Rai, M5s e FI appoggiano lo sciopero. Ma il governo tira dritto. Padoan: la tv pubblica deve fare uno sforzo

Sabato 31 Maggio 2014
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Matteo Renzi
La Rai, dopo la proclamazione del primo sciopero contro il governo nell'era Renzi, si conferma campo di battaglia privilegiato per l'opposizione. Movimento 5 Stelle e Forza Italia si schierano con i lavoratori contro il taglio di 150 milioni deciso dall'esecutivo con il decreto Irpef, oggi difeso anche dal ministro dell'Economia.



«La Rai come altri enti è sottoposta alle richieste della spending review e queste implicano che ci debba essere uno sforzo di efficientamento anche

della Rai», ha detto Pier Carlo Padoan a margine del Festival dell'Economia.



Il titolare di via XX Settembre ha anche difeso la scelta di avviare la quotazione di una parte di Raiway, la società che detiene le torri di trasmissione. «La possibilità di utilizzo di una parte di Raiway - ha spiegato - rientra nel processo di riduzione dei costi». Insomma anche Padoan, dopo il viceministro Enrico Morando, conferma che il governo non ha intenzione di fermarsi di fronte alle proteste. Non sembra in cantiere, quindi, come pure si vociferava nei giorni scorsi, una riduzione del risparmio richiesto alla concessionaria. Il tema sarà comunque affrontato martedì prossimo in Commissione Bilancio al Senato, quando saranno in discussione gli emendamenti, spesso trasversali,

sull'articolo del dl Irpef sulla Rai, che mirano ad ammorbidire la norma, tentando di preservare soprattutto le sedi regionali.



Sempre martedì i leader di Cgil, Cisl e Uil tracceranno invece in una conferenza stampa la strada della protesta fino alla manifestazione e allo sciopero dell'11 giugno, che dovrebbe bloccare dirette e altri programmi, proprio alla vigilia dell'avvio dei Mondiali di calcio. Una protesta a favore della quale si schiera il presidente della Commissione di Vigilanza, Roberto Fico, che si dice anche pronto a scendere in piazza, e il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri. «Lo sciopero è più che giustificato - afferma quest'ultimo -. Il governo Renzi ha una strategia rozza. Costringe la Rai a svendere pezzi pregiati, come le torri di trasmissione».



«Non possono essere le forze del centrodestra ad ergersi a paladini dell'articolo 21, proprio loro che mai hanno voluto affrontare e risolvere il conflitto di interesse», replica Salvatore Margiotta del Pd. Il senatore plaude anche alle parole del sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli, che, in un'intervista, conferma «l'intenzione di anticipare il percorso che deve portare alla nuova convenzione» con la Rai, che scade nel 2016.



Ultimo aggiornamento: 2 Giugno, 10:10

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