Oggi è il giorno della marmotta, l'inverno sarà ancora lungo

Lunedì 2 Febbraio 2015 di Antonio Bonanata
Oggi, 2 febbraio, è un giorno speciale a Punxsutawney. Questa località della Pennsylvania dal nome impronunciabile è la patria di Phil, una vera istituzione in tutto il Nord America. Ma attenzione, non stiamo parlando di una persona: Phil è una marmotta. O, meglio, il nome che si tramanda di marmotta in marmotta da circa 128 anni; da quando, cioè, è nata questa bizzarra tradizione. Il Giorno della Marmotta, appunto. Phil è diventato una celebrità in quanto riesce a predire l’arrivo della primavera o il perdurare dell’inverno, posizionandosi fuori della sua tana e osservando il cielo. Un vero meteorologo di professione.



La cerimonia, davanti a qualche decina di migliaia di persone, si svolge in questo modo: trascorso un lungo letargo nel caldo del suo rifugio, Phil si posiziona nella tipica posa delle marmotte, eretta e con le zampette attaccate al busto, intenta a guardarsi intorno e ad osservare il cielo. Se è nuvoloso e l’aria è fredda, Phil rimane fuori della tana: è il segno che la primavera arriverà presto. Se invece il tempo è soleggiato e la sagoma della sua ombra si allunga sul terreno, vuol dire che l’inverno durerà altre sei settimane. Al piccolo roditore non resta che ritornare nel suo rifugio per proseguire il letargo.



La tradizione del Giorno della Marmotta è custodita da un’associazione molto selettiva, il Groundhog Club Day, istituita nel 1887. Nonostante una marmotta abbia una speranza di vita di soli sei anni, per loro c’è sempre stato un solo e unico Phil, in 128 anni di storia, in grado di assicurare un risultato attendibile al cento per cento. Le “anticipazioni metereologiche” delle marmotte hanno suscitato un tale interesse fra la popolazione (solo così si spiegano i circa 40 mila curiosi che ogni anno assistono al piccolo spettacolo di Phil) che anche la scienza ha deciso di accostarsi al fenomeno, per studiarlo.



Nel 2000 il professor Paul Sommers, titolare della cattedra di economia al Middlebury College del Vermont, ha provato a testare questa speciale abilità. L’idea ha avuto origine da una ricerca di economia statistica, elaborata da un gruppo di allievi, poi divenuta uno studio pubblicato su “The College Mathematics Journal”, la rivista dell’Associazione di matematica degli Stati Uniti. Sono stati confrontati i pronostici di Phil con il tempo effettivamente registrato in una fascia temporale di 50 anni, dal 1950 al 1999. Per standardizzare i risultati, il professor Sommers e i suoi allievi analizzarono statisticamente le medie delle temperature minime e massime e delle precipitazioni di neve nelle sei settimane precedenti e successive al 2 febbraio, comparando poi i risultati con i movimenti di Phil. I risultati sono stati sorprendenti: «I pronostici di lungo periodo della marmotta erano di gran lunga molto più attendibili di quanto si pensasse» confessa il professor Sommers. Phil ha infatti previsto le temperature che poi si sono registrate nel 70,4 per cento dei casi. Ha predetto una primavera precoce in 10 occasioni, sbagliando solo nel 1997 (quando le andò bene con la temperatura minima, ma mancò quella massima e le precipitazioni nevose).



Al Centro nazionale dei dati climatici, dell’Agenzia atmosferica statunitense, hanno fatto altri calcoli e la pensano in maniera nettamente diversa: «I pronostici di Phil sono, in media, scorretti. La marmotta non ha dimostrato alcun talento nel predire le temperature che poi si sono effettivamente registrate, soprattutto negli ultimi anni». Ma questa differente valutazione si spiega col fatto che l’Agenzia ha analizzato i dati dal 1988 al 2014 e ha preso in considerazione le temperature di tutto il paese, e non solo quelle della Pennsylvania. La diversità di opinioni sull’attendibilità di Phil probabilmente non sarà risolta attraverso studi scientifici, dato che l’affetto nei confronti di questa marmotta è troppo grande per essere messo in discussione da qualche dato. La tradizione del 2 febbraio, che pare abbia origini celtiche, è solo la conferma di quanto gli animali possano essere considerati come veri e propri oracoli: è ancora recente il ricordo del polpo Paul, che durante i Mondiali del 2010 indicava la squadra vincente di ogni match.
Ultimo aggiornamento: 15:04