Berlusconi vuole scontare la pena per frode fiscale ai servizi sociali

Silvio Berlusconi
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Venerdì 11 Ottobre 2013, 12:38 - Ultimo aggiornamento: 12 Ottobre, 11:23

I legali di Sivlio Berlusconi hanno depositato in procura a Milano l'istanza per chiedere l'affidamento in prova ai servizi sociali per scontare la pena definitiva del processo Mediaset (condanna a 4 anni, di cui tre cancellati dall'indulto, per frode fiscale).

I legali dell'ex premier hanno fatto pervenire in mattinata la richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali all'ufficio esecuzione della Procura di Milano, coordinato dal procuratore aggiunto Nunzia Gatto. Istanza che è stata poi già trasmessa al Tribunale di Sorveglianza.

Berlusconi, lo scorso primo agosto, è stato condannato a 4 anni di reclusione dalla Cassazione nel processo sui diritti tv Mediaset per l'accusa di frode fiscale. Tre dei quattro anni di pena sono coperti dall'indulto e quindi per l'ex premier resta da scontare un anno, per il quale ha chiesto l'affidamento in prova.

Ora il fascicolo sarà istruito dal Tribunale di Sorveglianza che seguirà tutti i passaggi fino all'udienza per decidere sulla richiesta di affidamento in prova e sulla proposta da parte dell'ex premier di quale servizio sociale svolgere. Udienza che dovrebbe svolgersi nei prossimi mesi e forse non prima della prossima primavera.

Tra i legali di Berlusconi non vi è mai stata «la benché minima differenziazione sulle strategie da adottare che sono sempre state tutte condivise e concordate in ottima armonia e piena collaborazione», scrivono in una nota Niccolò Ghedini, Franco Coppi e Piero Longo, a proposito di

presunti contrasti riguardo alla richiesta di affidamento in prova ai servizi sociali dello stesso Berlusconi.

«Leggiamo con vivo stupore - dicono i tre legali - le continue "ricostruzioni" offerte da più giorni dai quotidiani sulla richiesta di affidamento in prova riguardanti il Presidente Berlusconi. Sono continuamente riportate dichiarazioni mai fatte e virgolettati palesemente inventati». Oggi si è addirittura ipotizzato uno «scontro fra i difensori per far risiedere il Presidente Berlusconi a Roma o Milano. A parte che la prospettazione è di per sè risibile poiché non è certo facoltà degli avvocati bensì del giudice stabilire dove l'eventuale affido sarà concesso - proseguono Longo, Coppi e Ghedini - il luogo per gli avvocati è del tutto irrilevante».

«Comunque non c'è stata mai la benché minima differenziazione sulle strategie da adottare che sono sempre state tutte condivise e concordate in ottima armonia e piena collaborazione. Mai vi è stata una sola ragione di dissidio nel collegio di difesa nè mai vi è stata una decisione assunta in contrasto. Spiace che su una questione così delicata - concludono i tre legali - si inventino fatti del tutto inveritieri magari raccogliendo false voci di soggetti interessati a creare confusione e malintesi».