Varoufakis: «Spero che Renzi sfrutti tutto il lavoro della Grecia»

Domenica 15 Marzo 2015 di Maria Latella
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È un brand», dice il pubblicitario dopo averlo soppesato per un paio d'orette. «È un economista di formazione anglosassone. Ogni sua frase può diventare un titolo», dice la collega Lucrezia Reichlin, docente alla London School of economics.

Forse è la prima volta, o forse no, ma è un fatto che qui a Cernobbio, nel workshop The European House Ambrosetti, gli applausi scrosciano per lui come per nessun altro. Applausi per il ministro di sinistra del governo europeo più a sinistra che c'è. «Perché lei dice la verità e gli altri no», scandisce al microfono uno degli imprenditori presenti. «È bravo, non c'è dubbio, ma voglio vedere che ne sarà della Grecia tra qualche mese. Dicono che lì nessuno più paga niente, a cominciare dalle tasse», sussurrano, molto più pessimisti, il capo di una grande banca d'affari americana e un banchiere ora in finanza. Proprio ieri Standard's and Poor ha confermato per la Grecia il rating negativo B/B-.

E allora, andiamo a vedere com'è, a tu per tu, questo Yanis Varoufakis, il professore di economia che ha studiato in Gran Bretagna e insegnato in Australia. La platea invitata dallo studio Ambrosetti di Valerio De Molli deve considerarlo efficace se, nel tradizionale sondaggio del workshop, prima del suo intervento solo il 28 per cento giudica «buona» l'azione del governo greco mentre dopo, dopo che Varoufakis ha preso la parola, la percentuale sale ottimisticamente ben oltre il 39 per cento.

Ministro Varoufakis, cominciamo dalle sue foto sulla terrazza di casa, ad Atene. Le foto con sua moglie. Un passo falso? I media già la attaccano confrontando la terrazza con le drammatiche condizioni di molti suoi connazionali...

«L'esposizione ai media non mi piace: più ti portano in alto, più rischi di farti male quando cadi. La stampa adora creare star per poi demolirle. Sapevo che sarebbe successo, quel servizio fotografico è stata una mia scelta, ma d'altra parte quando dici la verità, ed è una verità scomoda, devi aspettarti delle reazioni. Molti dei nostri partner hanno detto con abbondante chiarezza che non erano per niente contenti della nostra vittoria elettorale. Il ministro delle Finanze di un Paese molto indebitato è visto come l'anello debole. Se attaccano me, arrivano al primo ministro e poi all'intero governo. La character assassination è un'escalation potenziale e prevedibile: non sono né sorpreso né turbato».

A proposito del premier: è vero che c'è già qualche contrasto tra lei e Alexis Tsipras?

«Questo è quel che fanno circolare i nemici. Si fa così, no? E' da un po' che provano a dividerci, ma falliranno in modo spettacolare perché Alexis ed io siamo molto vicini. Sono in questo business per aiutarlo e per aiutare il Paese. Quel che davvero non mi interessa è il potere politico».

Tutti i politici dicono così.

«La differenza è che davvero non mi interessa», ride. «Dico davvero».

Dopo le foto sulla terrazza con vista sul Partenone qualcuno andrà a controllare il suo conto in banca...

«Non ci troveranno granché. Sono stato un accademico per tutta la vita, non ho grandi beni né molti soldi. Possono anche dipingere il mio appartamento ad Atene come ultra lussuoso, ma chi l'ha visto sa che non lo è. Non è nemmeno di nostra proprietà. Guardi, io ho solo una cosa da fare e sto cercando di farla: rovesciare la falsa rappresentazione che è stata data della Grecia e della crisi europea. Dire la verità. Ed è quel che continuerò a fare a qualsiasi costo».

Mario Monti ha ricordato che i greci devono per prima cosa incolpare se stessi. Lei gli ha risposto: «Lo facciamo».

«I greci sono straordinariamente bravi nell'autoflagellazione. Non per senso di colpa, per realismo. Proprio come voi italiani, abbiamo problemi con il senso dello Stato. Se entra in una casa greca la troverà pulitissima. Fuori, le strade sono sporche. Sappiamo bene che per anni la nostra economia è stata insostenibile ma chi negli anni buoni diceva che quella crescita era finta, in Europa veniva considerato un eccentrico. All'epoca si celebrava il miracolo greco e noi che dicevamo "Finirà male" siamo stati trattati come anti europei. Poi, quando è scoppiata la crisi, quando abbiamo chiesto che a pagare fossero quelli non avevano pagato mai, quando abbiamo protestato dicendo che la soluzione non era più prestiti e più austerità, siamo stati ancora una volta trattati come anti europei».

Non lo siete?

«Non siamo antieuropei. Siamo certamente l'unico potente partito dell'ala sinistra che è pro Europa. Che cosa significa oggi essere europei? Accettare supinamente quel che impongono i poteri forti? Vorrei citare John Maynard Keynes che fu molto critico col trattato di Versailles perché lo considerava pericolosamente troppo severo con la Germania. I poteri forti di allora non lo ascoltarono. Si è visto come è andata a finire».

Crede che nasceranno altre Syriza in Europa? A Roma Maurizio Landini della Fiom lancia un movimento.

«Conosco Landini ma non so molto di quel che sta facendo. Mi auguro che gli italiani, e il premier Renzi, sappiano utilizzare quel che stiamo facendo in Grecia per aprire una finestra di opportunità. L'Italia è un Paese che conta più di noi, ma una revisione degli accordi conviene anche a Paesi che, come la Germania, hanno un surplus commerciale».

Ogni tanto si ha l'impressione che ad Atene vi scambiate i ruoli del poliziotto buono e di quello cattivo. Lei è qui e sfodera tutto il suo charme, ma intanto in Grecia un ministro, un suo collega, minaccia di aprire le frontiere a immigrati e anche a terroristi per ritorsione contro la Germania.

«Spazzatura. Non credo che qualcuno dica cose del genere e se anche fosse, lo condannerei. In questa fase bisogna stare molto, molto attenti a non incrinare il nostro consenso in Europa. Puntare il dito l'uno contro l'altro non aiuta».

Ultimo aggiornamento: 1 Settembre, 17:20