M5S nella bufera dopo le epurazioni
lasciano anche Tacconi e Campanella
«Messa in atto macchina del fango»

Giovedì 27 Febbraio 2014
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Alessio Tacconi

Caos nel Movimento 5 stelle. All'indomani delle quattro espulsioni decretate dai militanti sul web e mentre si cominciano a contare quanti altri parlamentari 5 stelle potrebbero non voler seguire la linea del leader Beppe Grillo, il movimento si spacca. Dopo gli insulti, le lacrime e le minacce di ieri, i fuoriusciti, volontari o obbligati, hanno infatti i numeri per formare un nuovo gruppo al Senato.

I leader "ortodossi" di M5S: ora via tutti i parassiti. «Finalmente, zavorra che va via, persone che da questo momento diventeranno parassiti, dovrebbero dimettersi, non cambiare gruppo!»: parole scritte e sottoscritte da un gruppo di otto deputati M5S, tra cui i leader "ortodossi" Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista. «Chi si sente a disagio - dicono - colga il momento, segua l'esempio di questi individui».

«Gli espulsi sono furbetti, non dissidenti». «Questi non sono dissidenti, sono dei furbetti che in questi mesi non hanno fatto che pugnalare alle spalle i loro compagni, fondando una loro corrente con tanto di logo - dice Di Maio - Si tratta di persone che volevano guadagnare potere sul territorio. Le persone che oggi stanno uscendo erano delle vere macchine mangia soldi. Hanno alti indici d'assenza in aula e si prendono anche tutto lo stipendio. Rientrano perfettamente nella nostra previsione del 10% di "furbetti". Si tratta di persone che non abbiamo mai sentito intervenire in aula, non sappiamo cosa facciano in commissione e non si sono distinti per nessuna iniziativa parlamentare. Da domani queste persone non sono più nessuno. Spero che avranno almeno la decenza di dimettersi da senatori». Di Maio ricorda i numeri del referendum sul web che ha votato per l'allontanamento dei quattro senatori: «Trentamila su 43mila hanno votato per l'espulsione, un dato schiacciante».

Sei senatori M5S si dimettono. Sono sei i senatori del M5S che hanno presentato ufficialmente la richiesta di dimissioni da parlamentare alla presidenza del Senato. Tra loro solo un senatore è tra quelli espulsi, Luis Orellana. Gli altri cinque sono Maria Mussini, Monica Casaletto, Maurizio Romani, Alessandra Bencini e Laura Bignami.

Alessio Tacconi ha lasciato il gruppo alla Camera, accusando il Movimento di aver azionato «la macchina del fango». «Ti comunico la decisione di lasciare da oggi il gruppo parlamentare del M5S», scrive il deputato M5S, in una mail al capogruppo Federico D'Incà, chiedendogli di smentire sue presunte irregolarità nella restituzione dello stipendio. «Altrimenti sarà vero - dice Tacconi - che anche il M5S usa la macchina del fango contro chi esprime opinioni sgradite».

Tacconi, che andrà nel gruppo misto, nell'annunciare l'addio al gruppo parlamentare di M5S, chiede di smentire quanto affermato ieri su Facebook dal vicepresidente della Camera Luigi Di Maio: «Sarà all'origine della scelta di Tacconi - domandava Di Maio - il fatto che oggi il nostro capogruppo D'Incà gli aveva chiesto conto dei 7.000 euro di "varie" non rendicontati e mai restituiti al fondo per le PMI?».

«Ti pregherei di procedere a una smentita - scrive Tacconi a D'Incà - visto che si tratta di un vergognoso insieme di inesattezze e falsità. Io e te non abbiamo avuto ieri modo di parlarci né tantomeno ho mai ricevuto da te una richiesta di restituzione di qualsivoglia somma di denaro indebitamente trattenuta. Come sai ho sempre rendicontato e restituito quanto dovuto, tanto che mai alcuna procedura di infrazione è partita a mio carico per questa né per altre ragioni. In assenza di tale precisa presa di posizione da parte tua dovrò concludere (e questa volta con assoluta certezza) che anche il Movimento 5 Stelle fa uso della cosiddetta "macchina del fango" contro chi esprime opinioni o attua scelte sgradite allo stesso Movimento».

