Rifiuta l'aborto consigliato dai medici e nasce un bimbo sano: «Ho denunciato l'ospedale per salvare altre donne»

Martedì 25 Marzo 2014 di Veronica Cursi e Adelaide Pierucci

Maria stringe tra le braccia il suo bambino, gli accarezza le mani, i piedini, lo culla per farlo addormentare con la pazienza che solo una mamma innamorata può avere:

«Edoardo ha tre mesi e mezzo, è un bambino sveglissimo, sorride sempre, ha una vitalità incredibile». Eppure il 4 aprile del 2013, Maria Emanuela Scirè, 32 anni, il suo bimbo ha rischiato di non vederlo mai nascere. Alla quinta settimana di gravidanza preoccupata per alcune perdite di sangue si è presentata al pronto soccorso dell’ospedale Fatebenefratelli.

LA DIAGNOSI

E lì ha dovuto affrontare la diagnosi più terribile: «Il feto è morto, il cuore non batte», le dice senza dubbi una giovane dottoressa che le consiglia l’aborto. Ma lei non si fida, segue il suo istinto e decide di andare avanti con la gravidanza: otto mesi dopo nasce un bimbo sanissimo. Edoardo sorride, gorgheggia, «guarda che casino abbiamo fatto - le dice affettuosamente la mamma - sei diventato famoso». E’ felice adesso Maria, questa storia a lieto fine, «poteva trasformarsi in una tragedia e non l’avrei mai saputo», continua a ripetere. Ecco perché assistita dall’avvocato Pietro Nicotera, ha deciso di denunciare i medici dell’ospedale: «Un atto doveroso - ne è convinta - perché fatti del genere non accadano mai più». Già mamma di una femminuccia di due anni e mezzo, coccola Edoardo e ancora si commuove a ricordare quella mattinata: «Cosa sarebbe successo se avessi dato fiducia a quella dottoressa? - ripete - Solo a pensarci mi vengono i brividi. Non ero stata bene, avevo avuto qualche perdita di sangue e sono andata al pronto soccorso per un controllo, quante altre donne ogni giorno fanno la stessa cosa».

L’ERRORE

«Dopo le analisi hanno deciso di farmi un’ecografia, i medici non avevano dubbi: non c’era traccia di battito, mi hanno detto che avevo avuto un aborto interno e mi hanno consigliato il raschiamento, solo di fronte al mio rifiuto, specificando tutti i rischi a cui sarei andata incontro se non fossi intervenuta subito, mi hanno suggerito un farmaco per provocare l’espulsione del feto». Farmaco che Maria però non assumerà mai. Dopo una settimana la donna ripete l’ecografia e il cuore stavolta batte. «Non mi chieda perché, ma ho sentito che non lo dovevo fare, solo l’istinto di una mamma può capire certe cose. Oggi mi rendo conto che ho salvato la vita di mio figlio, che è nato proprio in quell’ospedale con un tranquillo parto naturale».

«A dimostrazione del fatto - chiarisce - che non voglio mettere in dubbio la professionalità dei medici del Fatebenefratelli, tant’è che ho deciso di partorire lì, semmai la superficialità con cui spesso agiscono al pronto soccorso, dove invece il personale dovrebbe essere altamente qualificato. Non si può sbagliare con la vita, bisogna essere più accorti, chissà quante altre mamme a differenza mia non si sono fidate del proprio istinto e senza saperlo hanno messo fine alla vita del proprio bimbo».

MALASANITÀ

«Spero che l’indagine interna avviata dalla direzione sanitaria dell’ospedale porti a dei risultati ottimali - afferma l’avvocato Nicotera - Dobbiamo evitare che in futuro possano verificano altri episodi del genere all’interno di un pronto soccorso. Questa è una vicenda gravissima, un fatto di malasanità, oggi ne parliamo con il sorriso, ma se non ci fosse stata la testardaggine di una mamma, nessuno ne sarebbe mai venuto a conoscenza» .

Ultimo aggiornamento: 26 Marzo, 08:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA

LE VOCI DEL MESSAGGERO

“Casa mia è piena di gente”. E menomale che si chiama isolamento

di Veronica Cursi