Baby squillo, negli sms le regole e il tariffario

Martedì 12 Novembre 2013 di Valentina Errante e Cristiana Mangani

«Ti scrivo qui perché non mi funziona il computer». Sono le 15,59 del 17 maggio scorso. Il giorno in cui Angela, 15 anni, fa il salto nel vuoto. Si presenta a uno degli uomini che la sfrutteranno, Nunzio Pizzacalla. Lo fa su whatsapp e si descrive: «Alta quasi 1,70, mora capelli lunghi occhi marroni gambe lunghe seno grosso il peso non lo so con precisione ma sono un po’ in carne. Ho tre tatuaggi tutti non visibili, ho il piercing sulla lingua ma lo posso togliere e ho il segno del piercing all’ombelico che ho tolto tempo fa». Non indugia sui particolari, è poco più di una bambina e pensa che sia utile anche fornire indicazioni sul suo carattere e le cose che le piacciono: «Penso di essere una ragazza solare allegra mi piace andare a ballare e frequentare i locali, amo molto il sesso con gli uomini, meglio se più maturi di me, non ho tabù. Per il resto sono una ragazza normalissima mi piace uscire bere e fumo». Dall’altra parte del telefono l’uomo ha poco interesse su come Angela vorrebbe vivere. Vuole altro: «Mi servono foto dove si vede tutto il corpo, anche se sei sexy», scrive. Il passo successivo sono gli incontri con i clienti, gli appuntamenti, lo sfruttamento, il denaro. Sui cellulari i nomi dei clienti vengono identificati con un codice rapido e sono decine: «Antonello 5, cliente Augusto 6, Angelo, Cliente Marco». I compensi convenzionalmente sono indicati come «regalino».

ORDINI E CONTABILITÀ

È ancora Pizzacalla a impartire comportamenti e prezzario alle ragazze. Nell’informativa dei carabinieri del Nucleo investigativo, guidato da Lorenzo Sabatino, viene evidenziato che è l’alpino finito in manette a «mantenere la contabilità delle prestazioni sessuali effettuate dalle minori con i relativi ricavi». Nel messaggio del 26 maggio chiede: «Finora quanti clienti hai visto? So soldi, fai bella figura magari chissà potrebbe essere interessato alla relazione... ogni volta che fai uno mi devi mandare messaggio con tempo e soldi». Dal contenuto dei messaggi - è scritto ancora nell’informativa - «emerge che Pizzacalla ha impartito chiare disposizioni in merito ai tempi e alle tariffe da applicare in ordine alle prestazioni sessuali, nonché al tipo di informazioni da dare ai clienti». Ore 13,07 (ricevuto) «Per le cifre c’è una rettifica, facciamo direttamente entro le due ore 300, e superate fino a mezza giornata 500». Ore 13,08 (inviato) «Bene». In altre occasioni l’uomo ripete alla ragazzina le somme di denaro che deve pretendere dai clienti. L’attività di prostituzione appare consolidata. A rivelarlo sono sempre gli sms con i quali sempre Pizzacalla indica ad Angela la percentuale dei ricavati a lui spettante. «Fino adesso mi devi 110... su le prime erano 30 perché ti sei fatta dare 100, ma su 150 sono in realtà 45. La mia parte dove la stai mettendo?».

