Renzi, le prime mosse del suo governo contro la crisi: giù Irpef e Irap, su le tasse per le rendite finanziarie

Sabato 15 Febbraio 2014
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Renzi prepara un vero e proprio uno-due, un doppio colpo da knockout contro la crisi. Subito giù l'Irpef per i redditi medio bassi, con un impatto che potrebbe valere 5 miliardi se si riducono di un punto le prime due aliquote, o scendere a 2 miliardi, se si adotta l'aumento della no tax area, la soglia sotto la quale non si paga l'imposta. Poi, insieme, calo dell'Irap di 10 punti per favorire le imprese e il lavoro, compensato con un aumento della tassazione sulle rendite finanziarie. Il futuro governo Renzi userà effetti speciali per il rilancio dei consumi e quindi della crescita economica. Ma, come sempre, il nodo delle risorse, legato anche ai vincoli europei, sarà il primo da affrontare. Ci sono i risparmi della spending review e i possibili incassi del rimpatrio dei capitali, non ancora contabilizzati.



Inoltre un aiuto potrebbe arrivare dai minori interessi sul debito. Sul tappeto spunta però una soluzione indolore, che passa per l'anticipo del Def, il documento di Economia e Finanza con il quale il governo mette a punto il proprio quadro programmatico. Le ultime stime, concordate con l'Ue, prevedono un calo del deficit 2014 al 2,5%. Ma se questo valore potesse essere portato al 3%, sotto la soglia «invalicabile» prevista dall'Europa, si libererebbero per l'Italia 7 miliardi da utilizzare per il rilancio dell'economia. Non è oramai un mistero che il futuro premier Matteo Renzi vorrà dare subito un segnale. E tra le priorità c'è quella dell'alto livello delle tasse e dell'occupazione. Il primo provvedimento potrebbe così riguardare l'Irpef e l'Irap, cioè due tasse principe del fisco italiano: la prima riguarda tutti i cittadini, la seconda dal piccolo imprenditore alla grande industria.



Sull'Irpef l'obiettivo è quello di alleggerire il prelievo per i contribuenti dal reddito medio e medio-basso. L'ipotesi di una riduzione di un punto delle prime due aliquote: quella del 23% che si paga ora fino al 15.000 euro e quella del 27% che si versa fino a 28 mila euro. L'impatto sarebbe su tutti i cittadini ma, per comprendere, con queste due aliquote pagano le tasse 34 milioni dei 41 milioni di contribuenti che presentano la dichiarazione dei redditi. Il problema è il costo elevato: circa 5 miliardi di euro. Meno costoso (o comunque più facilmente modulabile) un aumento della no-tax area, cioè la soglia di «non tassazione» ora a 8.000 euro per i dipendenti e a 7.500 euro per i pensionati.



Il secondo intervento riguarda invece le imprese, con un alleggerimento Irap finalizzato al rilancio dell'occupazione. Nel mantra renziano c'è un calo del 10%, compensato con un aumento della tassazione sulle rendite finanziare. Niente a che vedere con la patrimoniale che, invece, per il segretario del Pd è solo un'estrema ratio. Renzi sa che solo coperture certe e durature renderebbero credibili e sostenibili gli interventi, iniettando fiducia a famiglie e imprese. Ecco perchè sarebbero già attivi contatti con il commissario alla Spending Review, Carlo Cottarelli. Si punta a 32 miliardi in 3 anni, ma certo già nel 2014 i risparmi saranno superiori ai 3 miliardi indicati troppo prudentemente da Letta nel presentare il piano Impegno Italia.



Bisognerà invece attendere l'estate per consolidare il risparmio sugli interessi del debito dovuto al calo degli spread, che potrebbe valere circa 5 miliardi. Il carnet degli interventi da adottare è ricco. Basta pensare al jobs act che prevede l'introduzione di un contratto a tutele crescenti (e tra le ipotesi ci sarebbero anche quelle di un credito d'imposta per giovani under-30 che verranno assunti) e all'estensione degli ammortizzatori anche a chi oggi non è protetto da Cig o indennità di disoccupazione (ma che tutti gli osservatori ritengono costi intorno ai 10 miliardi).



Ci sono poi la scuola e la semplificazione burocratica e fiscale con la dichiarazione precompilata. Ma c'è un altro intervento, molto popolare e un pò 'populistà, che potrebbe arrivare presto. È il taglio dei costi della politica. Renzi durante le primarie ha parlato di riduzioni per 1 miliardo, una cifra suffragata oggi da uno studio di Confindustria che ha indicato come questo sarebbe possibile tagliando del 30% i redditi, i rimborsi e il numero dei nostri parlamentari. Riuscirà Renzi a convincere anche loro a questa autoriduzione?
Ultimo aggiornamento: 20:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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