Marino all'attacco di Renzi: «Si è preso Roma, chi non fa il suo pappagallo viene cacciato»

Sabato 21 Novembre 2015

Ignazio Marino non le manda a dire. E a pochi giorni dalla caduta attacca a viso aperto il segretario del suo partito e premier Matteo Renzi. Se a caldo aveva soltanto alluso ad un unico «mandante» delle «pugnalate» che lo avevano costretto a lasciare, questa volta l'ex sindaco fa nome e cognome.

«Renzi - scrive il chirurgo su Fb - voleva Roma sotto il suo diretto controllo e se l'è presa, utilizzando il suo doppio ruolo: come segretario del partito ha voluto che i 19 consiglieri del Pd si dimettessero», come premier «ha sostituito il sindaco, legittimamente eletto, con un prefetto, che farà capo come dice la legge» sempre a lui. In un'intervista a La7 fa poi notare come Renzi non sia mai stato eletto come premier. «Si toglie sovranità al popolo, quando spetta a loro giudicare - dice Marino -, non a una singola persona non eletta». Il botta e risposta graffiante e a distanza tra l'ex sindaco e il presidente del Consiglio va avanti da giorni. Solo ieri Renzi aveva criticato «certi addii scenografici» sostenendo che «non c'è disonestà intellettuale più grande di chi inventa congiure di palazzo per nascondere i propri fallimenti».

E oggi gli arriva la replica durissima di Marino sul social network: «Assistiamo ad una pericolosa bulimia di potere, che elimina gli anticorpi democratici - dice -. Il messaggio è chiaro: chi non si allinea, chi non ripete a pappagallo i suoi slogan viene allontanato o addirittura bandito. Il presidente del Consiglio non si rende conto, o forse non gli interessa, che insultando me insulta le centinaia di migliaia di cittadini che mi hanno scelto come sindaco - prosegue Marino -. È del tutto evidente che mi attacca e offende sul piano personale per coprire con la 'damnatio memoriaè una spregiudicata operazione di killeraggio che ha fatto esultare i tanti potentati che vogliono rimettere le mani sulla città». L'infuocato post incassa circa 7,5 mila 'likè in tre ore. E in serata il chirurgo dem, ospite a 'Di Martedi' di Giovanni Floris, rincara la dose. C'è chi già lo immagina tra i prossimi candidati alle elezioni comunali, passando per le primarie del Pd o a capo di una sua lista civica.

Chi pensa che potrebbe essere lui l'anti-Renzi al prossimo congresso Pd, potrebbe polarizzare tutti i mal di pancia contro la gestione 'fiorentinà del partito. Si ricandiderà?, gli chiede Floris. «Io non ho detto no - la risposta -, ho detto che sto riflettendo. Ad esempio bisogna comprendere quale sarà il passaggio per la candidatura che indicherà Matteo Renzi, perchè se ci sarà un passaggio democratico attraverso le primarie io probabilmente valuterò una possibilità del genere. Se decidono a Palazzo Chigi quale è il nome è chiaro che non credo che il nome sarò io. Potrei vincerle? È molto possibile». Intanto il neocommissario di Roma, Francesco Paolo Tronca, fa sapere che »al massimo nella prossima settimana almeno una prima squadra di collaboratori sarà pronta«. E l'annuncio arriva da Milano dove il commissario è tornato in giornata per prendere parte, insieme al ministro Angelino Alfano, ad un ringraziamento alle forze dell'ordine impiegate per l'Expo.

L'attacco al premier sembra non avere fine: «pochi mesi fa, il 27 agosto da Palazzo Chigi fu fatta una conferenza stampa in cui fu detto dal sottosegretario di Stato e dal ministro dell'Interno che per il Giubileo, dopo che io avevo preparato già da aprile un piano di interventi che servissero per migliorare i servizi in città, Roma avrà zero euro. Per il Giubileo del 2000 quasi 2 miliardi di euro, per l'Expo di Milano 1 miliardo e mezzo, per Roma zero euro. Scommettiamo che ora che non c'è più Marino, che quei soldi li gestiva con trasparenza e gare pubbliche, verrà fuori nei prossimi giorni un decreto che darà 300-400 milioni di euro a Roma? Se io avessi avuto queste risorse certamente Roma poteva funzionare meglio ma la bella figura ce la faceva Ignazio Marino. Forse è meglio - ha aggiunto l'ex primo cittadino - ce la faccia il segretario del Pd, presidente del Consiglio e adesso anche in maniera indiretta sindaco di Roma».

«In questo momento - spiega Marino - io mi sento come in sala operatoria a metà di un intervento chirurgico quando la parte più difficile è superata. In questo momento si può ricominciare a investire e fare tutto quello che purtroppo se si voleva risanare il bilancio non si è potuto fare in due anni e mezzo. Roma può davvero ripartire».

Incalzato da Floris sulle varie "gaffe" che avrebbe commesso nel corso del suo mandato da sindaco, «Non sono io che devo giudicare se faccio gaffe o meno. Penso di essere una persona che ha accettato la candidatura a sindaco di Roma immaginando di

trovare delle difficoltà. Non immaginavo che tra le difficoltà avrei trovato anche all'interno del mio stesso Pd e in altri partiti persone che la Procura riteneva

di dover arrestare per dei reati molto gravi come la corruzione e alcuni anche per associazione mafiosa. Ho impostato il mio lavoro soprattutto sul risanamento

economico-finanziario della città», ha aggiunto Marino.

E sul caso "scontrini" l'ex primo cittadino precisa di non voler «mescolare il lavoro della magistratura con il dibattito politico. Sono assolutamente convinto di non aver mai utilizzato danaro pubblico a fini privati, l'ho spiegato ai magistrati e poi vedremo se queste 752 euro è vero che io li ho utilizzati a fini privati oppure no».

Non solo Marino non ha più sentito Matteo Renzi ma, racconta, nemmeno il Papa. «Sono sicuro che la vita offrirà una nuova possibilità di dialogo e certamente penso che il Santo Padre sia una persona straordinaria, una persona che sta affrontando in questa epoca storica argomenti importantissimi».

Ultimo aggiornamento: 4 Novembre, 09:03 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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