«Ho ucciso quell'uomo, ora ho paura»
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Venerdì 14 Febbraio 2014 di Mara Azzarelli
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ROMA - «Ora ho paura, sto pensando di tornare in Romania». La barista, che ha ucciso un rapinatore a Fiumicino, č ancora sotto choc. «Voleva difendere il suo lavoro. A tutti i costi. Arrivando persino uccidere con una coltellata uno dei due rapinatori che avevano fatto irruzione nel bar a Fiumicino. E la sua cittĂ  in qualche maniera adesso sembra volerla proteggere non rivelando il suo nome. Per tutti è Alina, solo e unicamente Alina.



La donna, una quarantenne romena, l’altra sera è precipitata improvvisamente in un incubo. Chi la conosce all’Isola Sacra la descrive come una brava donna, un’infaticabile lavoratrice e la mamma premurosa di una bimba che ha appena iniziato ad andare a scuola.



Arrivata in Italia una decina di anni fa, ultimamente lavorava nel bar di via Monte Solarolo dove l’altra sera c’è stata l’irruzione. A Fiumicino in molti la ricordano meglio però per il piglio deciso con cui serviva i caffè al bar della banchina. Quello dei pescatori. «Seria e precisa. Sempre puntuale, all’alba stava giĂ  alla macchina», racconta Mario un pescatore che sistema le reti in via Torre Clementina. E’ proprio qui, dove i pescherecci di Fiumicino ormeggiano e scaricano il pesce per andare all’asta, che Alina ha lavorato prima del nuovo incarico nel bar a Isola Sacra. «Una donna infaticabile», raccontano alcuni parenti della famiglia Cozzolino storici pescatori della zona a cui la romena rimane così legata da continuare a lavorare per loro anche trasferendosi al nuovo bar.



«L’ho vista tante volte - racconta un residente Ennio Necci - La sera faceva spesso tardi per sistemare i tavoli. Tante volte notavo che si portava dietro anche la bimba che, tornata da scuola, l’aspettava fino alla chiusura»». Poi l’uomo si ferma e riflette. «E’ stato quello il primo pensiero - dice - quando ho sentito della rapina e di come quella poveretta si era difesa, ho temuto che ci fosse la figlia presente. Qui è un caos: tanta microcriminalitĂ  e pochi mezzi alle forze dell'ordine».



Alina ieri è stata protetta dal suo avvocato, un noto legale di Ostia. All’Isola Sacra si dice che sia ancora sconvolta per quanto accaduto e per l’epilogo drammatico della vicenda. Con ogni probabilitĂ  è ancora sotto choc come forse lo era l’altra sera, un paio d’ore dopo la rapina, all’interno del pronto soccorso dell’ospedale Grassi dove è andata per farsi medicare un braccio.



«Un conto quando certe cose succedono nei film. Quando succedono nella realtĂ . Oddio mio, non riesco nemmeno a pensarci» non faceva altro che ripetere ai due agenti che l’hanno piantonata davanti alla sala gessi del pronto soccorso di via Passeroni. Lei, capelli lunghi neri raccolti in una coda e ancora addosso gli abiti dal lavoro, è rimasta per parecchio tempo con un fazzoletto di carta in mano e quel braccio dolorante stretto al petto.



«All’inizio - sussurra ai due poliziotti mentre intorno a loro ci sono diversi pazienti in attesa di visita - ho visto uno con il viso coperto ma non avevo capito. Solo quando si è girato puntando la pistola ho realizzato». Parole che la donna ripete senza sapere ancora che uno dei rapinatori è morto.



Quello che è successo è ancora al vaglio degli inquirenti. Pare che ci sia stata una colluttazione e che la donna abbia colpito con una coltellata uno dei due rapinatori. Fra i corridoi dell’ospedale Grassi la donna sembra cercare conforto nello sguardo dei due agenti che le stanno in piedi, davanti, ma che hanno solo il compito di farla visitare e di tenere lontani i curiosi. In effetti anche ieri per strada non si parlava d’altro. Di quella donna che davanti ai rapinatori impugna un coltello. «Si è difesa», dicono alcuni anziani fermi davanti al bar di piazza Grassi. «Che doveva fare? Subire l’ennesima rapina come facciamo noi? O magari farsi ammazzare?» grida la cassiera di un altro bar di via Torre Clementina. «Speriamo che ora non passi i guai lei», taglia corto la donna. Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio, 09:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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