Disgelo tra Vaticano e Francia: vicino il sì al diplomatico gay presso la Santa Sede

Disgelo tra Vaticano e Francia: vicino il sì al diplomatico gay presso la Santa Sede
di Franca Giansoldati
3 Minuti di Lettura
Venerdì 15 Maggio 2015, 06:19 - Ultimo aggiornamento: 18 Maggio, 07:21

CITTÀ DEL VATICANO - La frittata francese, anzi l'omelette, è avviata a soluzione. Se tutto va come dovrebbe andare, i rapporti diplomatici tra Vaticano e Francia, alla fine di questo garbuglio, ne usciranno migliorati. Per entrambe le parti, da come si erano messe le cose, si tratta di una dignitosa uscita, praticamente il disgelo.

Il Papa è pronto a riconsiderare la nomina dell'ambasciatore gay, davanti a gesti distensivi di particolare importanza compiuti in questi giorni dal presidente Hollande. L'affaire riguardante Laurent Stefanini in questi 3 mesi aveva sollevato preoccupazioni, interrogativi, malcontento così come non pochi dubbi. La nomina inizialmente era stata declinata dal Vaticano più per le modalità impositive portate avanti dall'Eliseo, che non per la vita privata dell'ambasciatore (che peraltro non ha mai ostentato la sua omosessualità). Ad avere irrigidito la Santa Sede è stato l'atteggiamento dei francesi che davano per scontato il gradimento papale, come se fosse un atto dovuto, senza tenere conto della prassi internazionale che, invece, prevede sempre il passaggio del gradimento. A fare da sfondo, naturalmente, la diffidenza prodotta dalle politiche del leader socialista in materia di famiglia e bioetica.

TESSITURA

Il piglio di Hollande, forse per accaparrarsi le simpatie dell'elettorato gauchista, era stato percepito come un guanto di sfida. Il Papa c'era rimasto male. Nel frattempo l'Eliseo si arroccava ancora di più. «Da parte nostra non ci sono altri nomi oltre a quello di Stefanini». A completare la frittata il settimanale Le Canard Enchainè che pubblicava la notizia del veto posto a Stefanini perchè gay, senza raccontare che dietro era in corso un braccio di ferro sul rispetto delle regole. Come ogni valanga anche questa ha avuto origine da una palla di neve. Infine l'incontro a Santa Marta tra il Papa e l'ambasciatore Stefanini. Un lungo colloquio, la preghiera, la riflessione e, in ultima analisi, il coraggio di un ripensamento. Francesco da una parte, ma anche Hollande, dall'altra, qualcosa di speciale si è mosso. La scintilla umana, chissà. Fatto sta che si sono messe in moto dinamiche distensive. Ora non mancano che pochi tasselli. Probabilmente si dovrà attendere ancora un po' prima di vedere pubblicata la nomina di Stefanini, cattolico convinto, diplomatico di spessore ma l'orientamento pare proprio proprio questo. Si gira pagina.

SEGNALI

Hollande nel frattempo a Cuba ha conferito la Legione d'Onore – la massima onorificenza prevista dalla Republique – al cardinale Ortega. Gli uomini di Chiesa che vantano questo onore si contano sulla dita. Un segno di apprezzamento per il lavoro nell'avvicinare l'Avana agli Usa. Poi c'è stata la visita nella cattedrale di Reims, simbolo della cristianità, dove fu incoronato Clodoveo, del ministro Fabius che ha inaugurato le nuove vetrate. Infine, ultimo segnale, la presenza a san Pietro, domenica prossima, di una delegazione guidata dal ministro dell'Interno,Cazeneuve, dal quale dipendono le relazioni con i culti. Prenderà parte alla canonizzazione di Jeanne Emilie de Villeneuve. Insomma, un ottimo viatico per procedere in questo cammino dove la buona volontà per sbrogliare la matassa ha avuto la meglio. Del resto la Francia è sempre stata considerata dalla Chiesa la figlia prediletta, e i rapporti sono sempre stati più che buoni. Papa Francesco, spiazzato in un primo momento, ha preferito concentrarsi sull'orizzonte, guardando lontano. In fondo Parigi val bene una messa, senza dimenticare il peso della Misericordia. Difficile poi scordare le parole sugli omosessuali. «Se una persona è gay e cerca il Signore con buona volontà chi sono io per giudicarla? (…) E se una persona laica ha commesso un peccato e poi si è convertita, e si è confessata, il Signore perdona, dimentica. Altrimenti, se non lo facciamo anche noi, rischiamo che il Signore non dimentichi i nostri peccati»