Catalano lascia il gruppo alla Camera. Nel terremoto in casa 5 Stelle anche Ivan Catalano ha lasciato il gruppo M5S alla Camera per passare al gruppo misto.

Campanella: portavoce degli elettori, non di Grillo. «Io sono disponibilissimo a essere portavoce degli elettori, ma non sono disponibile a essere portavoce di un padrone, anche se bonario e paternalistico - dice il senatore dissidente Francesco Campanella, espulso ieri dal Movimento 5 Stelle - Io ho contestato l'atteggiamento sostanzialmente padronale da parte del duo Grillo-Casaleggio: manca un rapporto tra loro e i gruppi parlamentari. Non c'è un rapporto stretto e fitto tra la massa dei parlamentari e Grillo o Casaleggio: loro due hanno rapporti con alcuni dei parlamentari, Crimi e Bottici per esempio, e poi con i gruppi di comunicazione che sostanzialmente fungono da cinghia di trasmissione tra loro e il resto del partito».

«Ci hanno espulso per le critiche a Grillo». «Sostanzialmente il motivo per cui ci hanno espulso è il fatto di aver criticato Grillo - dice ancora Campanella - Ci stiamo ancora chiedendo perché siamo stati ufficialmente cacciati dal M5S. Ciò che con tutta evidenza li ha spinti a farci uscire è stata la sottoscrizione di quel comunicato in cui dicevamo che Grillo aveva sprecato l'occasione del colloquio con Renzi, perchè non lo aveva indotto a dire che cosa voleva fare».

«Nel M5S dirigenti pessimi». «Il Movimento 5 stelle si è manifestato come una delusione per me, ma so che, di certo, lì dentro ci sono tante persone ottime, spinte da un ideale di cambiamento che io condivido e per il quale francamente mi piacerebbe continuare a lavorare. Potrei, insomma, parlare di un esercito ottimo con dei comandanti pessimi» ha detto ancora Francesco Campanella, uno dei quattro senatori dissidenti espulsi ieri dal Movimento 5 stelle ad Agorà.

«Io non mi dimetto da senatore». «Noi dissidenti abbiamo lanciato un appello agli iscritti 5 Stelle per un Movimento più dialogante. Ma hanno preferito un Movimento chiuso - dice Campanella - Alcuni intendono dimettersi dal Parlamento. Io no. Resto e proseguo la mia lotta. I motivi che mi hanno portato da Palermo a Milano sono sempre validi. Comunque, prima di prendere una decisione sulle dimissioni voglio confrontarmi sul territorio perché i segnali che ho avuto fino ad ora non vanno in questo senso». Campanella chiede anche al collega Luis Orellana, che la richiesta di dimissioni l'ha presentata, di fare altrettanto. La posizione di Campanella è condivisa anche dagli altri senatori espulsi: Lorenzo Battista e Fabrizio Bocchino.

Vendola: le espulsioni fanno schifo. «Il sistema fa schifo, ha ragione il mondo grillino a ritenere che il sistema faccia schifo, ma quella roba che abbiamo visto ieri fa più schifo del sistema che intende combattere - ha detto il leader di Sel e presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola - Devo dire che si prova una grande tristezza, per questa violenza, questo ostracismo, questa specie di lapidazione di massa nei confronti di chi vuole articolare il pensiero e non viverlo come un corpo contundente. C'è davvero neanche tanto in filigrana il segno di una cultura a cui repelle il dialogo, l'approfondimento e la dialettica, espressione di una cultura fondamentalista che si traduce nella metafora dalla falange spartana: chiunque si sottrae a questo abbraccio protettivo di una politica militarizzata è traditore. Credo che le categorie del tradimento, il traditore, siano proprio l'evocazione delle epoche più buie della lotta politica. Credo che nella politica la cosa più bella sia esattamente la contesa delle idee, la possibilità di arricchirsi reciprocamente e la possibilità di cambiare le proprie idee. Soltanto gli imbecilli non cambiano la cambiano e riproducono se stessi».

Ultimo aggiornamento: 28 Febbraio, 15:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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