Province, rischio riduzione stipendi per i dipendenti che si trasferiscono

Domenica 13 Settembre 2015 di Sonia Ricci
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I trasferimenti del personale delle province restano ancora nel limbo. Con il rischio, per il futuro, di tagli alla busta paga. Dopo il via libera del decreto sulla mobilità obbligatoria per gli statali fra i diversi settori della Pubblica amministrazione, che aspetta solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, l’attenzione è rivolta al decreto che chiarirà i criteri di un'altra mobilità, quella dei circa 18 mila provinciali che attendono di essere ricollocati dopo la legge Delrio. Anche se non è stata raggiunta un’intesa con le Regioni, il 4 settembre il Consiglio dei ministri ha deciso di andare avanti con il provvedimento atteso alla Corte dei conti. Un decreto fondamentale per gli spostamenti dei dipendenti delle Province che fisserà le scadenze per avviare la mobilità e il censimento dei posti disponibili in organico. Il punto più delicato rimane però quello degli stipendi.

Con il primo decreto, quello con le «tabelle di equiparazione» tra i diversi livelli di inquadramento, non vengono risolti tutti i problemi. Il provvedimento serve nel caso di trasferimento da un comparto all’altro (da un ministero a un ospedale, da un'agenzia fiscale a un ente di ricerca, da una scuola a un comune), ma non chiarisce il processo di ricollocazione dell’esercito di dipendenti delle province né, soprattutto, garantisce la tutela della loro busta paga «originaria».



LE NUOVE REGOLE

Con le nuove regole, i dipendenti chiamati a trasferirsi, che hanno uno stipendio più alto di quello previsto dalla nuova Pa, manterranno il trattamento fondamentale e accessorio «limitatamente» alle voci fisse e continuative. Non sarà semplice quindi mantenere tutte quelle voci relative alle «responsabilità specifiche» e alle «posizioni organizzative» (come per empio l’indennità di cassa per un cassiere, che si aggiungono allo stipendio base) se la nuova amministrazione di destinazione non le prevede. Non solo, lo stesso decreto precisa che la garanzia dello stipendio di partenza si attiva nei casi in cui sia individuata (dall’amministrazione di arrivo) «la relativa copertura finanziaria», anche avvalendosi sulle facoltà assunzionali, il turn over. In altre parole, le amministrazioni dovranno trovare i soldi necessari per garantire le vecchie buste paga (ricorrendo anche al budget delle assunzioni), altrimenti le retribuzioni scenderanno. Nel caso in cui queste risorse ci fossero la parte mancante del precedente stipendio verrebbe corrisposta con un «assegno ad personam», ma riassorbibile solo con i successivi rinnovi contrattuali. Insomma, la strada per ottenere il vecchio stipendio potrebbe essere lunga. Rimane tutta da chiarire la sorte della mobilità delle province. Nella prima bozza di decreto venivano riproposte le norme descritte sopra, allargando di fatto il rischio tagli anche ai provinciali. Dal ministero della Funzione pubblica assicurano che quella norma non ci sarà. Che nel decreto atteso verrà «specificato» che per loro varranno le regole della legge Delrio che garantiscono al personale trasferito non solo tutto lo stipendio, ma anche delle risorse finanziarie delle province stesse all’ente di destinazione. Una sorta di cessione di ramo d’azienda che renderebbe possibile al personale – vista la garanzia delle risorse – di svolgere le funzioni già a proprio carico mantenendo lo stipendio di partenza. Ma per chiarire la questione bisognerà attendere la versione definitiva del provvedimento. Ultimo aggiornamento: 14 Settembre, 08:16 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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