Roma, Mafia Capitale, giro di vite sui circoli Pd «Morosi e illegali: ne chiudiamo uno su 3»

Lunedì 28 Settembre 2015 di Simone Canettieri
La reazione del Pd a Mafia Capitale per la prima volta è fatta di numeri. La proporzione è di uno a tre. Chiudono 35 circoli dem. Ne rimangono in vita solo 75 che d'ora in poi torneranno a chiamarsi sezioni. Il taglio è una scelta dettata anche dai bilanci, esangui, del partito. Alla fine Matteo Orfini sembra non aver fatto sconti nemmeno a se stesso. Lo storico circolo Mazzini - dove il commissario dem fu scovato, ventenne, da D'Alema - finirà accorpato con quello «rivale» di Trionfale.

La riforma del Pd romano è stata annunciata ieri, durante il seminario (a porte chiuse) nella Cooperativa Agricoltura Nuova a Castel di Leva. Davanti ai dirigenti territoriali, abbastanza consapevoli delle decisioni nell'aria da tempo, e soprattutto a Fabrizio Barca, che la scorsa estate ha «mappato» il partito indicando i circoli da chiudere (27) con una premessa iniziale: «A Roma il Pd è pericoloso e dannoso».



Ora, a nove mesi dall'inchiesta giudiziaria che ha terremotato i dem arrivano i primi atti ufficiali. Preceduti dalla notizia, riportata da Il Messaggero, che il commissariamento durerà ancora un altro anno, poi ci sarà il congresso, e che intanto sono state azzerate la direzione e l'assemblea. Così hanno deciso Matteo Renzi, il segretario, e Lorenzo Guerini, il vice. Intanto, scatta «la dieta» delle sedi.



I NUMERI

A saltare sono soprattutto i circoli finti, quelli che non si riunivano mai ma che, al primo fischio del capobastone di turno, spalancavano le porte per tesseramenti lampo, congressi e primarie. Scompaiono dalla geografia politica romana anche molti luoghi che in questi anni hanno imbarcato debiti su debiti (solo con Ater i dem hanno una morosità che supera i 600mila euro). Su questo Orfini è stato molto duro: «La federazione ha passivo che supera i due milioni di euro. Chi l'ha gestita prima ne dovrà rispondere».



Un modo per dire: farò i nomi e i cognomi di chi ha sbagliato. «Insomma, non è finita qui», è stato il commento dei presenti. E non sono mancati nemmeno i borbottii di sottofondo.

Per fare in modo che interi quartieri non rimangano senza bandiere democrat la strategia utilizzata è stata doppia: chiusura e accorpamenti. Alla prima voce compaiono tutti quei circoli considerati emanazioni dei protagonisti delle inchiesta Mafia Capitale. Qualche esempio? Addio a via Crema (storica sede già Dc-Margherita), Morena si unirà ad Anagnina, si avranno Capanelle-Osteria del Curato, Sub Augusta-Cinecittà est, Torrino-Eur, Trigoria-Castel di Leva, Muratella-Corviale e via così fino a passare da 110 a 75 circoli. In compenso nasceranno le municipalità, quindici in tutto, che coordineranno il lavoro dei territori rimasti.



IL DIBATTITO

Il seminario del Pd è stato anche altro: a partire dal saluto mandato via Skype da Matt Browne, già a capo della fondazione politica legata a Peter Mandelson e Tony Blair, e tra i primi pontieri di Renzi negli Usa. Una «chicca» portata da Luciano Nobili. Nella discussione ha trovato spazio anche la proposta lanciata dal parlamentare Roberto Morassut, che giusto sabato aveva detto: «Serve una convention degli iscritti per dire no al pericolo di una gestione burocratica del Pd di Roma per ridurre le correnti ad una sola». Un'accusa, per molti, rivolta proprio a Orfini. Che su questo ha aperto e rilanciato: prima faremo la convention dei municipi, poi ascolteremo tutti gli iscritti.

Ultimo aggiornamento: 29 Settembre, 15:19

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