Vendita case Ater, esposto in procura. Gli inquilini: «Noi sotto ricatto, ci chiedono pagamenti non dovuti»

Domenica 2 Novembre 2014 di Michela Allegri
Pagamenti non dovuti, ma ottenuti quasi con il ricatto: approfittando del fatto che un utente sia ad un passo dalla stipula dell'atto di compravendita di un appartamento e abbia fretta di risolvere tutte le pratiche. Giocando con la lungaggine dei tempi della burocrazia, i funzionari dell'Ater, Azienda Territoriale Edilizia Residenziale Pubblica del Comune di Roma, potrebbero aver richiesto a decine di soggetti di saldare conti, in realtà inesistenti, in modo da ottenere tutte le liberatorie necessarie per procedere con acquisti e vendite di immobili a loro intestati. E' tutto scritto in un esposto appena depositato sia in Procura che presso la Corte dei Conti, e da cui potrebbe scattare un'inchiesta per truffa. Il titolare del fascicolo penale è il pm Sergio Colaiocco.



LA TECNICA

Tutto inizia da un contenzioso di fronte al Giudice di Pace. Nel 2006, Fabio e Claudio Antonucci decidono di acquistare la proprietà dell'immobile che loro padre ha alienato dall'Ater. E nel 2010, scelgono di vendere l'appartamento. Quindi, richiedono all'Ente l'autorizzazione per l'esenzione del diritto di prelazione sull'immobile. L'azienda comunica agli utenti che devono pagare circa 11 mila euro. E chiede ulteriori 2.600 euro giustificati come "oneri accessori relativi a posizione contabile debitoria" di Antonucci padre. In realtà, quei debiti non sono documentati e, comunque, sarebbero prescritti. Gli Antonucci chiedono un chiarimento. Ma l'azienda replica che per avere risposte precise è necessario avviare un'istruttoria della durata di 4 mesi. Gli utenti, quindi, pagano, avendo necessità di concludere in fretta le pratiche burocratiche, dato l'approssimarsi della stipula dell'atto di vendita.



Secondo l'avvocato Andrea Mannino, che rappresenta gli Antonucci e che ha appena depositato un esposto sulla vicenda sia in Procura che presso la Corte dei Conti, gli utenti sarebbero stati "obbligati" a pagare, perché il notaio non avrebbe potuto rogitare in assenza dell'attestazione dell'Ater. Inoltre, l'attesa di 4 mesi è stata inventata: non emergere da nessun regolamento". Scatta quindi un procedimento di fronte al Giudice di Pace, e l'Ater viene condannata alla restituzione della somma. Ora, però, l'avvocato Mannino ha chiesto ai magistrati di indagare «su un possibile sistema finalizzato alla percezione indebita di denaro a danno degli utenti». A quanto sembra, infatti, quello degli Antonucci non sarebbe un caso isolato: «Abbiamo accertato l'esistenza di molte vicende analoghe», ha spiegato Mannino. Nel 2007, per esempio, Francesco Romano Terrone, dovendo procedere all'acquisto di un'unità immobiliare ereditata dal padre, assegnatario Ater, inoltra domanda all'azienda per ottenere l'estinzione del diritto di prelazione gravante sull'alloggio. Oltre all'importo giustamente dovuto, l'Ater chiede all'utente ulteriori 1.600 euro, per generici «oneri non corrisposti». Essendo prossimo alla stipula del contratto di vendita, Terrone, proprio come gli Antonucci, decide di pagare. Poi, cita in giudizio l'Ente e vince la causa. L'Ater fu condannata a restituire l'intero importo.

Ultimo aggiornamento: 10:16