ROMA

Roma, «Diagnosi errata, costretta all'aborto»: coppia denuncia il Fatebenefratelli

Martedì 25 Novembre 2014 di Adelaide Pierucci

Ad una gestante era stato prescritto l'aborto terapeutico perché l'ecografia era “piatta”. La mamma non si era arresa ed aveva voluto fare un secondo verifica, in un'altra struttura sanitaria, scoprendo così che il cuoricino batteva: di lì a qualche mese sarebbe nato il piccolo Edoardo, sanissimo.

L'episodio era accaduto al San Giovanni Calibita Fatebenefratelli, dove ora è scoppiato un secondo caso: quello di un feto dato per sano, nella norma, e che, invece, aveva gravi malformazioni. Insomma, un errore nella lettura dei risultati dell'ecografia morfologica. L'ennesimo episodio di malasanità e l'ennesimo processo in tribunale con annessa richiesta di risarcimento danni.

Il trauma e il calvario, stavolta, sono quelli di una trentacinquenne romana e del suo compagno. L'otto marzo del 2013 la donna si era recata presso l'ambulatorio di ginecologia e ostetricia del nosocomio sull'isola Tiberina per una ecografia morfologica ostetrica. Era in stato di gravidanza da 21 settimane e 5 giorni. Il medico di turno le aveva consegnato subito i risultati dell'esame: «Si evidenzia la presenza di un feto unico dotato di attività cardiaca e motoria i cui parametri biomedici sono in accordo con l'epoca gestazionale effettiva». Tutto a posto, quindi. Auguri, il bimbo sarà sanissimo. La coppia a casa aveva festeggiato.

L'ERRORE

Il giorno dopo il papà del nascituro, però, aveva convinto la compagna a sottoporsi a una seconda ecografia, per scorgere meglio i lineamenti del piccolo e per conservarne le foto.

L'esame era stato ripetuto in una struttura privata, otto giorni dopo, il 15 marzo. Drammatica la scoperta. Il feto, dato per perfetto al Fatebenefratelli era risultato, purtroppo, con gravi malformazioni. L'ecografista, infatti, aveva rilevato «una lunghezza marcatamente ridotta dell'avambraccio sinistro con presenza nel suo contesto di un solo osso della lunghezza di 22 mm continuandosi con una mano nel cui contesto non sono ben rilevabili tutte le dita». Una manina, per di più, «marcatamente e persistentemente flessa sull'avambraccio».

Malformazioni analoghe anche per l'altro arto dove, a livello della mano destra, «non risultano correttamente valutabili tutte le dita». Dopo giorni di disperazione, la decisione di recarsi in Francia ed abortire, non potendolo fare in Italia in quanto erano trascorsi i termini imposti dalla legge per l'interruzione della gravidanza.

IL RICORSO

Ora, assistita dall'avvocato Pietro Nicotera, la donna chiede il risarcimento dei danni morali e materiali subiti per quella «svista». «Inutile sottolineare - ha spiegato il legale - l'estremo stupore e la profonda sofferenza della mia assistita che si è vista costretta ad eseguire un doloroso nonché dispendioso aborto all'estero. Gli esami ecografici sono cruciali: vanno effettuati e letti correttamente». Lo sa bene Maria Scirè la trentenne romana a cui, nell'aprile 2013, era stata diagnosticata la morte del feto alle prime settimane di gestazione. Lei non si era fidata e dopo essersi sottoposta ad un'altra ecografia aveva scoperto che il bambino era vivo e vegeto. E ora Edoardo sorride contento tra le sue braccia.

Ultimo aggiornamento: 21:36

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