MATTEO RENZI

Pensioni, Renzi: «Rimborsi parziali. Mi preoccupo di quelle basse»

Venerdì 15 Maggio 2015
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I soldi, almeno un pò arriveranno. Ma il governo ha bisogno di approfondire bene la materia per disinnescare la 'mina-pensionì.

E vuole evitare passi falsi. Per questo il Consiglio dei ministri già convocato per lunedì potrebbe limitarsi a un primo confronto all'interno dell'esecutivo sulle possibili soluzioni per dar seguito alla sentenza della Corte Costituzionale, che ha bocciato il blocco dell'adeguamento ai prezzi degli assegni previdenziali del 2012-2013, senza aprire voragini ingestibili nei conti pubblici. Peraltro, sottolinea il premier Matteo Renzi, la preoccupazione vera è «per quelli che prendono poco, poco, poco» mentre i rimborsi, ai quali si lavorerà «nei prossimi giorni e nei prossimi mesi», non andranno «purtroppo ai pensionati da 700 euro al mese».

Sono insomma le fasce più in difficoltà il vero cruccio del premier, che a loro avrebbe voluto destinare il famoso 'tesorettò da 1,6 miliardi e che invece, come già ha detto nei giorni scorsi, si è dovuto «rimangiare». Comunque, «restituiremo una parte di questi soldi», assicura il presidente del Consiglio, ribadendo che l'esecutivo sta «studiando come fare a rispettare la sentenza e contemporaneamente le esigenze di bilancio». Questione sotto la lente anche di Standard&Poor's che ha confermato il rating italiano, sottolineando però che la sentenza «complica il conseguimento degli obiettivi di bilancio».

L'esborso per ridare 'tutto a tuttì (circa 9 miliardi, cui si aggiungerebbe il ricalcolo degli assegni per gli anni a venire) non sarebbe sostenibile e ormai l'orientamento sarebbe quello di un intervento tra 2,5 e 3,5 miliardi. Il meccanismo, ancora al vaglio dei tecnici, dovrebbe prevedere per le pensioni sopra tre volte il minimo (quelle interessate dal blocco Monti-Fornero) una restituzione piena fino a poco più di 1.400 euro (3 volte il minimo appunto) e poi un meccanismo di decalage, in percentuali ancora in via di limatura, con un tetto oltre il quale i pensionati (con assegni alti) non vedrebbero altri soldi. Ancora si sta ragionando se fissare questo limite sotto i 3mila euro (circa 6 volte il minimo) o adottare l'asticella delle 8 volte il minimo, in passato non censurato dalla Consulta.

Il decreto, comunque, è sostanzialmente delineato, e potrebbe essere portato alla riunione dei ministri per un primo vaglio concreto. Ma quello di un rinvio della decisione definitiva è lo scenario dato come più probabile sia tra le file della maggioranza che del governo. E una delle motivazioni potrebbe anche essere quella di aprire un confronto con i sindacati, chiesto a gran voce da tutte le sigle e che ha sostenitori anche in casa Pd. Una apertura a una decisione da prendere «dopo le elezioni» arriva ad esempio da Cesare Damiano, minoranza Dem, che invita ad aspettare di ascoltare anche il parere delle commissioni parlamentari, davanti alle quali intanto martedì prossimo si presenterà il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, che anche oggi ha avuto un lungo confronto con il premier a Palazzo Chigi. Nella sede del governo oggi è stata ricevuta anche Rossella Orlandi, alle prese con un'altra grana effetto della Consulta, quella dei dirigenti delle agenzie fiscali.

Un provvedimento, che tampona la situazione fino all'indizione di un nuovo concorso il prossimo anno è pronto, e non è escluso che possa essere all'attenzione del Cdm di lunedì. Intanto un'altra bocciatura della Corte è all'attenzione del governo, quella della supertassa del 58,5% sulle sigarette elettroniche. Tassa che, nei calcoli del decreto lavoro del governo Letta, doveva portare un gettito di 117 milioni l'anno ma che ha portato nelle casse dello Stato nel 2014 (unico anno in cui è stata in vigore) 'solò 7.392 euro. Ma i produttori esultano anche perchè, secondo la loro interpretazione, ora anche la normativa frutto del riordino complessivo delle accise, potrebbe inciampare sull'incostituzionalità.

Ultimo aggiornamento: 18 Maggio, 07:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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