Roma, giallo del piede mozzato: la vittima è l'ultrà laziale Gabriele Di Ponto

Sabato 15 Agosto 2015 di Marco De Risi e Paola Vuolo

Risolto il mistero del piede mozzato ritrovato nel fiume Aniene, appartiene a Gabriele Di Ponto, 36 anni, romano, una vita senza regole passata dentro e fuori dal carcere tra rapine droga e violenza.

Tifoso della Lazio, fedelissimo della Curva Nord, aveva tatuati sul piede sinistro le scritte simbolo degli ultrà «SS Lazio irriducibili della Curva Nord», «Oggi è un bel giorno per morire» e il pupazzetto simbolo Mister Enrich. Il piede è stato trovato da un pescatore martedì scorso, l'arto era stato nel fiume 48 ore. Un bel rompicapo per gli investigatori della Mobile romana di Luigi Silipo, che hanno subito controllato tra le denunce di persone scomparse. Quattro nomi erano tra quelli ritenuti i più probabili, perché i familiari hanno raccontato che erano laziali e con tatuaggi su tutto il corpo.

IL DNA

Manca la prova definitiva del Dna, che sarà eseguita la settimana prossima, ma i dubbi sono praticamente inesistenti. La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio volontario. Secondo i primi riscontri dell'autopsia sull'arto tatuato, chi lo ha tagliato ha usato una sega elettrica, come proverebbero i segni di scanalature nel taglio netto. L'ipotesi degli esperti è che l'uomo sia stato fatto a pezzi.

«MEGLIO IN CELLA»

Non si hanno notizie di Gabriele Di Ponto dal 24 luglio, data del suo ultimo post su Facebook. Sul suo profilo mostra i tatuaggi, e fa continui riferimenti alla galera «Meglio in cella, in silenzio, che a fare l'infame». «Meglio la vita in quattro mura, che fare il cantante in Questura». Gabriele Di Ponto traffica con i boss della Rustica e di San Basilio, quartieri difficili alla periferia della capitale. Ha precedenti per spaccio e rapina, nel 2008 è stato arrestato in una villetta a Guidonia, vicino Roma con l'accusa di essere un rapinatore seriale di farmacie.

Tanti anni fa qualcuno gli ha sparato all'anca destra, e da allora non camminava più bene. La prima rapina l'ha fatta a 18 anni, si era coperto il volto con la maschera di Pulcinella per svaligiare un centro commerciale. Sposato con una ventiquattrenne italotunisina, che lo ha lasciato dopo appena un mese perché lui la picchiava. Un matrimonio che la famiglia di lei non ha mai digerito «neanche ci volevo andare al matrimonio » dice il suocero di Gabriele Di Ponto «ora la mia bambina è all'estero - racconta - l'ho mandata in Francia per evitare che lui le facesse ancora del male. La morte non la auguro a nessuno, spero però che mia figlia possa cominciare una nuova vita».

Ultimo aggiornamento: 17 Agosto, 08:58

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