Fiumicino, colonne sul mare: svelata l'antica Portus

Martedì 12 Novembre 2013 di Laura Larcan
Il colpo d’occhio doveva essere davvero suggestivo per chi arrivava dal mare. Mentre le navi si avvicinavano ai moli, doveva apparire come un complesso monumentale grandioso. Aveva un’estensione di circa tre ettari e si innalzava per tre piani. L’imponente edificio sfoggiava lunghi portici animati da doppi filari di colonne che, per la loro altezza, creavano dei suggestivi effetti di riflesso sull’acqua. Ma è solo un dettaglio di «facciata», perché all’interno questo gioiello di architettura firmato, chissà, forse proprio da Apollodoro di Damasco (l’archi-star prediletta dall’imperatore Traiano) svelava ambienti rivestiti di marmi policromi, pavimenti decorati con mosaici, e coperture con alte volte a botte. Ciascuno dei primi due piani aveva il suo sistema di latrine, mentre al pian terreno spicca la grande cisterna.



GLI SCAVI

Ecco svelato il Palazzo Imperiale dell’antica città di Porto (Fiumicino), insediamento portuale voluto dagli imperatori Claudio e Traiano (I-II secolo d.C.), edificato a nord di Ostia, sul litorale tirrenico, sulla riva destra del Tevere. Il nuovo porto, dopo quello di Ostia, al servizio di Roma. La ricostruzione del Palazzo Imperiale è il risultato delle scoperte frutto delle campagne di scavo degli ultimi due anni dirette da Simon Keay dell’University di Southampton, grazie alla convenzione con la Soprintendenza ai beni archeologici. Le nuove indagini sul porto di Claudio e di Traiano sono state presentate ieri presso la British School at Rome dal professor Keay, occasione per ricordare Lidia Paroli della Soprintendenza, recentemente scomparsa, cui si deve nel 1990 la ripresa di uno studio sistematico di Porto (città che si estendeva per 60 ettari, come Pompei) dopo quasi un secolo. Le indagini si sono concentrate in un’area ben precisa di Porto, tra la darsena del porto di Claudio e il versante nord-ovest del bacino esagonale fatto costruire da Traiano tra il 100 e il 112 d.C. in posizione più arretrata. Le scoperte, sotto la responsabilità scientifica di Angelo Pellegrino nel 2012, e di Renato Sebastiani nel 2013, hanno fornito nuove indicazioni che oggi svelano molti più caratteri della morfologia del Palazzo Imperiale, rimasto in uso fino al V secolo quando è stato trasformato in fortificazioni a protezione del porto durante le guerre greco-gotiche.



SISTEMA DI CORRIDOI

A riaffiorare è stato un sistema di corridoi con copertura a volta con una scala che consentiva di salire al primo e al secondo piano del Palazzo. Corridoi che ospitavano latrine e conservano ancora le pavimentazioni musive policrome, e che spiccano per essere all’interno di un peristilio realizzato sopra la cisterna del pian terreno. Un’architettura che trova confronto con il peristilio delle Grandi Terme di Villa Adrian. «Le ultime campagne hanno chiarito che il Palazzo Imperiale è stato demolito dai Bizantini, insieme ad altri edificinella prima metà del VI secolo», ha spiegato Keay.



I SANTI

A testimoniare l’evoluzione storica di Porto sono state anche le indagini sulla Basilica paleo-cristiana, il monumento sorto sulle strutture dei magazzini che, fino alla fine del III secolo avevano funzionato come stoccaggio delle merci a ridosso del porto esagonale di Traiano. Gli studi, che saranno presentati domani a Palazzo Massimo, svelano la trasformazione del monumento con una pianta a tre navate, completata dall'abside nel V secolo. Una basilica, destinata a diventare sede vescovile nella tarda antichità, che spicca nel cuore commerciale della città antica, di cui «ricicla» le pavimentazioni a mosaico bianco e nero. A renderla unica è la conservazione delle originali recinzioni liturgiche e dell'ambone. La basilica (lunga 40 metri) sfoggia una vasca battesimale, pavimenti di marmi e frammenti di intonaci dipinti trovati sui crolli delle arcate che separavano le navate. Tra questi, tipologie figurative di santi del XII secolo, senza confronti a Roma. Visite gratuite a Porto, solo su prenotazione (066529192).





Ultimo aggiornamento: 20:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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