LE MINACCE

Ma non sempre Angela e Agnese rispettavano gli impegni: dormono fino a tardi, arrivavano in ritardo o non si presentano agli appuntamenti. Tanto che Mirko Ieni, un altro degli sfruttatori, arriva a minacciare Agnese: «Ti devi sbrigare, dove stai... ti fai venire a prendere e vieni qua se no hai chiuso con me micia, perché da oggi mi stai facendo perdere la pazienza». Ieni protesta per tre appuntamenti mancati: «ma che la gente sta alle condizioni tua, ma che stai a di, oh... m'hai detto 19, m'hai detto alle 19 andava bene... finito, io non sto tutto il giorno appresso a voi due a fare ’er coglione che mi date le risposte a mattozzi (fonetico) e bocconi, ma che vi viene in testa a voi due. Adesso questo lo chiami, ti fai venire a prendere, tardi mezz’ora... chiudemo qui i conti e te ne vai a casa, perché io non sto a giocà per niente. Già da oggi quello m'ha fatto stare due ore qua fuori a fa il deficiente... svegliateve, mo lo chiami». Agnese replica: «Ma che stiamo facendo scusa». E Ieni: «No, non me lavorate... perché mi date le conferme invece fate gli affari vostri subito dopo... siccome state in giro, lo sento che state in giro, mo lo chiami Valerio se no avete chiuso ragà per me è finita da oggi, parlamose chiari siete poco serie, poco precise. Se state a fa gli affari vostri a me non me ne frega niente... Devi farti questo obbligatoriamente, siccome sta venendo e ha staccato dall'ufficio e te sta a portà 250 euro di cui una piotta e mezza è mia perché sto a pagà casa io, perché voi non siete capaci neanche di fa questo... vieni, fai quello che devi fare e te ne vai... domani alle tredici ti vengo a prendere perché tanto ho capito che se no ti vengo a prende tu non fai più un c....».

LA SCUOLA

C’è qualcuno, però, che si accorge di quanto le cose stiamo precipitando, ed è la preside della scuola di Agnese. La ragazza si fa vedere in aula poco o niente e l’insegnante è decisa a fare la segnalazione. È la mamma della ragazza a dirglielo, mentre lei, senza mezzi termini, le spiega che sta lavorando a casa di Mimmi. «Sto lavorando, che vuoi?», taglia corto. La donna - scrivono i carabinieri - «verosimilmente infastidita dall’esplicito riferimento fatto dalla figlia, replica in modo sfuggente (ma...senti non mi prende in giro) e, evidentemente allarmata dalle possibili conseguenze connesse alla mancata frequentazione della scuola da parte della figlia («perché la preside sta per fare una segnalazione...la segnalazione eh si!»). Quindi le dice: «Devi risponderle al cellulare. È lei che chiama e tu non rispondi. Devi presentarti a scuola domani». Mamma: «Ti ha chiamato la professoressa? Hai ricevuto una telefonata con un numero tipo 349? Ha detto che devi andare a scuola. Perché la preside sta per fare una segnalazione». E Agnese: «Che palle». Mamma: «Ha detto nel caso in cui non mi mettete in condizione di fare quello che io non vorrei fare ma sono costretta, visto che m'hanno chiamato e volevano sapere se stavi male e io gli ho detto no, non sta male. Ha un altro tipo di malessere ma non è il malessere che pensiamo noi che le impedisce di venire a scuola. Quindi lei vuole parlare con te. Allora ha detto l’insegnante, io ho parlato con la preside, la preside è molto vicina ai problemi di Agnese». E la ragazza: «Ma vattene...».

AZZURRA E AURORA

Avevano anche nomi d’arte Angela e Agnese: Azzurra e Aurora. È il 12 ottobre quando al telefonino intestato a Mirko Ieni arriva una telefonata: «Chi sei? Azzurra?». E la ragazzina risponde: «No, sono Aurora». E il cliente: «Aurora o Azzurra?». «Azzurra sta arrivando», risponde. L’uomo dice di essere arrivato. Sta parcheggiando. Nell’appartamento c’è soltanto una delle due ragazzine. L’uomo va via dopo circa mezz’ora. Almeno a giudicare dalle intercettazioni. Mezz’ora dopo richiama: «Ciao so’ sempre Francesco, quello di prima. Ciao amore, ma se voglio vedè...tornare più tardi però non so a che ora». E la ragazzina: «Ma sei quello di adesso?» L’uomo conferma e Angela risponde: «Ci starà la mia amica, però».

Ultimo aggiornamento: 11:27 © RIPRODUZIONE RISERVATA