Boicottata l'azienda israeliana SodaStream ma ci rimettono 900 operai palestinesi

Mercoledì 27 Agosto 2014
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Scarlett Johansson
​Ricordate SodaStream, la società israeliana con sede in Cisgiordania colpita dal boicottaggio che ha investito la sua testimonial Scarlett Johansson? Ha dovuto chiudere l'impianto di Ma'ale Adumim, in Cisgiordania a causa della compagna che contestava il fatto che la sua location fosse nei “Territori occupati”.



L'azienda fabbrica un dispositivo in grado di trasformare l'acqua di rubinetto in acqua gassata in più di 100 gusti. L'attrice americana che compariva nella pubblicità dell'azienda è stata colpita dal fuoco di alcuni indignati che le contestavano il supporto di una azienda che era in un territorio «dove gli israeliani non dovrebbero essere». Lo scrittore e accademico Reza Aslan, ha addirittura accusato l'attrice di essere una “nazista” perché aveva lavorato per SodaStream. Altri interventi dello stesso tipo hanno “costretto” Scarlett a precisare che nel prestare il suo volto all'azienda non c'era nulla di politico. Le spiegazioni dell'attrice non hanno ridotto la forza polemica dei boicottatori che hanno costretto l'azienda a chiudere l'impianto e a mandare a casa 900 operai palestinesi.



«Quelle persone che hanno lanciato il boicottaggio con lo scopo di aiutarci in realtà ci hanno danneggiati – spiega Nabil Bashrat, 40 anni residente di Ramallah che lavorava nella fabbrica – l'azienda era fonte di reddito per centinaia di famiglie e interi villaggi. I boicottatori che volevano danneggiare le colonie israeliane non hanno pensato alle conseguenze per le vite di tanti palestinesi che vivono qui». L'azienda ha trasferito gli impianti nel Negev. Ad essere impiegati saranno beduini e immigrati africani. Ultimo aggiornamento: 18:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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