Mafia capitale, anche i politici nel maxi-processo con Buzzi

Mafia capitale, anche i politici nel maxi-processo con Buzzi
di Valentina Errante e Sara Menafra
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Giovedì 20 Agosto 2015, 05:44 - Ultimo aggiornamento: 21 Agosto, 09:26

Un maxi processo con quasi sessanta imputati (59 ad essere precisi). Un unico dibattimento, che stabilirà la verità processuale di quel che è stata Mafia capitale, raccontando cosa sia avvenuto a Roma e come sia stata amministrata la città a partire dal 2012. Ieri pomeriggio, il gip Flavia Costantini ha notificato a tutti gli indagati, oltre che alla procura, la data in cui partirà il processo con rito immediato per la seconda tranche dell'inchiesta che ha sconvolto la Capitale. La data è ancora il 5 novembre, giorno che vede già fissato, col medesimo collegio, l'appuntamento per processare i protagonisti degli arrestati di dicembre. Un unico maxi processo, anche se, tecnicamente, la decisione di procedere con un solo dibattimento sarà assunta nel corso di quella prima udienza. E non mancheranno i colpi di scena processuali, le lunghe dichiarazioni in aula e la massima attenzione mediatica. Non è escluso che, intanto, alcuni imputati possano chiedere altri riti alternativi che prevedono sconti di pena.

GLI IMPUTATI

Uno accanto all'altro sfileranno i politici e i ”criminali”. Quelli che hanno governato la città fino a poco tempo fa, e sembravano destinati a carriere ancor più luminose, come l'ex presidente del consiglio comunale Mirko Coratti o l'ex assessore alla casa Daniele Ozzimo, e i camerati del nero Massimo Carminati, considerato il boss indiscusso della mafia romana. Riccardo Brugia, che era accanto al capoclan anche all'epoca del furto nel caveau della Banca di Roma di piazzale Clodio, o Roberto Lacopo, che si occupava con modi spicci della riscossione crediti nei confronti dei piccoli imprenditori che si avvicinavano all'organizzazione.

LE ACCUSE

Il provvedimento notificato ieri pomeriggio in 40 pagine ricostruisce soprattutto la storia dell'ultima parte dell'inchiesta: gli arrestati (i semplici indagati non andranno a immediato ma seguiranno un iter più lungo anche attraverso una udienza preliminare) dello scorso giugno erano in tutto 44. Agli indagati per associazione mafiosa, in poche righe, il gip Costantini dedica le parole più pesanti: Massimo Carminati è, scrive la giudice, «capo e organizzatore, sovrintende e coordina tutte le attività dell'associazione, impartisce direttive agli altri partecipi, fornisce loro schede dedicate per le comunicazioni riservate, individua e recluta imprenditori, ai quali fornisce protezione, mantiene i rapporti con gli esponenti delle altre organizzazioni criminali operanti su Roma nonché con esponenti del mondo politico, istituzionale, finanziario, con appartenenti alle forze dell' ordine e ai servizi segreti». Salvatore Buzzi, «organizzatore, gestisce, per il tramite di una rete di cooperative, le attività economiche dell'associazione nei settori della raccolta e smaltimento dei rifiuti, dell' accoglienza dei profughi e rifugiati, della manutenzione del verde pubblico e negli altri settori oggetto delle gare pubbliche aggiudicate anche con metodo corruttivo, si occupa della gestione della contabilità occulta della associazione e dei pagamenti ai pubblici ufficiali corrotti». Ma tra gli accusati di associazione mafiosa, che sono in tutto 19, spiccano i nomi dei ”pubblici ufficiali a libro paga”. Luca Gramazio, arrestato a giugno, «prima consigliere comunale al Comune di Roma poi Consigliere Regionale alla Regione Lazio, pone al servizio dell'organizzazione le sue qualità istituzionali, svolge una funzione di collegamento tra l'organizzazione la politica e le istituzioni, elabora, insieme a Testa, Buzzi e Carminati, le strategie di penetrazione della Pubblica Amministrazione, interviene, direttamente e indirettamente nei diversi settori della Pubblica Amministrazione di interesse dell' associazione». E l'ex ad di Ama Franco Panzironi «pubblico ufficiale a libro paga, partecipa all'associazione fornendo uno stabile contributo per l'aggiudicazione di appalti pubblici, per lo sblocco di pagamenti in favore delle imprese riconducibili all'associazione; garante dei rapporti dell'associazione con l'amministrazione comunale negli anni 2008/2013».

L'ASSOCIAZIONE

Il punto più delicato, sul quale gli avvocati daranno battaglia, sarà proprio il tentativo si smontare l'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso, reato che prevede una pena decisamente più pesante della corruzione. Un tentativo che alcuni difensori hanno già tentato di perseguire davanti alla corte di Cassazione, sperando che fosse il palazzaccio a respingere l'innovativa configurazione del reato ipotizzata dal procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone dall'aggiunto Michele Prestipino e dai pm Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli. L'associazione di Carminati, per l'accusa, pur utilizzando spesso lo strumento della corruzione e della turbativa d'asta, avrebbe mantenuto il potere intimidatorio tipico delle organizzazioni mafiose ”tradizionali”. A fare ricorso erano stati tre dei quattro “eccellenti” dell'inchiesta: Buzzi, Odevaine e Panzironi, insieme con gli altri 16 indagati che si erano opposti alle misure cautelari e alle accuse a loro carico. La difesa di Carminati, invece, aveva preferito non fare ricorso e attendere il verdetto del “Palazzaccio” sugli altri coindagati, evitando così che si formasse un giudicato cautelare a suo carico. Gli ermellini finora hanno respinto le obiezioni confermando l'impianto della procura. Ma il tribunale riavvierà la discussione da zero.

CHI PARLA E CHI NO

In aula peseranno anche le scelte processuali e la divisione, che rischia di farsi sempre più netta, tra chi ha deciso di parlare e di provare ad avviare una collaborazione con gli inquirenti e chi continua semplicemente a difendersi. Negli ultimi mesi a rivolgersi ai pm per chiedere spontanee dichiarazioni sono stati Franco Panzironi, Luca Odevaine e, in ultimo, Salvatore Buzzi che, dopo un lungo silenzio ha scelto di seguire le indicazioni del legale Alessandro Diddi e firmare tre lunghi verbali. Dichiarazioni che hanno convinto solo in parte i magistrati e che potrebbero segnare una netta divisione con chi finora non ha mai fatto dichiarazioni, come il boss Massimo Carminati.

L'ultimo interrogativo riguarderà le costituzioni di parte civile. Nell'elenco delle parti lese, che hanno diritto a costituirsi in giudizio, il gip Costantini ha inserito il Ministero dell'Interno, la Regione Lazio, il Comune di Roma Capitale, Ama e la Prefettura di Roma, oltre al comune di Castelnuovo di Porto (che, è notizia di questi giorni, sembra aver evitato lo scioglimento per mafia). Quanti di questi, e in che forme, sceglieranno di costituirsi e partecipare attivamente al processo potrebbe essere uno degli interrogativi coi quali, il 5 novembre, comincerà la sfilata processuale di Mafia capitale.