Ragazza celata dal burqa uccide a coltellate un'insegnante, l'Isis incita le donne a eliminare gli stranieri

Giovedì 18 Dicembre 2014 di Giulia Aubry
Dai “lupi solitari” ai “burqa solitari”, Isis non fa mistero di voler coinvolgere le donne nella propria campagna per il consolidamento del califfato islamico in Medio Oriente, così come ovunque la “lotta agli infedeli” lo richieda.



Così - dopo il drammatico omicidio della 47enne insegnante americana Ibolya Ryan, accoltellata nel bagno di un centro commerciale di Abu Dhabi da una donna coperta dal tradizionale burqa islamico, e immediatamente soprannominata “il fantasma di Reem Island”, - i social media facenti capo a Isis hanno lanciato la campagna #TheLoneBurqa (in italiano: il burqa solitario) per incoraggiare tutte le sostenitrici dello Stato Islamico ad agire contro gli americani e gli stranieri in Medio Oriente.



La “risposta” femminile ai “lupi solitari”, divenuti tristemente famosi per gli attacchi al museo ebraico di Bruxelles, alla maratona di Boston e più recentemente in Canada, è un altro passo nel consolidamento di una strategia terroristica che punta sui singoli esponenti e simpatizzanti del movimento per spargere il terrore in ogni parte del mondo. Il fatto che anche le donne siano chiamate a prendere parte a questa forma di “lotta” è, una volta di più, un messaggio che vuole contrastare - attraverso un modello pseudo-emancipazionista subdolo e terribile – l’immagine delle donne sottomesse e vendute come schiave, così come sono state più volte rappresentate nei media occidentali.



Queste “volenterose carnefici di Isis” ricordano così le vedove nere della Cecenia, le combattenti che apparvero nel teatro Dubrovka di Mosca, coperte dai burqa e dotate di cinture esplosive. Donne i cui mariti erano stati uccisi dall’esercito russo e che ora – raccontava la propaganda – volevano vendicarsi. Ma la stessa propaganda, allora come oggi, celava accuratamente il fatto che i detonatori dell’esplosivo si trovassero in mano alla componente maschile del commando e che le donne non avevano alcun modo di far valere la propria volontà.



Il video della polizia di Abu Dhabi in cui compare il “fantasma di Reem Island” sembra tratto da un servizio giornalistico dell’epoca o da un film di spionaggio in cui si realizza l’inimmaginabile.

Di fronte a questo orrore, però, ci sono state anche tante reazioni da parte del mondo islamico. Dopo l’efferato omicidio, la popolazione degli Emirati Arabi ha fatto sentire la propria voce lanciando un hashtag su twitter. #BanningTheNiqabInUAE in pochi minuti ha avuto oltre 3.000 menzioni. Perché, come si legge in uno dei tweet più re-tweetati, “se il velo viene usato per coprire i loro crimini efferati, allora non abbiamo altra scelta che imporre leggi e regole contro coloro che lo indossano”. Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre, 17:43

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