Roma, così il parroco adescava i giovani rom: «Mi diceva: se ci stai, soldi e vacanze»

Sabato 23 Maggio 2015 di Michela Allegri e Adelaide Pierucci

La camicia infilata dentro ai pantaloni, un borsello a tracolla, i capelli bianchi e lo sguardo gentile. Si presentava così, all'ingresso della stazione Termini, dal lato di via Giolitti, don Dino, 68 anni, ministro di culto in due parrocchie in provincia di Viterbo. Scambiava qualche parola con i giovanissimi che affollano i lati della strada, poi si appartava con loro. Don Dino, al secolo Placido Greco, non era lì per fare del bene: gli interrogatori dei due ragazzini rumeni che è accusato di aver adescato parlano chiaro. Le immagini registrate dagli agenti della Polfer sono nitide.

LA VACANZA Lo si vede abbordare, sorridere, allontanarsi accompagnato. «Una volta mi ha chiesto di andare in vacanza con lui», racconta un sedicenne, la prima vittima dal prelato. «Mi piacevano le macchine, lui ha detto di averne tante, mi ha fatto fare un giro sulla sua», dice invece un diciassettenne. È stato proprio uno dei minori a riconoscerlo, in fotografia, ascoltato dagli inquirenti. «In stazione gira sulla scala mobile, sul binario per Fiumicino... è venuto davanti al Mc Donald's con la macchina, siamo andati a mangiare e dopo sono andato a casa con lui... ho lavato un po' le mani, siamo andati a letto e sono andato via».

Un racconto freddo, a tratti agghiacciante: «E' successo tre volte, a casa, una volta al bagno del treno sul binario 29, una volta al bagno del binario 16... mi dava 40 o 50 euro».

Le dichiarazioni del minore sono state riscontrate - scrive il gip Chiara Giammarco nell'ordinanza: «Pur non essendo un assiduo frequentatore dello scalo ferroviario, saltuariamente Greco vi giunge e prende contatti con i giovani che trova sul posto». È stato contattando l'anagrafe del comune di Fiumicino, dove Greco risiede, che gli agenti hanno fatto la scoperta: accanto alla dicitura "professione" c'era scritto: «Ministro di culto». Controllando gli indirizzi forniti da uno dei minori, gli inquirenti si sono ritrovati di fronte all'ingresso di una parrocchia. Inizialmente la Procura aveva chiesto l'arresto, ma il gip aveva respinto l'istanza. Dagli accertamenti, poi, è emerso che don Dino nel tempo libero scriveva libri erotici, e nel computer custodiva un archivio di fotografie pedopornografiche. E il parroco è finito in manette. Ad aggravare la sua posizione, le dichiarazioni di un altro ragazzino, un diciassettenne.

LE AUTOMOBILI «Mi ha adescato all'uscita, mi ha proposto di fare sesso per 20 euro - racconta il giovane - gli avevo detto che mi piacciono le macchine e lui, prima di consumare il rapporto, mi ha fatto fare un giro a bordo della sua autovettura». Per guadagnare la fiducia del ragazzo, don Dino avrebbe tentato di trovare passioni in comune: «Mi ha detto che anche a lui piacciono le macchine, che ne ha tante... una Bmw grigia e una Opel nera». Poi, nei bagni a pagamento di Termini, continua il giovane, «abbiamo consumato un rapporto, mi ha pagato e siamo usciti separatamente». Tra gli indagati, ci sarebbe anche un altro sacerdote. Un ex parroco, Luca Galleschi.

È un sedicenne a parlare di lui: «Mi ha offerto 20 euro per un rapporto, ma l'incontro non si è concluso, lui andava di fretta». Una ex prostituta conferma il suo passato da sacerdote: «E' un prete, lavorava alla chiesa "Santa Maria degli Angeli" a piazza della Repubblica. Faceva entrare dei ragazzini rumeni da un'entrata secondaria della struttura». Tra gli indagati, anche una madre accusata di aver fatto prostituire la figlia minorenne. In carcere, inoltre, è finito un cinquantenne romano che, a febbraio, era già stato pizzicato mentre approfittava di un adolescente. Assistito dall'avvocato Gianluca Nicolini, era stato rimesso in libertà con l'obbligo della firma.

Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 13:19

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