ROMA

Roma, dossier choc di Gabrielli: «Campidoglio ancora inquinato, ostacoli dai dirigenti»

Sabato 21 Novembre 2015 di Simone Canettieri

Il baco del Campidoglio. Anche se sono usciti tutti di scena, da Buzzi a Carminati, il Comune della Capitale continua a essere una terra di mezzo dove il potere di veto della burocrazia tiene in ostaggio l'intera macchina amministrativa e quindi la vita dei romani. A quasi un anno dall'inchiesta Mafia Capitale, la relazione che in queste ore il prefetto Franco Gabrielli ha inviato al ministro degli Interni Angelino Alfano parla chiaro: «Criticità ancora in fieri nel sistema integrato dei controlli interni, parzialità e obsolescenza del sistema regolamentare, problematiche concernenti gli atti di bilancio».

In più: un piano anticorruzione non ancora applicato in tutte le sue parti, «determine sospette» che non sono state annullate nonostante le indicazioni chiare del Governo e dirigenti tirati in ballo dall'inchiesta sul Mondo di mezzo che sembrano averla fatta franca nonostante le indicazioni chiare emerse nel consiglio dei ministri del 27 agosto.

Su tutto, come una metastasi, una macchina amministrativa tentacolare ed elefantiaca che si oppone al cambiamento «pur in ambiti di estrema rilevanza e urgenza - si legge nel dossier - quali quello della risoluzione delle criticità derivanti dalle vicende di Mafia Capitale». Una palude dentro alla quale è impossibile muoversi che non lascia ben sperare in vista del Giubileo, ormai alle porte. La relazione che Gabrielli ha presentato al ministro Alfano e al commissario Francesco Paolo Tronca tratteggia una situazione degli uffici che rimane inquinata da un fattore ambientale più che da profili penali. Un contropotere silenzioso ma potente.

LA RELAZIONE

È tutto scritto nelle 54 pagine del dossier che prende in considerazione un breve «ma intenso periodo di attività» svolto dagli 007 di Palazzo Valentini, coordinati dalla viceprefetto Clara Vaccaro, ora subcommissario e quindi braccio destro di Tronca. Un lavoro iniziato il 7 settembre (quando ha preso il via il tutoraggio della «badante» Gabrielli dopo il non-scioglimento del Comune deciso dal consiglio dei ministri lo scorso 27 agosto) e finito il 30 ottobre, ultimo giorno da sindaco di Marino. Che fino all'ultimo ha ribadito: «Abbiamo bonificato tutto, la casa è stata ripulita ora siamo pronti a cambiare Roma».

Ma non è proprio così. Anzi. La relazione prende in esame solo gli ambiti maggiormente infiltrati dal malaffare (verde, sociale, patrimonio e casa) dopo la cura di Marino. Lo screening non è potuto andare più in profondità. Per via della crisi politica - la caduta di Marino - la task force non ha allargato il raggio d'azione a tutti i dipartimenti capitolini. Adesso questa nuova fotografia - che arriva dopo quella scattata dalla commissione d'accesso dei primi mesi del 2015 - dovrà essere tenuta bene a mente per il futuro sindaco di Roma. Ma sarà anche la bussola di Tronca.

I TEMPI

«In primo luogo - si legge nella relazione - emerge una generale difficoltà di coordinamento tra gli uffici e di prontezza nella risposta a sollecitazioni urgenti». Gabrielli salva l'azione dell'ex assessore alla Legalità Alfonso Sabella e soprattutto il lavoro di Serafina Buarnè che sembra essere vittima del muro eretto dagli uffici. Che fanno melina, che non rispondono agli input. Come se niente fosse accaduto. «Una difficoltà rispetto all'ottenimento di risposte rapide ed esaustive dalla compagine dirigenziale e amministrativa in genere, pur in ambiti di estrema rilevanza e urgenza quali quello della risoluzione delle criticità derivanti dalle vicende di Mafia Capitale».

Gabrielli scrive che «nonostante alcuni notevoli risultati ottenuti», rimangono «profili di incertezza e incompletezza» per le delibere in odor di Mafia Capitale che non sono state annullate (trenta quelle considerate sospette perché firmate nel 2015) e per la «ricollocazione del personale a vario titolo coinvolto». Circa tre dirigenti su diciotto. L'ultimo punto è devastante. Il prefetto sottolinea «le rilevanti criticità» per la programmazione e per il controllo interno: «Rilievi sull'impostazione del piano Anticorruzione, parzialità e obsolescenza del sistema regolamentare alle problematiche concernenti gli atti di bilancio». Nel 2015 la giunta ha continuato a fare debiti fuori bilancio (motivo per cui si dimise l'assessore Silvia Scozzese) per 250 milioni di euro. Questo capitolo è finito già sul tavolo degli ispettori del Mef.

Ultimo aggiornamento: 13 Novembre, 13:27

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