Roma, tentato rapimento di un neonato
«Così quella donna mi ha rubato il figlio»
Parla la madre aggredita in metro

Giovedì 14 Novembre 2013 di Laura Bogliolo
Giovanna Crielesi con il figlio Giuseppe (foto Caprioli-Toiati)

Stringe forte Giuseppe, lo coccola, lo rassicura. «Mai più nessuno proverà a portarti via da me» sussurra a quel fagottino di otto mesi avvolto in una tutina blu. In un piccolo appartamento all’ultimo piano di una palazzina a Vicovaro, si prova a dimenticare la paura. «Lo ha preso per un piedino e lo ha tirato verso di lei». Lo choc. «Non capivo cosa stesse accadendo, è successo tutto in pochi secondi». La rabbia. «Quella donna continuava a tirare verso di sè mio figlio». Poi il crollo: «Non capivo più niente, mi sono accasciata su una panchina».

Giovanna Crielesi, 36 anni, lunedì scorso si trovava nella stazione di Ponte Mammolo, a Roma.

«Ero con mio figlio Giuseppe, dovevamo prendere il pullman per tornare a casa, a Vicovaro. Ero andata a trovare il mio compagno, Antonio, il papà di Giuseppe: fa il pizzettaio in un ristorante in centro e spesso rimane a dormire a Roma. A Giuseppe mancava il papà, diceva «papo, papo» così ho deciso di andare a trovarlo. Nel pomeriggio, verso le 17, sono andata nella stazione di Ponte Mammolo per prendere il pullman per tornare a casa».

Poi cosa è successo?

«Ho deciso di cambiare Giuseppe prima di affrontare il viaggio verso Vicovaro: sono andata nella sala d’attesa della stazione e l’ho adagiato su una panchina, lo avevo fatto già tante altre volte. Avevo visto quella donna entrando in stazione, mi fissava, non mi piaceva. Ho iniziato a cambiare Giuseppe e all’improvviso l’ho visto scivolare via sulla panchina: quella donna gli ha afferrato un piedino, un calzino si è tolto, sono stati istanti di terrore. Mi ha strappato via mio figlio con forza, sono riuscita a riprenderlo mentre lei continuava a strattonarlo».

Ha visto la donna avvicinarsi?

«No, ero chinata verso mio figlio, ho visto soltanto un braccio che si allungava e che trascinava via Giuseppe per un piedino. Ho reagito d’istinto, ho ripreso Giuseppe, mi sentivo svenire e ho sentito gridare: erano due ragazzine che avevano visto tutto e sono intervenute».

Cosa hanno fatto le due ragazze sedicenni?

«Mi hanno aiutata, sono riuscite a fermare la donna. Poi sono arrivate le guardie giurate che hanno bloccato la donna e chiamato i carabinieri che sono subito arrivati e che mi hanno aiutato tantissimo. Vorrei fare un appello: incontrare le due ragazze per abbracciarle, sono state degli angeli. Stavo male e non ho potuto ringraziarle».

La donna, di nazionalità bulgara, risulta residente in un campo nomadi a Striano, provincia di Napoli, ora è in carcere. La perdonerà mai?

«Mai, non voglio più sapere niente di lei, non voglio neanche vederla, né conoscere i motivi di quel gesto. Le forze dell’ordine mi hanno detto che alle 13.30 sempre nella stazione di Ponte Mammolo aveva provato a prendere un altro bambino che stava su un passeggino. Sa cosa si prova a vedere il proprio figlio portato via? Lo sa? Ci si sente morire, ho ancora gli incubi».

Come sta Giuseppe?

«Ha paura, ogni tanto piange, lo devo prendere in braccio per farlo tranquillizzare. Spero possa dimenticare tutto molto presto. Pensi sempre che non possa succedere a te».

Cosa prova?

«Provo rabbia, paura, non riesco a smettere di piangere: devo scuotere la testa per smettere di vedere lo sguardo di quella donna. E voglio dire a tutte le mamme di stare attente, di non distrarsi neanche per un secondo, di non lasciare mai i propri bimbi. È un’esperienza orribile: nessuno merita di perdere il proprio figlio».

Ultimo aggiornamento: 15 Novembre, 00:06 © RIPRODUZIONE RISERVATA