrei potuto essere il maiale di Raiuno. Da me – aggiunge riferendosi alle varie possibilità di lavoro vagliate con viale Mazzini – potevano tirar fuori anche due coppe e un pregiato culatello. Forse sbaglio – conclude. – D’altra parte io non sono un Nobel mancato come Brunetta, sono solo un Raiuno mancato. E infatti, nel dubbio, ho preferito farmi da parte».

Discorso chiaro, serio più che comico. Con spazio solo per una battuta. Eccola. «Ma siamo sicuri che Brunetta sia un affare per lo Stato? Leggeremo mai da qualche parte che sfuma la trattativa Stato-Brunetta? Chi lo sa?...». Intanto, per il Ballarò con Crozza-Brunetta tre milioni di telespettatori, share 12,5%. Lo stesso di una settimana fa quando però c’era la concorrenza del calcio.

Ultimo aggiornamento: 12:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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