Malagrotta: «Perizie bocciate e consulenti amici»

Malagrotta: «Perizie bocciate e consulenti amici»
di Sara Menafra
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Mercoledì 22 Gennaio 2014, 08:46 - Ultimo aggiornamento: 23 Gennaio, 08:44

​Lavora e lavorava per l’imperatore delle discariche Manlio Cerroni. E i giudici amministrativi lo sapevano, perché della «circostanza», come dicono i giuristi, si discusse persino in udienza. Eppure, è sulla base della consulenza del perito Massimo Grisolia che, nel 2011, il Tar del Lazio ha stabilito che la discarica di Malagrotta non ha inquinato la falda acquifera sottostante. La decisione è stata poi ribaltata dalla decisone del Consiglio di Stato che a maggio del 2012 ha disposto una nuova consulenza, stavolta affidata al Politecnico di Torino. Ma, ora, quell’episodio potrebbe essere rilevante nell’altro mega fascicolo che nelle prossime settimane il Alberto Galanti potrebbe portare a compimento. Quello dedicato, appunto, a Malagrotta.

Basta dare un’occhiata alla sentenza del Tar per scoprire che Grisolia si è sbilanciato, e molto, affermando che a Malagrotta tutto era regolare. «Pur non potendo escludere un effetto indotto dalla discarica sul carico ambientale complessivo, la mancanza di significativi dati fa ritenere che non è possibile allo stato attuale esprimere margini diritti e quantificabili di riconducibilità all’attività espletata dalla discarica di Malagrotta». In sintesi, la discarica, dice lui, non ha inquinato la falda sottostante e dunque le prescrizioni del comune di Roma per ripristinare la zona non erano «da ritenere idonee in quanto prive di pratica fattibilità».

«NESSUN SOPRALLUOGO»

Un anno dopo, il Consiglio di Stato ha deciso di ripartire da zero. «Il collegio - si legge nella sentenza - non può non rilevare che era stata sollecitamente avanzata, a tempo debito, sia dal Comune che dall’Arpa istanza di sostituzione del verificatore, prof. Grisolia, documentandosi che il medesimo aveva svolto, in precedenza, attività di consulenza e studio nell’interesse dell’originaria ricorrente occupandosi proprio della discarica di Malagrotta». E aggiungendo come certo non avesse aiutato la decisione il fatto che Grisolia «non abbia condotto sopralluoghi in sito».

Le carte dell’inchiesta che hanno portato all’arresto di Cerroni, dimostrano che i contatti con il gruppo erano frequenti anche nel 2011. Ad aprile, pochi mesi prima della sentenza, Federica Conte, la segretaria di Rando (amministratore di molte delle società della galassia) chiama una collega. E le annuncia: «Senti, stamattina deve accompagnare una delle due signore su di sopra, all'università per far firmare quelle cose di Grisolia».

LA CONSULENZA NEL 2013

E ancora: è sempre Grisolia a scrivere, nel 2013, la consulenza per Cerroni in cui si spiega che, una volta chiusa, la discarica di Malagrotta avrebbe potuto essere coperta da Fos, un miscuglio di spazzatura e terreno. «Tale soluzione sarebbe confortata, sotto il profilo tecnico, da una relazione a firma Gavasci, Sirini e Grisolia», nota il pm.

La nuova perizia affidata al Politecnico di Torino potrebbe cambiare il quadro anche dell’inchiesta penale su Malagrotta. Il deposito è atteso per il mese prossimo. E i magistrati della Procura di Roma hanno già detto ai giudici amministrativi di essere interessatissimi a leggerne il contenuto.

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