Cina, 28 separatisti dello Xinjiang uccisi dalla polizia cinese

Sabato 21 Novembre 2015
Le forze di sicurezza cinesi hanno ucciso 28 appartenenti ad un gruppo separatista dello Xinjiang, regione autonoma della Repubblica Popolare Cinese, considerati responsabili dell'attacco all'arma bianca avvenuta lo scorso 18 settembre in una miniera della regione autonoma.



Nell'attacco, uno dei più sanguinosi riportato nella provincia teatro da tempo di attacchi da parte dei gruppi appartenenti alla minoranza islamica degli uiguri, sono rimaste uccise 16 persone, tra le quali 11 civili, tre poliziotti e due paramilitari, e ne sono state ferite 18, secondo le stime ufficiali.



Per altre fonti, come Radio Free Asia, il bilancio delle vittime è stato molto più alto, di circa 50 persone, tra le quali donne e bambini. L'agenzia cinese parla di 56 giorni di caccia all'uomo condotta da forze di polizia e anche 10mila di cittadini. Secondo quanto riporta ancora la Xinhua uno dei terroristi si è arreso, mentre tutti gli altri sono rimasti uccisi in una sparatoria con la polizia.



Il gruppo, riporta ancora l'agenzia, era guidato «direttamente da un gruppo straniero di estremisti e da due locali dello Xinjiang» identificati come Musa Tohniyaz e Mamat Aysa. «A partire dal 2008 - si legge nella dichiarazione della polizia - il gruppo ha iniziato a guardare video contenenti messaggi di estremismo religioso». Prima di realizzare l'attacco alla miniera, il gruppo avrebbe contattato sei volte gli estremisti islamici all'estero, con cui sono stati in contatto anche durante la lunga fuga. «Gli estremisti stranieri hanno dato loro ordini e chiesto che provassero la loro fedeltà», conclude la dichiarazione.
Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre, 17:51 © RIPRODUZIONE RISERVATA