Roma, il delitto di Ladispoli: «La prova dello stub a tutta la famiglia»

Sabato 23 Maggio 2015 di Emanuele Rossi
Roma, il delitto di Ladispoli: «La prova dello stub a tutta la famiglia»

I carabinieri passano al setaccio la villetta di via De Gasperi a Ladispoli alla ricerca di tracce utili per risolvere il caso dell'uccisione di Marco Vannini, 20 anni, morto in quella casa dopo essere stato raggiunto domenica sera da un colpo di pistola esploso da Antonio Ciontoli, il papà della fidanzata indagato dalla Procura per omicidio volontario.

Gli investigatori coordinati dalla Procura di Civitavecchia però vogliono essere sicuri e proprio per non escludere alcuna pista hanno sottoposto agli esami stub altri componenti familiari di Ciontoli che si trovavano in casa la sera della tragedia.

Sarebbe infatti emerso che in tutto fossero sei le persone presenti. Oltre alla vittima e a Ciontoli, sottoufficiale della Marina, anche la moglie, la figlia e l'altro figlio con la sua fidanzata. Secondo una prima ricostruzione, Marco Vannini alle 23.20 circa sarebbe stato raggiunto dal proiettile partito da una calibro nove di tipo corto. Tanti interrogativi però sono ancora senza risposta. Come il giallo delle telefonate al 118.

LE TELEFONATE Nella prima, alle 23.43 - ha confermato anche il legale della famiglia Vannini, Celestino Gnazi - la richiesta di aiuto per un ragazzo colto da malore per spavento sarebbe stata effettuata dal figlio di Ciontoli e dalla moglie. Una chiamata subito misteriosamente annullata. Poi il buco di 28 minuti fino ad arrivare alla seconda telefonata, sempre al 118, ma effettuata dal militare. «Venite che il ragazzo è caduto nella doccia e si è ferito con un pettine appuntito».

In entrambe le chiamate al 118 da via De Gasperi, quindi si sarebbe omesso di avvisare che Marco Vannini fosse stato ferito da un colpo di arma da fuoco. E poi il bagno, il luogo della sparatoria. Forse il ventenne di Cerveteri non era in doccia ma nella vasca; non era in piedi ma sdraiato o comunque seduto.

LE REGISTRAZIONI La magistratura ha acquisito tutte le registrazioni del 118 e farà presto luce in attesa naturalmente dei prelievi scientifici dello stub. La famiglia Vannini vuole la verità sulla morte del bagnino di 20 anni ed è tormentata da tanti pensieri: «Perché Marco è morto?». Un altro atroce dubbio accompagna queste drammatiche ore: «Marco si poteva salvare?». Ciontoli e i suoi familiari restano chiusi nella loro villetta. La ex fidanzata Martina è l'unica ad aver avuto un contatto in questi giorni, seppure attraverso un messaggio telefonico, con i parenti della vittima.

L'SMS «Ha scritto al cugino di Marco di essere distrutta dal dolore come la sua famiglia» ha confermato l'avvocato Gnazi - «ma poi è calato di nuovo il silenzio quando le è stato chiesto di dire cosa fosse accaduto in quella casa, quella sera». Martina ha anche partecipato ai funerali di Marco, che si sono svolti nella chiesa "Santissima Trinità" di Cerveteri. Le due comunità, di Ladispoli e Cerveteri, hanno dato l'ultimo saluto ad un giovane di 20 anni pieno di vita con tanti sogni nel cassetto. Uno in particolare: diventare a tutti costi un carabiniere.

Ultimo aggiornamento: 25 Maggio, 13:47