ROMA

Caos trasporti nella Capitale, Marino azzera assessore e cda Atac. È sfida con Renzi

Sabato 25 Luglio 2015 di Simone Canettieri
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La situazione dei trasporti «è drammatica», ammette Ignazio Marino, che chiede «scusa ai romani e ai turisti per i disagi inaccettabili» degli ultimi venti giorni. La reazione del sindaco è muscolare: via il cda di Atac, dentro i privati (fra due anni), addio assessore ai Trasporti. Una mossa d'impatto, e a sorpresa, che arriva dodici ore dopo l'ennesimo avviso di sfratto, in coabitazione con il governatore sicialiano Rosario Crocetta, di Matteo Renzi («Se non sa governare vada a casa») e accelera il rebus rimpasto. Ora anche l'assessore al Bilancio, Silvia Scozzese, altra renziana è pronta ad andarsene.

L'ANNUNCIO

Tutto accade a botte di colpi di scena. Dopo una riunione di giunta surreale - «in cui Ignazio fa finta di niente» - il sindaco convoca una conferenza stampa («senza domande, me le farete tra 10 giorni», dice). E in quindici minuti di assolo, leggendo un testo, sgancia due bombe. La prima colpisce Atac, l'azienda di trasporti del Comune che balla sul baratro del fallimento e dell'inefficienza quotidiana. Basta prendere la metro A o B per accorgersene. «Abbiamo scelto di non portare i libri in tribunale ma di tentare una difficile strada con un percorso, un piano di risanamento - spiega - Questo piano ha ottenuto dei risultati ma non è riuscito a produrre quel risanamento che serviva per la qualità della vita delle persone che si spostano ogni giorno in città». E così Marino annuncia che salverà l'azienda con una nuova ricapitalizzazione da 200 milioni di euro, ma azzererà il cda. Il primo passo per arrivare alla svolta: l'ingresso dei privati, con una quota di minoranza (massimo il 49%). L'operazione ha un respiro di «18-24 mesi».

Ci sono piani industrali, gari europee da indire. Comune e Regione si impegnano, è l'annuncio del sindaco che per l'occasione non sfoggia nemmeno la classica cravatta rossa ma una funerea, a trovare un partner privato. Nicola Zingaretti entro settembre verserà 300 milioni di euro per il trasporto pubblico (sono debiti pregressi). Nel frattempo il sindaco chiede la testa di Guido Improta, l'assessore ai Trasporti, dimissionario da un mese, che sarebbe dovuto uscire di scena in maniera soft contestualmente alla fase 2, invocata da Matteo Orfini, commissario dei dem romani. Ma se i treni della metro vanno a singhiozzo, Marino va di corsa per uscire dal tunnel. E arriva così allo strappo con quello che fino a poco tempo fa chiamava «Super Guido». Il renziano Improta scopre tutto dalla agenzie di stampa, la giunta si era interrotta con una comunicazione di servizio del primo cittadino: «Scusate, vado a fare due telefonate». E dopo un'ora dalla cacciata l'ex sottosegretario del governo Monti attacca: «Marino è scorretto, i disagi non sono una mia responsabilità e avevamo concordato la mia uscita in maniera diversa».

I COMMENTI

Le reazioni alla mossa globale di Marino non si fanno attendere. I sindacati sono pronti alle barricate contro la privatizzazione di Atac, così come Sel, che già dà l'appoggio esterno. Nel Pd, la deputata renziana Lorenza Bonaccorsi, difende l'ex assessore e stigmatizza «l'improbabile scaricabarile» di Marino. L'opposizione insorge. Dal M5S a Forza Italia, passando per la Lega di Salvini. Andrea Augello, senatore di Ncd, in una lettera aperta al chirurgo dem lo «prega con tutto il cuore di dimettersi e di liberare la città». Il leader dell'opposizione, Alfio Marchini: «È iniziata la notte dei lunghi coltelli del Pd Roma?». E martedì sera alla festa dem ci sarà Matteo Renzi.

Ultimo aggiornamento: 20:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA