La Turchia accusata di immobilismo: «Ankara assiste al massacro dei curdi»

Mercoledì 8 Ottobre 2014 di Luca Lippera
L'immobilismo della Turchia lungo il confine con la Siria e alle porte di Kobane, la città assediata dai macellai musulmani dell'Isis, sarebbe dettato dall'odio insuperabile del governo di Ankara per i curdi.


La durissima accusa, in una girandola di dichiarazioni riportate dal New York Times, arriva da fonti ufficiali dell'amministrazione Obama, le quali si dicono «costernate» dal fatto che «la Turchia trascini i piedi e tardi a prevenire un massacro a meno di un chilometro e mezzo dalla sua frontiera».



Una foto scattata a Kobane in questi giorni di sangue spiega drammaticamente bene cosa intende dire Washington e qual'è la situazione sul terreno. Il fotogramma, divulgato dalla Getty Images, mostra decine di carri armati turchi che stazionano su una collina alle porte della cittadina in territorio siriano. Il potentissimo esercito della Mezzaluna potrebbe spazzare via le milizie dello Sato Islamico in poche ore. Ma il via libera all'attacco, nonostante il parlamento di Ankara abbia autorizzato da giorni l'intervento, non arriva. Ai piedi dellla collina, fuori quadro, ci sono decine di migliaia di curdi in trappola e se i fanatici dell'Isis avranno partita vinta il bagno di sangue è assicurato.



Gli Stati Uniti, scrive l'Ansa citando il New York Times, «si sentono frustrati dalla mancanza di azione da parte della Turchia» e ritengono che le dichiarazioni del governo di Ankara per giustificare la scarsa azione sotto il profilo militare contro l'Isis altro non siano che «scuse». Il linguaggio della diplomazia, per quanto felpato, è eloquente. L'immobilismo sarebbe dettato dall'eterno conflitto tra la Turchia stessa e la minoranza curda - circa 14 milioni di persone - che si si riconosce nel Pkk.



«La riluttanza turca a intervenire a Kobane - scrive la Cnn in un durissimo servizio sul retroscena del dramma - è legata all'idea che Ankara non vuole aiutare i curdi in alcun modo». Quelli di Kobane, sarebbe il ragionamento, sono curdi siriani. Ma l'etnia è la stessa di quelli che vivono in tutta l'Anatolia. L'esercito della Mezzaluna, in un contesto di rancori e di vendette, si limiterebbe a guardare senza alzare un dito per prevenire un genocidio.



Le accuse di Washington chiamano in causa il presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan e la politica di strisciante islamizzazione del Paese. Una eco della feroce partita che si starebbe giocando attorno a Kobane - tra pochi giorni si potrebbe parlare di una città martire - si è avuta ieri anche a Venezia. Un centinaio di giovani dei centri sociali, un mondo geneticamente ostile agli Stati Uniti e a certe trame internazionali, hanno occupato il consolato di Ankara nella laguna. «La Turchia - sostengono i manifestanti - sta di fatto favorendo l'Isis affinché migliaia di curdi vengano eliminati senza che il governo se ne sporchi direttamente le mani. Gli islamisti, sterminando i curdi, stanno facendo un favore al Paese della mezzaluna». A Kobane si profilano tutti gli ingredienti di una mattanza sfondo razziale: i carri armati turchi sulle colline a nord, le milizie del Califfo a sud, gli aerei americani nel cielo. Impossibile fuggire per chiunque.
Ultimo aggiornamento: 23:56 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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