Picchia e prende a morsi il figlio neonato: in manette papà violento

Picchia e prende a morsi il figlio neonato: in manette papà violento
di Elena Ceravolo
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Mercoledì 9 Ottobre 2013, 08:20 - Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre, 08:19

Ha colpito con un ceffone il figlio di dieci mesi fino a farlo svenire, voleva che smettesse di piangere. E' l'incredibile gesto di violenza esploso dalle mani di un padre ventitreenne di Guidonia. Sulle gambe di quel bimbo i medici del pronto soccorso di Tivoli hanno trovato anche i segni di morsi. Prognosi: quindici giorni.

Il piccolo lunedì mattina è stato portato all'ospedale di Tivoli dalla mamma, anche lei medicata per ferite guaribili in dieci giorni. Domenica sera si era assentata per mezzora, il tempo di andare a prendere la pizza per cena. «Piangeva, gli ho dato uno schiaffo. Forse un po' troppo forte. Controllalo» si è sentita dire dal marito al rientro.

ERA SVENUTO

Il bimbo era svenuto, in culla, ma sembrava dormisse e lei non si è allarmata. I segni, piuttosto evidenti, la mamma li ha notati però soltanto la mattina dopo: quel ceffone gli avrebbe persino fatto uscire il sangue dagli occhi. A fugare ogni dubbio il referto medico: ecchimosi guancia destra con versamento dei vasi sanguigni degli occhi, sospetta lesione del timpano, morsi sulle cosce. Ora sul papà violento pende una denuncia per maltrattamenti in famiglia, lesioni e minacce partita dal commissariato di Tivoli, diretto dal vicequestore Alfredo Luzi. Da ieri, però, è agli arresti domiciliari dopo la convalida dell'arresto scattato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale: si è scagliato contro i poliziotti che erano andati a prenderlo a casa, provocando ad uno di loro ferite guaribili in tre giorni. «Quando ero piccolo mi picchiavano sempre», avrebbe detto il ventitreenne disoccupato - alle spalle alcuni precedenti per rissa - agli investigatori che gli chiedevano conto di tutta quella violenza.

CODICE ROSA

Per la donna e per suo bambino al pronto soccorso è subito messo in moto il protocollo «Codice rosa»: dopo la ricostruzione della vicenda in modalità protetta presso il centro antiviolenza «Le lune» di Guidonia madre e figlio sono stati affidati alle cure di una struttura specializzata. L'allarme l'altra mattina è partito dal poliziotto di guardia al pronto soccorso. I segni sul viso di quel bimbo tenuto in braccio dalla mamma lo avevano insospettito. Il resto lo hanno fatto gli investigatori del commissariato e le esperte di «Differenza donna» che gestiscono il centro «Le Lune». Non era la prima volta che quella giovane donna finiva in ospedale per le botte del marito: i medici del pronto soccorso pare l'avessero refertata almeno altre due o tre volte. Tanto che mamma e bimbo - come è stato ricostruito - proprio giovedì scorso erano usciti da una casa famiglia dove avevano seguito un «programma di riavvicinamento e ricongiunzione familiare» durato quattro mesi. Al ritorno tra le mura domestiche però la situazione non è cambiata: la violenza è tornata subito, secondo quanto raccontato dalla ragazza. Il caso ora è già finito sulla scrivania del pm Stefania Stefanìa. Un fascicolo da brividi: nelle foto allegate il viso e le gambe del bimbo con i segni lasciati dalla violenza del padre.

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