Ucciso a botte a Torpignattara, spuntano manifesti di solidarietà per il minorenne omicida

Domenica 21 Settembre 2014 di Filippo Bernardi
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Inchiostro rosso su sfondo bianco: «Siamo tutti con te, Daniel». Solidarietà al rovescio, a Torpignattara. Due giorni dopo la morte di Khan Muhamad Shanzad, il 28enne pachistano ucciso a botte da un minorenne del posto, "il quartiere" si schiera con il giovane accusato di omicidio preterintenzionale.

Il lenzuolo attaccato a una grata di ferro si muove appena, sotto i refoli di vento di un afoso sabato di settembre. Poco più in là, nella stessa piazzetta senza nome, nient'altro che una distesa di piastrellato sopra un parcheggio sotterraneo, un secondo striscione rivolto al giovanissimo arrestato recita: «Ci manchi a tutti».

Il luogo in cui Khan Muhamad Shanzad si è accasciato a terra, morendo sotto gli occhi del suo aggressore, dista due dozzine di passi. «Era ubriaco e molestava i passanti. Mi ha sputato e io gli ho dato un pugno, solo uno», ha raccontato il ragazzino ai carabinieri». A chi sta dalla sua parte, a chi lo conosce, basta questo. Siamo nella periferia di Roma con il più alto tasso di extracomunitari, dove la convivenza pacifica e quotidiane storie di integrazione (è qui che un gruppo di mamme arrabbiate ha impedito un comizio anti-immigrati del leghista Borghezio) si intrecciano con diffidenze, razzismo e fatti di cronaca nera che si susseguono con regolare cadenza.

Noi e loro, Daniel e quel pakistano su di giri che infastidiva i passanti. La dicotomia è radicale. E così, parlando con alcuni residenti, si scopre che la sera dell'omicidio, in via Lodovico Pavoni, erano in tanti affacciati alle finestre, richiamati dal trambusto della rissa. Il tempo di capire che «il pakistano c'era rimasto secco» ed è calato il silenzio. Chi ha chiamato i carabinieri si è sentito gridare di farsi i fatti suoi, si è beccato dell'infame per aver avvertito «'e guardie». Perché nella mentalità del noi e loro lo straniero si è preso solo un po' di botte e il fatto che sia morto altro non è che un incidente di percorso. «Quello» avrebbe dovuto risvegliarsi nel letto suo, con un occhio gonfio, qualche dolore e festa finita. Invece le cose sono andate diversamente.

Ultimo aggiornamento: 23 Settembre, 08:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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