Vaticano, il cadrinale anti-narcos: «Non ho paura di morire, chi ha paura della morte si fa schiavo»

Domenica 15 Febbraio 2015 di Franca Giansoldati
Alberto Suarez Inda, 75 anni, in Messico è un simbolo. Da 30 anni sfida le bande di narcotrafficanti. Senza avere paura di morire. Papa Bergoglio lo ha voluto fare cardinale per dare un segnale e fare capire che quella zona tanto difficile è nel suo cuore. «Dalle mie parti la penetrazione del male ha corrotto la gente. Si ammazza facilmente e il commercio della droga è aumentato tantissimo e ha portato anche il traffico delle armi. Nei paesi in montagna, o nelle zone più sperdute, tutto è nelle mani dei narcos, i sequestri sono frequenti. Il governo ora ha deciso di intervenire in modo massiccio e un po' sono diminuiti. La poverità e l'ignoranza fanno il resto». Il neo cardinale che ha appena ricevuto da Francesco l'anello cardinalizio e il berretto rosso non si capacita di tanta attenzione. «Non me lo aspettavo. Non conoscevo Bergoglio, io sono un prete di periferia». Indossa una croce di ferro. Da sotto l'abito rosso cardinalizio spuntano scarpe nere consunte e scalcagnate.



La situazione resta così grave nello Stato del Michoacan?

In una diocesi vicina sono stati uccisi cinque preti negli ultimi anni. La situazine non è bella. Sono stati uccisi perche hanno denunciato questo traffico. Chi alza la voce paga in prima persona.



Lei non ha paura?

No, non ho mai avuto paura. Ho sempre pensato che la gente semplice mi avrebbero protetto. Io vado a piedi , giro dappertutto, senza problemi e da solo. Non ho la scorta, non l'ho mai voluta. Dio mi protegge.



E' mai stato minacciato?

Morire sarebbe per me il premio più grande, come dice san Paolo. Sono una persona semplice. Chi ha paura della morte si fa schiavo.



Lei conosceva monsignor Romero, che ora diverrà beato?

Non personalmente anche se lo ho amato per quello che ha fatto. Sono stato a pregare in Salvador sulla sua tomba. E' stato un grande uomo, coerente, uno uomo di preghiera, di fede, coraggioso in un contesto difficilissimo.



Si aspettava di diventare cardinale?

Mai. Mi hanno avvertito degli amici di parrocchia, sono venuti correndo, dicendomi: il Papa all'Angelus ha fatto il tuo nome. Il mio? Dai.. pensavo a uno scherzo. Poi la lettera apostolica mi è arrivata 12 giorni dopo e così ci ho creduto.



Cosa ne pensa della Chiesa di Papa Francesco?

La Chiesa può fare tanto, in ogni zona periferica. Non dobbiamo mai chiuderci negli steccati. Francesco è un latino americano. Forse per voi europei a volte può sembrare un po' rivoluzionario, ma noi siamo abituati a questi gesti e a questo linguaggio. Noi siamo contenti. La Chiesa cambierà tanto, perchè Francesco scuote tanto. Io non lo conoscevo e non lo avevo mai visto fino a maggio scorso quando coi vescovi messicani siamo venuti alla visita ad limina.



Come vede la questione dei divorziati risposati?

Ci sono troppe persone che soffrono per questo. Coppie che falliscono e poi si rifanno una vita. Una strada si troverà pur salvaguardando il sacramento. Bisogna studiare come dare loro un aiuto ma non necessariamente ammettendoli alla comunione. Insomma, vederemo.



Ci sarà mai una donna cardinale?

Se ne parla ma io dico che anche se non la facciamo cardinale non vuol dire disprezzarla.
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