Aborto, nel Lazio la pillola Ru486 anche in day hospital e scoppia la polemica

Mercoledì 26 Marzo 2014 di Elena Panarella
Non saranno più obbligatori tre giorni di ricovero per poter assumere la pillola abortiva Ru486:

con una delibera firmata dal governatore Nicola Zingaretti anche nelle strutture ospedaliere del Lazio sarà possibile praticare l’interruzione volontaria di gravidanza non chirurgica anche in regime di day hospital, previo naturalmente il via libera del medico. «Interrompere una gravidanza è sempre un evento difficile per una donna - ha commentato il presidente - e il nostro dovere è garantire assistenza e il diritto alla salute. È un atto di profondo rispetto per le donne». Un atto, ha spiegato ancora Zingaretti, che si inserisce in un più ampio quadro che punta alla valorizzazione della rete dei consultori. Quella di consentire l’uso della Ru486 in day hospital, ha ricordato la giunta, è una scelta già adottata da altre Regioni, come l’Emilia-Romagna o l’Umbria, e che si basa su «evidenze scientifiche internazionali».



TRE STEP

La delibera stabilisce che l’intervento può essere fatto in day-hospital seguendo tre precisi step: accesso e preospedalizzazione, controllo degli esami e somministrazione del farmaco, controlli clinici. Entro 21 giorni è prevista la visita ambulatoriale finale. «A questo si aggiunge il lavoro che, anche su istanze delle associazioni, stiamo portando avanti da 4 mesi insieme a tutti gli operatori dei consultori del Lazio» ha aggiunto Zingaretti. «I tavoli tecnici - spiegava poi solo pochi giorni fa - stanno lavorando sui consultori, sul progetto nascita e sulla tutela della legge 194 come grande opportunità di prevenzione e sostegno alla donna, che non sempre è adeguata a livelli civili».



POLEMICHE

A giorni dovrebbero arrivare le linee guida «per il rilancio della 194», ma intanto la decisione della giunta ha suscitato le proteste della consigliera regionale Olimpia Tarzia (lista Storace), fondatrice del Movimento per la vita: a suo avviso la delibera di Zingaretti «è una grave forzatura ideologica. L’aborto chimico non è meno traumatico di quello chirurgico». La delibera poi «bypassa la stessa 194, perché tutta la procedura abortiva deve avvenire entro le strutture ospedaliere - conclude Tarzia - Zingaretti getta le basi per incoraggiare l’aborto fai da te». La deputata Ncd Eugenia Roccella, sottolinea: «Il Consiglio superiore di sanità, cioè la massima autorità scientifica italiana nell’ambito della salute, ha espresso ben tre pareri, in anni diversi, in cui si ribadisce che, a tutela della salute della donna, è necessario per chi assume la pillola abortiva un ricovero di tre giorni».



ABORTO PERICOLOSO

«Si continua a liquidare una pratica abortiva pericolosa per la salute della donna, nel più breve tempo possibile - ha detto la Presidente del Forum delle Associazioni familiari del Lazio, Emma Ciccarelli - La pillola Ru486 è in tutto e per tutto un aborto chimico. E un aborto non è come andare a rimuovere un neo, ha grossi risvolti psicologici oltre che di salute, in quanto si tratta di decidere della vita di un’altra persona che è stata concepita. Si continua a fornire un informazione parziale e tendenziosa su questa opzione». La Ciccarelli ha infine aggiunto: «I dati rilevati dal lavoro di ascolto nei consultori ci confermano che la scelta di abortire nel 90% dei casi è dettata da disagi economici e sociali della donna. Lavoriamo sul rimuovere queste cause e non utilizziamo pratiche mediche sbrigative». Ultimo aggiornamento: 27 Marzo, 16:28 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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