ROMA

Giubileo, mons. Fisichella: «Roma sarà all'altezza»

Sabato 14 Marzo 2015
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Quello di papa Francesco sarà un giubileo soft, con al centro i temi forti della misericordia e della conversione, mentre Roma sarà una città «all'altezza di accogliere pellegrini e di esprimere al meglio la propria organizzazione e la propria umanità».



Parola dell'arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la Nuova evangelizzazione, il teologo ex rettore della Lateranense ed ex cappellano di Montecitorio ma anche grande organizzatore di eventi religiosi come l'Anno della Fede indetto nel 2012 da Benedetto XVI, cui papa Francesco ha voluto affidare la 'regià dell'anno Santo straordinario che si inaugurerà l'8 dicembre.



«La nostra prima preoccupazione non è il business ma esprimere segni concreti di misericordia», sgombera subito il campo da equivoci mons. Fisichella intervistato dall'ANSA. Previsioni sul numero di pellegrini non ne fa, «in questo momento è troppo presto», spiega, ma lascia prefigurare una organizzazione molto decentrata del grande evento, con il coinvolgimento delle periferie della Chiesa e con eventi concentrati sull'essenziale com'è nello stile di papa Francesco.



«Il punto di partenza - spiega - è la conversione spirituale, le dimensioni strutturali vengono dopo. Sarà un giubileo vissuto in gran parte nelle nostre comunità locali, non è un giubileo del come venire a Roma, ma piuttosto di come vivere la misericordia». «Penso che ci saranno due momenti - prosegue -, quello in cui il Papa vivrà il giubileo, da lui voluto come unità di tutta la Chiesa, che sarà vissuto insieme; e l'altro che sarà invece espressione della "Chiesa in uscita" alla quale il Papa ci esorta e che sarà occasione per raggiungere quanti si trovano nelle periferie geografiche e sociali».



Ma perchè Francesco ha voluto dedicare un giubileo straordinario alla Misericordia? «Innanzitutto - spiega - per ricordare alla Chiesa l'essenza del Vangelo. Questo spiega anche perchè lo ha affidato al nostro dicastero, il compito è lo stesso: non dimenticare mai l'urgenza di annunciare il Vangelo».



I giubilei cadono di norma ogni 25 anni, perchè tanta urgenza da parte del Papa? È un tentativo di imporre una svolta alla Chiesa in un pontificato che lui stesso ha detto di avere la sensazione che sarà breve? «Più che un'urgenza - osserva l'arcivescovo - penso sia un grande desiderio che il Papa ha voluto manifestare e che ha espresso fin dal primo giorno del suo pontificato. Il giubileo diventa così una tessera nel mosaico del programma pastorale di papa Francesco. Non dimentichiamo che nel suo documento programmatico l'Evangelii gaudium, il Papa per più di 30 volte fa riferimento alla misericordia. È la spia per entrare veramente nel pensiero di Francesco ed esprime anche il desiderio di immettere la Chiesa nel cammino del Concilio Vaticano II».



«D'altronde - nota Fisichella - se guardiamo alle parole di Giovanni XXIII sulla medicina della misericordia e di Paolo VI secondo cui la spiritualità che aveva caratterizzato il Concilio era quella del buon samaritano, capiamo come Francesco si ponga in piena sintonia e continuità con il desiderio del Vaticano II di comunicare il Vangelo con entusiasmo rinnovato e segni che ne facciano comprendere la peculiarità». L'arcivescovo sottolinea quindi come la scelta di Benedetto XVI di indire un anno della Fede a 50 anni dall'apertura del Concilio e quella di Francesco di lanciare un Anno santo straordinario a 50 anni dalla sua conclusione rappresentino «due facce della stessa medaglia».



È anche la dimostrazione che per il Papa ancora prima delle riforme delle strutture ecclesiastiche e delle prassi pastorali conti il rinnovamento spirituale, la conversione? «Penso di sì - replica -, sempre nell'Evangelii gaudium una delle parole chiave è la conversione pastorale. Ieri ha detto che il giubileo è un cammino che inizia con la conversione spirituale. Ancora una volta siamo dinnanzi a una riscoperta di ciò che costituisce il cristianesimo stesso, la conversione del cuore e come conseguenza la conversione delle nostre strutture e dei nostri comportamenti».



Su come influirà tutto ciò sul prossimo sinodo sulla Famiglia e sul dibattito riguardante coloro che oggi la Chiesa esclude dai sacramenti, Fisichella osserva: «Il sinodo è un momento importante per rispondere alla grande sfida culturale in atto che tende sempre di più a togliere valore alla famiglia. Il sinodo ha la sua prima grande preoccupazione nel sostenere la famiglia e anche quella di accompagnare le persone che vivono in difficoltà così anche il tema di persone che hanno visto il dramma del fallimento del primo matrimonio. Tutti questi elementi devono essere ugualmente presenti, sarei estremamente meravigliato se nelle nostre discussioni sinodali e nelle proposizioni che si presenteranno al Papa venisse dimenticato il tema della misericordia, sarebbe dimenticare l'essenza stessa della nostra presenza nel mondo».
Ultimo aggiornamento: 18:18 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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